I commenti di Pimco, T. Rowe Price, Schroders e Amundi a seguito del discorso a Jackson Hole di Powell
Richard Clarida, Global Economic Advisor di PIMCO
Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, nel suo intervento di venerdì mattina al simposio di Jackson Hole, ha segnalato l’imminente taglio dei tassi di interesse. In particolare, ha dichiarato che “è giunto il momento di adeguare la politica monetaria”.
Il rapporto della riunione della Fed di luglio, pubblicato due giorni prima, ha offerto un indizio simile sull’imminente allentamento della politica monetaria. Lo scenario di base prevede un taglio di 25 punti base a settembre.
Il discorso di Powell ha offerto una motivazione piuttosto familiare per l’avvio dei tagli dei tassi con un’inflazione statunitense ancora al “2 punti e qualcosa”, un po’ al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed.

In particolare, ha indicato che la Fed è fiduciosa che siano stati compiuti sufficienti progressi in materia di disinflazione e che si prevede che continuino.
Pertanto, poiché il mercato del lavoro statunitense è tornato a essere più equilibrato, la Fed, con il suo duplice mandato (prezzi stabili e massima occupazione), “non cerca né accoglie con favore un ulteriore raffreddamento delle condizioni del mercato del lavoro”.
In altre parole, la Fed di Powell mira a mantenere quel “atterraggio morbido” storicamente raro, in cui gli alti tassi di interesse riducono l’inflazione ma non causano una recessione che innesca un forte aumento della disoccupazione.
Powell ha dedicato gran parte del suo discorso a una rassegna concisa ed equilibrata sulle cause dell’impennata post-pandemica dell’inflazione globale, che ha raggiunto il picco nel 2022. E del suo successivo rallentamento.
Forse il discorso è destinato a essere letto (almeno dai futuri storici dell’economia) come la terza parte – dopo i suoi interventi a Jackson Hole nel 2021 e nel 2022 – della storia della conduzione della politica monetaria in tempo reale da parte di Powell in quest’epoca insolita e volatile.
Segnali, non indicazioni specifiche
Nel discorso di Powell è mancata una discussione specifica sulla destinazione del tasso dei federal funds alla fine di questo ciclo di allentamento o sul ritmo dei tagli dei tassi lungo il percorso.
Al contrario, le osservazioni hanno indicato – riprendendo un linguaggio spesso utilizzato nelle dichiarazioni della Fed – che “i tempi e il ritmo dei tagli dei tassi dipenderanno dai dati in arrivo, dall’evoluzione delle prospettive e dall’equilibrio dei rischi“.
Detto questo, riteniamo che le parole “è giunto il momento” chiariscano che la Fed taglierà i tassi di almeno 25 punti base nella riunione di settembre. E che segnalerà, attraverso le sue proiezioni “dot plot”, che sono attesi almeno altri due tagli di 25 punti base nelle restanti due riunioni di quest’anno, a novembre e dicembre.
Sebbene la Fed sia solita affermare di essere “dipendente dai dati e non da singoli indicatori”, il rapporto sull’occupazione di agosto, pubblicato il 6 settembre, sarà probabilmente significativo nella discussione “25 contro 50” alla prossima riunione.
I dettagli devono ancora essere messi a fuoco. Ma per la Fed la direzione di marcia sembra chiara.
Blerina Uruci, Chief US Economist, T. Rowe Price

