A cura di Steven Purdy, Co-Head of Credit Markets e Tania Salomon, Senior Credit Analyst, TCW
Gli economisti hanno messo sotto osservazione la spesa dei consumatori, il principale motore dell’economia americana, come indicatore chiave della salute economica del paese. Finora, i segnali non sono promettenti.

I consumatori sono sempre più concentrati sulle occasioni ed esitano a fare grandi acquisti, sollevando preoccupazioni sulla sostenibilità della crescita, in un momento in cui l’inflazione rimane ostinatamente alta e i tassi di interesse pesano sui bilanci delle famiglie.
Questo cambiamento potrebbe avere implicazioni più ampie. Gli sforzi della Fed per garantire un atterraggio morbido dell’economia potrebbero essere messi in discussione da un indebolimento dei consumi, che potrebbe portare a un rallentamento più pronunciato dell’attività economica.
Settori come le vendite al dettaglio, il tempo libero e i beni di lusso stanno già risentendo dell’impatto, con rapporti sugli utili contrastanti e previsioni al ribasso che stanno diventando più comuni.
Consumatori sempre più prudenti
Riteniamo che i consumatori siano entrati in una nuova fase nell’ultimo semestre. Il Covid è stato caratterizzato da ordini di beni per la casa. Il post-Covid ha visto, invece, un boom di “esperienze” che hanno guidato la domanda di attività per il tempo libero e i viaggi. Nel 2024 sembra che i consumi si siano normalizzati.
Negli ultimi due trimestri, tuttavia, è emerso un nuovo tema di “prudenza” in tutte le aziende di cui ci occupiamo. Non vediamo un forte calo della domanda, ma i manager delle imprese hanno descritto un consumatore sempre più esigente, che evita grandi spese discrezionali e si mostra più reattivo al prezzo.
È emerso un quadro di famiglie che risentono del peso cumulativo dell’inflazione ,e costrette a essere più misurate, dando priorità ai beni essenziali piuttosto che ai discrezionali.
Sebbene alcune aziende stiano andando meglio di altre, il tono generale dei manager d’impresa è peggiorato progressivamente nel corso dell’anno. Tutte le aziende esprimono una minore fiducia nella loro capacità di prevedere il percorso futuro del comportamento dei consumatori.
Da diversi trimestri a questa parte, inoltre, assistiamo sicuramente a una biforcazione tra la fascia bassa e quella più alta. In generale, la fascia alta è stata molto resiliente, mentre la fascia bassa ha sofferto. In termini di impatto, occorre però considerare che negli Stati Uniti, considerando le fasce dei redditi, quasi la metà della spesa dei consumatori si riferisce ai redditi più alti (25% del totale della popolazione). Mentre i redditi più bassi (un altrettanto 25%) rappresentano il solo 10% dei consumi.
Per quanto riguarda i consumi nella fascia bassa, la visione più positiva sul mercato è che non stanno peggiorando. La resilienza del segmento di fascia alta, invece, è guidata dall’effetto ricchezza derivante dagli alti prezzi degli immobili e da un mercato azionario ai massimi storici.
Tuttavia, riteniamo che anche questa fascia di consumatori possa modificare rapidamente la spesa in caso di aumento della volatilità o maggiore incertezza. A nostro avviso, se ci sarà una volatilità significativa, potremmo assistere a un brusco calo della spesa nella fascia alta.
Mercato del lavoro: gli effetti del calo dell’inflazione
Durante il Covid, i manager sono stati veloci a lasciare andare via il personale, ma si sono immediatamente pentiti di quella decisione, per orientarsi nel 2021-2023 verso un mondo di “accaparramento di manodopera”.
Stiamo assistendo a un mercato del lavoro molto più equilibrato a livello aziendale. Non vediamo all’orizzonte tagli su larga scala, ma allo stesso tempo pensiamo che i manager non esiterebbero a utilizzare quella leva, se lo ritenessero necessario.
Il calo dell’inflazione, un’ottima notizia per i consumatori e per la Fed, ma una sfida per le imprese, potrebbe essere una delle cause di futuri licenziamenti. Le aziende sono state in grado di alzare liberamente i prezzi negli ultimi anni senza registrare un grande impatto sulla domanda. Negli ultimi mesi stiamo assistendo a un aumento della “elasticità” in tutte le imprese, che riduce la capacità di aumentare i prezzi e provoca una pressione sui margini. In genere, quando le aziende non sono in grado di controllare i prezzi o la crescita, si concentrano sui costi, portando a una riduzione dell’organico nel tempo.
Le conseguenze sulla politica monetaria e sul reddito fisso
Il nostro scenario di base è che la Fed inizierà a ridurre i tassi dai livelli attualmente restrittivi. Sebbene ciò sia positivo per i consumatori, riteniamo che l’impatto positivo si farà sentire con un certo ritardo. Pertanto, la riduzione dei tassi non si tradurrà immediatamente in un rafforzamento dei consumi. In termini di posizionamento, restiamo difensivi sul credito.
Ciò è dovuto sia alla nostra preoccupazione sui consumatori che sull’economia, ma anche al fatto che gli spread creditizi sono a livelli storicamente ridotti. Prevediamo un ampliamento degli spread in futuro e preferiamo sfruttare questi momenti come punti di ingresso per aumentare l’esposizione al credito.
Redazione
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