- Ci aspettiamo che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati nella riunione del 19 marzo, lasciando il target dei Fed funds nel range 4,25%-4,50% per la seconda riunione consecutiva.
- Il sentiment di mercato sull’economia statunitense nel 2025 è cambiato dall’inizio dell’anno, a causa dell’incertezza sulle politiche commerciali e fiscali della nuova amministrazione Trump.
- I dati economici USA si sono raffreddati, mentre l’outlook sulla domanda dei consumatori e sulla fiducia delle imprese è offuscato dalle incertezze legate alle politiche governative. I mercati azionari e del credito statunitensi stanno risentendo di questa imprevedibilità.
- Il presidente della Fed, Jerome Powell, nei suoi ultimi interventi ha ribadito che “l’economia statunitense continua a essere in in buone condizioni”, ma i mercati finanziari restano scettici.
- All’inizio dell’anno, i mercati dei tassi di interesse a breve termine prezzavano a malapena un taglio dei tassi della Fed nel 2025; nelle ultime settimane, le aspettative si sono spostate verso tre tagli. I rendimenti dei Treasury USA a 2 anni, al 4%, sono tornati ai livelli precedenti alle elezioni americane dello scorso novembre.
- Riteniamo che il modo migliore per affrontare l’attuale contesto macroeconomico e politico negli Stati Uniti sia attraverso strategie basate sull’irripidimento della curva dei rendimenti. Tuttavia, vista la recente volatilità del mercato, preferiamo operare in modo tattico attorno a posizioni strutturali.
Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Investments
La Fed osserva con attenzione l’attuale contesto economico, caratterizzato da un’elevata incertezza derivante dai primi passi della nuova amministrazione statunitense. Questa situazione presenta rischi al ribasso per l’occupazione e rischi al rialzo per l’inflazione, in un’economia che continua a mostrare una domanda interna robusta e un’inflazione persistente. Tale incertezza dovrebbe rafforzare l’approccio basato sui dati che il FOMC ha sempre sostenuto. Di conseguenza, riteniamo che la Fed possa decidere di mantenere i tassi di interesse invariati nella prossima riunione di mercoledì, prevedendo due riduzioni dei tassi entro la fine dell’anno, in linea con le nostre aspettative, rispetto alle previsioni di mercato che anticipano quasi tre tagli.
L’introduzione dei dazi, sebbene meno severa di quanto inizialmente prospettato, potrebbe contribuire a un aumento dell’inflazione entro la fine dell’anno, ma ci aspettiamo che questa tendenza possa invertirsi entro il 2026. Il FOMC ha più volte sottolineato l’importanza di non reagire impulsivamente agli aumenti dei prezzi a breve termine prima di considerare un allentamento più deciso della politica monetaria, al fine di mitigare l’impatto sull’attività economica. Le nostre valutazioni sulla politica commerciale tendono a essere più ottimistiche che pessimistiche, ma l’incertezza potrebbe comunque influenzare l’attività economica prima che si manifestino gli effetti concreti dei dazi.
Inoltre, un paio di rapporti sull’occupazione che evidenziano segnali negativi potrebbero spingere la Fed a intervenire con maggiore urgenza. Tra i fattori chiave da monitorare nella prossima riunione, vi è la possibilità di una revisione al rialzo della stima del tasso neutro, attualmente fissato al 3%, e l’eventualità che, in linea con quanto emerso dai verbali della riunione di gennaio, il processo di ridimensionamento del bilancio venga sospeso fino a quando non sarà risolta la questione del tetto del debito, prevista per metà maggio.
Redazione
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