A cura di Greg Meier, Senior Economist di Allianz Global Investors

L’incertezza sul fronte macroeconomico è al centro delle preoccupazioni degli investitori. Al momento dazi e accordi commerciali restano in primo piano. Ma nei prossimi mesi la politica fiscale statunitense potrebbe aggiungere benzina al fuoco.

I Repubblicani al Congresso stanno mettendo a punto una legge fiscale che rappresenta un punto cruciale per il Presidente Trump e la sua campagna “promesse fatte, promesse mantenute”.

Il disegno di legge potrebbe infatti contemplare un netto aumento – qualcosa come 5.000 miliardi di dollari – del tetto del debito statunitense. Se il tetto non verrà alzato entro la fine del terzo trimestre 2025, il Dipartimento del Tesoro americano potrebbe andare in default.

La struttura della legge fiscale è molto dibattuta. I Repubblicani al Senato vogliono contenere i costi tramite un sistema non collaudato chiamato “current policy baseline”.

Questo strumento in pratica compirebbe una specie di magia, riducendo il costo dell’estensione degli sgravi fiscali del 2017 da 4.500 miliardi di dollari a zero. I Repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, alcuni dei quali sono ancora conservatori dal punto di vista fiscale, hanno però espresso qualche preoccupazione.

Oltre alle proroghe fiscali, i Repubblicani del Congresso intendono anche rendere esecutivi i nuovi tagli alle imposte voluti dal Presidente Trump su straordinari lavorativi, mance e previdenza sociale.

Tuttavia, poiché un simile intervento aumenterebbe ulteriormente il debito americano, i nuovi sgravi fiscali potrebbero avere una durata di pochi anni.

Non è chiaro se questa ipotesi si possa tradurre in legge, poiché implicherebbe l’impiego di due metodi di costo diametralmente opposti all’interno del medesimo disegno di legge: i nuovi tagli fiscali proposti dal Presidente Trump verrebbero considerati temporanei. Mentre gli sgravi del 2017 (quelli della prima amministrazione Trump) prossimi alla scadenza sarebbero in qualche modo considerati permanenti. Di conseguenza si potrebbe delineare una perdita del controllo fiscale negli Stati Uniti.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a movimenti insoliti sui mercati dei Treasury statunitensi e del dollaro. Quando, poco tempo fa, le azioni statunitensi hanno registrato ingenti perdite a causa dei dazi, la domanda di beni rifugio come i titoli di debito statunitensi e l’USD è risultata stranamente debole.

Persino all’apice del declassamento del debito americano nel 2011, in presenza di un incremento del rischio di default degli Stati Uniti, i Treasury USA rappresentavano comunque un bene rifugio.

La reazione del mercato all’imminente proposta di legge fiscale del Congresso potrebbe fornire indicazioni utili per capire se i benefici degli stimoli superano ancora i rischi dell’aumento del debito.


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Redazione

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