L’AI non è una moda tecnologica, ma è davvero un cambio di paradigma che richiede metodo, cultura e consapevolezza. Giambattista Chiarelli, Head of Institutional di Pictet Asset Management

Non siamo più nella fase della sperimentazione: l’AI è già una leva chiave per l’efficienza operativa, la competitività internazionale e la transizione energetica. Gli investimenti globali in intelligenza artificiale hanno superato i 180 miliardi di dollari nel 2024 con un’adozione aziendale che cresce a ritmi senza precedenti. Per gli investitori istituzionali non si tratta più di capire se puntare sull’AI, ma come farlo. È dunque fondamentale smettere di trattare questa tecnologia come un trend da osservare a distanza e iniziare a comprenderla per quello che è: un potente moltiplicatore di efficienza e innovazione, ma anche una sfida culturale, normativa e strategica.
La diffusione dell’AI in Italia
Anche in Italia si moltiplicano oggi gli esempi di aziende che stanno già applicando l’intelligenza artificiale con successo, non come esercizio di stile ma come leva operativa. Reply ha fatto dell’AI generativa un supporto quotidiano per il lavoro delle persone: dallo sviluppo software alla scrittura e analisi dei dati, liberando tempo e risorse per attività ad alto valore aggiunto. Angelini Industries ha scelto di mettere l’AI al centro della propria trasformazione interna; ha sviluppato AskAI, piattaforma proprietaria che consente a più di 1.700 dipendenti di interagire con un assistente intelligente, ottimizzando processi e tempi di risposta, con risultati concreti in efficienza e riduzione degli errori. Webuild utilizza il machine learning per analizzare i dati provenienti da oltre mille cantieri, migliorando le previsioni di tempi e costi, monitorando la sicurezza con droni e sensori, e implementando manutenzione predittiva sui macchinari complessi. L’obiettivo è chiaro: infrastrutture più sicure, sostenibili e durature, con processi più trasparenti e misurabili. Questi casi hanno un filo conduttore: l’AI non sostituisce le persone, ma ne amplifica le capacità. Il vero vantaggio non sta nel delegare, ma nel potenziare l’intelligenza umana, orientando le decisioni con maggiore precisione e riducendo sprechi ed errori.
AI Act europeo: un quadro normativo che crea fiducia
Il contesto regolamentare europeo, grazie all’AI Act, sta ponendo basi solide per un’adozione responsabile della tecnologia. L’approccio è basato sul rischio: più un’applicazione può incidere sui diritti fondamentali o sulla sicurezza, più sarà soggetta a requisiti stringenti. Si va dal divieto di usi ritenuti pericolosi, alla regolamentazione delle applicazioni ad alto rischio (come l’AI per il reclutamento o per infrastrutture critiche), fino alla libertà con obblighi minimi per casi d’uso a basso rischio. Questo impianto ha due obiettivi: proteggere cittadini e imprese da abusi e al contempo dare certezze giuridiche a chi investe, evitando frammentazioni del mercato. Si tratta di un passaggio cruciale, in quanto senza fiducia e regole chiare l’adozione su larga scala dell’AI resterebbe incompiuta.
L’AI come strumento per investire meglio. Le opportunità d’investimento per gli investitori istituzionali
L’approccio che adottiamo in Pictet AM si fonda su strategie data-driven che sfruttano il machine learning per interpretare grandi volumi di informazioni e cogliere segnali di mercato altrimenti invisibili. Tecniche di AI permettono di analizzare simultaneamente centinaia di fattori, identificando inefficienze temporanee e interazioni complesse tra variabili. Questo tipo di analisi non sostituisce la competenza umana, ma la arricchisce, consentendo di costruire portafogli più efficienti in termini di rischio, costi di transazione e resilienza alle oscillazioni di breve periodo. Questo approccio rappresenta un cambio di paradigma: non si tratta più di seguire regole fisse, ma di adattarsi dinamicamente ai segnali che emergono dai dati. L’intelligenza artificiale diventa così non solo un oggetto d’investimento, ma uno strumento per investire meglio.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

