I commenti degli esperti di abrdn, Carmignac e Vanguard in vista delle riunione della Banca Centrale Europea fissata per la giornata odierna

Felix Feather, economista di abrdn

La BCE, a nostro avviso, ridurrà quasi certamente i tassi di policy di 25 pb nella riunione di giovedì. Ci aspettiamo che la guidance resti invariata. Riteniamo che questo provvedimento sia l’ultimo di una serie di tagli consecutivi che finiranno per portare il tasso di deposito in una fascia “neutrale” in cui non spinge né al rialzo né al ribasso l’inflazione o la crescita. Gli investitori osserveranno con attenzione i segnali che potrebbero indicare che la BCE si stia preparando a tagliare i tassi in modo più aggressivo. Concludendo, ci aspettiamo di vedere il tasso di deposito attestarsi al 2,0%. Tuttavia, la BCE potrebbe reagire a una debolezza economica inattesa portando i tassi al di sotto di questo livello più avanti nel corso dell’anno.

Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac

La decisione della Banca Centrale Europea (BCE) in vista della prossima riunione dovrebbe essere relativamente chiara. Ci si aspetta che l’area Euro continui sul proprio percorso di crescita moderata nei prossimi trimestri, sostenuta da un graduale aumento dei consumi delle famiglie, grazie alla disinflazione e ai tassi d’interesse più bassi che rafforzano il potere d’acquisto. Nell’ipotesi che il contesto economico rimanga debole, la BCE dovrebbe portare i tassi di interesse verso un livello neutro del 2% entro l’estate.

Nelle ultime settimane, i principali indicatori macroeconomici sono migliorati, tuttavia le sorprese negli indici PMI sono legate a un recupero della Francia – da livelli molto bassi – mentre le disparità tra i Paesi nascondono dinamiche divergenti. Ad esempio, la Spagna sta crescendo a un ritmo più veloce degli Stati Uniti e la Germania sta ancora sfiorando la recessione, in particolare nel settore manifatturiero. Inoltre, il numero crescente di governi frammentati o di minoranza nell’area riduce la visibilità sulla spesa fiscale o sulla fiducia del settore privato, e le possibilità di un sistema di finanziamento comune a livello europeo sono estremamente basso.

La traiettoria disinflazionistica si è in qualche modo arrestata dal momento che i salari elevati in Germania e il “recupero” di alcune componenti hanno tenuto alta l’inflazione core a livello locale, tuttavia tali pressioni dovrebbero diminuire con l’avanzare dell’anno.

Si prevede che l’inflazione core convergerà verso la soglia del 2% quest’anno, in linea con l’obiettivo della BCE.

Dunque, secondo le previsioni, la BCE continuerà il proprio percorso di tagli in successione. I tagli consecutivi da 25 punti base in occasione delle prossime due riunioni (30 gennaio e 3 marzo) sembrerebbero ormai decisi.

Le cose si fanno meno chiare a partire da marzo, quando il ritmo del ciclo di taglio dei tassi potrebbe rallentare e spostarsi verso un andamento trimestrale.

Le proiezioni trimestrali dello staff della BCE sul fronte economico e dell’inflazione saranno pubblicate a marzo e forniranno ai membri del Consiglio direttivo maggiori indicazioni sul percorso da seguire.

In effetti, sul fronte dell’inflazione, la combinazione di un aumento dei prezzi del petrolio (+10% in 3 mesi), dei prezzi del gas (+15% in 3 mesi) e di un indebolimento dell’euro (-3% in 3 mesi) potrebbe alimentare le aspettative di un aumento dell’inflazione a breve termine – secondo le nostre stime fino allo 0,50%.

A quel punto, è ipotizzabile una maggiore chiarezza e persino novità positive sul fronte della crescita. Potrebbero arrivare indicazioni più ottimistiche e sorprese positive sul fronte degli utili. I risultati delle elezioni tedesche potrebbero portare a una coalizione più ristretta, con un programma favorevole alle imprese e un approccio più incline all’allentamento dei vincoli fiscali. Inoltre, un presidente degli Stati Uniti meno vendicativo di quanto inizialmente previsto o l’allentamento delle tensioni in Ucraina potrebbero contribuire positivamente.

Inoltre, i livelli record di emissioni di obbligazioni sovrane in Spagna, Italia e persino in Francia sono stati ben accolti dai mercati del reddito fisso, nonostante la stretta quantitativa sia in atto a pieno ritmo.

Tutti i fattori sopra descritti favorirebbero una riduzione più graduale dei tassi di policy, con un approccio trimestrale. Questo aspetto è ancora più cruciale nel momento in cui la BCE si avvicina al suo tasso di policy neutrale: alcuni sostengono che, al 2,5%, i tassi sui depositi presso la banca centrale siano già entrati nella fascia più alta di neutralità, richiedendo un ritmo di allentamento più misurato.

 Shaan Raithatha, Vanguard

“Nella riunione di gennai, la Bce taglierà di altri 25 punti base, con la Presidente Lagarde che la scorsa settimana a Davos ha dichiarato come “la direzione [della politica] sia molto chiara”. Dalla precedente riunione, i dati sull’attività economica e sull’inflazione sono stati sostanzialmente in linea con le proiezioni della Bce. Continuiamo a prevedere che il policy rate possa scendere sotto la neutralità, all’1,75% nel corso del 2025, in presenza di una crescita inferiore al trend. I rischi principali includono l’aumento delle tariffe e dei prezzi dell’energia, nonché le elezioni tedesche del mese prossimo.”


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Redazione

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