Crisi francese. Per il paese la sfida rimarrà la stessa: far approvare dal parlamento un bilancio che probabilmente includerà misure impopolari come tagli alla spesa o aumenti delle tasse. Il commento di RBC BlueBay e Aberdeen Investments

Neil Mehta, BlueBay Portfolio Manager, Investment Grade, RBC BlueBay.
“Le dimissioni di Sébastien Lecornu hanno fatto precipitare la Francia in un altro dilemma politico. Pensiamo che le probabilità che Macron indichi elezioni anticipate siano aumentate di molto, dal 25% al 55%, visto che la sua capacità di nominare un altro primo ministro in grado di unire i legislatori per approvare il bilancio sta diminuendo. In uno scenario del genere, gli spread dei titoli di Stato francesi potrebbero ampliarsi fino a 100 punti base rispetto ai Bund tedeschi, riflettendo l’aumento dell’incertezza e l’assenza di un percorso chiaro verso una maggioranza parlamentare.
Con l’avvicinarsi della scadenza del bilancio 2026, è probabile che venga prorogato in base a una disposizione speciale, lasciando il deficit al di sopra del 5% del PIL e gettando dubbi sulle prospettive fiscali della Francia. Ciò dovrebbe mantenere elevati gli spread degli OAT rispetto ai titoli omologhi fino a quando il mercato non avrà maggiore chiarezza sulla riduzione del deficit.”
Alex Everett, Senior Investment Manager di Aberdeen Investments, sulla reazione dei mercati a seguito delle dimissioni del primo ministro francese.
Le dimissioni a sorpresa del primo ministro francese Lecornu questa mattina inaspriscono il malessere politico ed economico della Francia. I partiti dell’opposizione hanno ora ulteriori elementi per affermare che i gruppi vicini a Macron non sono in grado di guidare il Parlamento, e si faranno più pressanti le richieste di nuove elezioni che ridurrebbero ulteriormente il controllo del presidente Macron, quindi la nomina di un altro primo ministro è la scelta che forse preferisce. Tuttavia, il dissenso espresso da quasi tutti i partiti, compresi quelli repubblicani e socialisti che finora erano stati più favorevoli, rende chiaro che c’è ben poca voglia di raggiungere un consenso. In questa fase vediamo pochi motivi per essere ottimisti dal punto di vista politico, perché anche il (relativo) status quo di un nuovo primo ministro probabilmente non farebbe altro che alimentare ulteriormente la rabbia dei partiti dell’opposizione.
L’ulteriore incertezza politica chiaramente non aiuta il sentiment del mercato.
Redazione
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