Dati sul mercato del lavoro più deboli del previsto possono indurre la Fed a tagliare di 50 pb. Questo includerebbe un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione o una crescita dei salari inferiori a 100mila dollari.
Powell ha mantenuto la dipendenza dai dati. La mia ipotesi di base è che la Fed inizierà a tagliare di 25 pb alla riunione di settembre.
E che procederà con un taglio di 25 pb a riunione fino alla fine dell’anno. Questo è ciò che probabilmente mostrerà il dot plot di settembre.
Se l’economia si evolve come mi aspetto, quest’anno non sarà necessario un taglio di 50 pb e l’entità totale di tagli nei prossimi 12 mesi sarà compresa tra 100 e 125 pb, a fronte di quanto prezzato dai mercati, che si aspettano 200 pb.
George Brown, Senior US Economist, Schroders
L’attesissimo discorso di Jerome Powell al vertice annuale della Federal Reserve di Jackson Hole ha fornito un’importante indicazione per il futuro. Ha riconosciuto che si è verificato un “inequivocabile” raffreddamento del mercato del lavoro, aggiungendo che i policymaker hanno “un ampio margine” per rispondere a un deterioramento più pronunciato. Tuttavia, ha sottolineato che i tempi e il ritmo dei tagli dipenderanno dai “dati in arrivo, dall’evoluzione delle prospettive e dall’equilibrio dei rischi”.

I mercati hanno interpretato i suoi commenti come leggermente dovish, con Powell che ha dichiarato di “non cercare né accogliere con favore” un ulteriore raffreddamento delle condizioni del mercato del lavoro. Ciò ha lasciato aperta la porta a un taglio di 50 punti base per settembre.
I future indicano ora una possibilità su tre che ciò avvenga, rispetto al 25% circa precedente.
Una simile mossa sarebbe un errore. Nella migliore delle ipotesi, confonderebbe il messaggio sul successivo ritmo di allentamento. E, nella peggiore, alimenterebbe i timori di una recessione.
Dal nostro punto di vista, l’economia statunitense sta rallentando ma rimane solida. E data l’incertezza sulla posizione di R-Star (R-Star è il tasso d’interesse reale al quale l’economia è in equilibrio), è invece giustificato un approccio all’allentamento cauto e dipendente dai dati.
La nostra view sulla traiettoria dei tassi Usa
Continuiamo a ritenere che il Fomc inizierà con una riduzione di 25 pb a settembre, nell’ipotesi di un rimbalzo dei dati occupazionali di agosto grazie all’esaurirsi dell’impatto dell’uragano, e successivamente abbasserà i tassi a un ritmo trimestrale.
L’entità di questo intervento dipenderà dall’andamento dell’economia, ma secondo le nostre proiezioni un allentamento di 100 pb entro la metà del 2025 dovrebbe servire a salvaguardare l’espansione economica e a contenere l’inflazione.
Tuttavia, i commenti di Powell suggeriscono che i timori per il mercato del lavoro potrebbero convincere la commissione che i tassi devono essere portati più rapidamente a un livello meno restrittivo.
Le nostre previsioni aggiornate sulla crescita globale includono uno scenario di questo tipo, in cui le banche centrali effettuano i tagli aggressivi dei tassi che sono stati prezzati dai mercati. Secondo la nostra analisi, ciò farebbe riemergere le pressioni sui prezzi sottostanti e costringerebbe il Fomc a ricominciare a rialzare i tassi.
Di conseguenza, a nostro avviso, la commissione dovrebbe mantenere i nervi saldi in questo momento critico.
Guy Stear, Head of Developed Markets Strategy di Amundi Investment Institute
I mercati hanno reagito positivamente al discorso del presidente della Fed Powell a Jackson Hole. Il presidente della Fed non solo ha ribadito la sua convinzione che l’inflazione si stia muovendo verso il 2%. Ma ha anche sottolineato che il mercato del lavoro sta rallentando e che la Fed ha bisogno di un ampio margine di manovra.

Ha segnalato con forza l’inizio di un ciclo di tagli a settembre, suggerendo di non voler aspettare l’aumento della disoccupazione. Il presidente Powell ha lasciato aperta la porta ai mercati che si aspettano un rialzo di 50 pb alla prossima riunione. Questa mossa potrebbe essere troppo aggressiva.
Prevediamo tagli dei tassi di 75 pb, non di 100 pb, da qui a fine anno. Ma gli investitori terranno gli occhi aperti sul report relativi ai posti di lavoro di settembre, ancora più importante alla luce di questi commenti.
Redazione
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