Le borse globali sono salite di oltre il 17% da inizio anno e le valutazioni di alcuni titoli possono sembrare impegnative. Matteo Ramenghi, chief investment officer di UBS WM in Italia
Concentrandoci sui multipli degli utili, che hanno raggiunto circa 19x per l’azionario globale e 22x per quello statunitense, si potrebbe concludere che il mercato stia esaurendo il suo potenziale e possa raggiungere un plateau. Tuttavia, i mercati possono essere influenzati da fattori non legati solo ai fondamentali. In particolare, i flussi di capitali tra le diverse asset class possono modificare domanda e offerta, specialmente quando cambiano le condizioni di fondo, come i tassi d’interesse. Quando avvengono questi spostamenti, le valutazioni di un’asset class possono esserne influenzate, beneficiando degli acquisti guidati dai nuovi capitali in ingresso.
Secondo una recente ricerca di Barclays, famiglie e aziende statunitensi hanno accumulato livelli di liquidità che non si vedevano da 34 anni, a causa dei risparmi accantonati durante la pandemia e degli elevati tassi d’interesse. Il volume dei fondi monetari statunitensi è raddoppiato dal 2021, superando i 6 mila miliardi di dollari, e sui depositi a termine c’è stata una forte competizione tra le banche. In Europa è avvenuto qualcosa di simile. Dopo anni di bassi rendimenti, dal 2022 gli investimenti a breve termine sono tornati attuali, ma i rendimenti si ridurranno man mano che i tassi d’interesse scenderanno e i capitali cercheranno impieghi più remunerativi. Questo trend è ancor più evidente dopo il terzo taglio dei tassi d’interesse operato dalla Banca centrale europea (BCE) la scorsa settimana.
Si potrebbe obiettare che la nostra banca centrale continuerà a ridurre il proprio bilancio e, conseguentemente, la liquidità in circolazione. Ma la BCE ha già ridimensionato il proprio attivo di ben 2400 miliardi e le prossime riduzioni saranno più graduali. Questa migrazione di liquidità potrebbe riversarsi su diverse asset class, come obbligazioni, immobiliare e azioni. Del resto, il quadro economico è di supporto: l’economia statunitense non rallenta e potrebbe essere sostenuta ulteriormente da una politica monetaria più espansiva da parte della Federal Reserve (Fed); la Cina ha varato stimoli monetari e fiscali che potrebbero avere ripercussioni globali; mentre l’eurozona – nonostante sia in stagnazione da due anni – potrebbe beneficiare della discesa dei tassi.
Ci sono sicuramente molti fattori di rischio e la volatilità potrebbe aumentare a causa delle incertezze politiche ed economiche. Un esempio è la correzione registrata dalla tecnologia la scorsa settimana, a causa della riduzione degli ordini di ASML che ha trascinato al ribasso il comparto dei semiconduttori. Le elezioni presidenziali statunitensi sono estremamente incerte ed esiste la possibilità che il risultato non sia noto per settimane dopo il 5 novembre. Possibili riconteggi e contestazioni legali potrebbero ritardare l’annuncio del vincitore fino a metà dicembre. Anche l’economia cinese presenta importanti incognite.
In questa fase, la Cina ricorda il Giappone degli anni ’90, quando a un periodo di crescita rapida seguì una lunga stagnazione. I leader cinesi, consapevoli del rischio, hanno messo in campo corposi stimoli monetari e promesso un’ampia manovra fiscale, ma non è certo che queste misure siano sufficienti. Le tensioni in Medio Oriente difficilmente si attenueranno a breve, anche se Israele probabilmente non colpirà strutture petrolifere o nucleari in Iran. Il nostro scenario base è che una guerra aperta possa essere evitata, ma i rischi sono elevati. Pur monitorando costantemente questi fattori, sulla base di politiche monetarie più espansive e di un contesto economico tutto sommato positivo, credo che si possa rimanere costruttivi sul mercato azionario.
In particolare, abbiamo incrementato il nostro posizionamento nei confronti dell’azionario globale e statunitense. A livello settoriale, tecnologia, utilities, finanziari americani, small cap europee e titoli difensivi con buoni dividendi sembrano particolarmente interessanti. Normalmente i mercati emergenti sono avvantaggiati nei periodi nei quali la Fed taglia i tassi d’interesse. L’Asia, escludendo il Giappone, presenta un’opportunità; in particolare l’India, che da inizio anno ha sottoperformato le borse globali di circa il 5% nonostante la forte crescita economica. Sulla Cina pesano le incertezze legate ai piani fiscali e la situazione geopolitica, ma i titoli Internet cinesi presentano valutazioni a forte sconto. La discesa dell’inflazione e tassi più bassi dovrebbero creare un contesto ampiamente favorevole per le obbligazioni e i titoli investment grade presentano ancora rendimenti ampiamente superiori all’inflazione attesa, con un potenziale di apprezzamento in caso di un rallentamento economico più marcato. Sempre con riguardo alla discesa dei tassi e in ottica difensiva, l’oro sembra ancora ben posizionato.
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

