Carry come motore dei rendimenti dei corporate bond di qualità. In un contesto in cui cresce il rischio di ampliamento degli spread, la performance degli IG bond potrebbe trarre vantaggio dal carry. L’analisi degli degli esperti di Crédit Mutuel AM

Negli Stati Uniti, il graduale ridimensionamento delle aspettative degli investitori sul ritmo dei tagli dei tassi nel 2026, unito al rallentamento della crescita, ha esercitato una pressione sui tassi d’interesse, con il rendimento del Treasury decennale che ha chiuso il 2025 al 4,14%. I rischi inflazionistici rimangono elevati, alimentati dalla politica fiscale, da una politica migratoria restrittiva e da una ripresa dell’attività economica. L’inflazione dovrebbe stabilizzarsi leggermente al di sopra del 3% nel 2026, mentre la crescita economica resta resiliente. Dopo un terzo taglio dei tassi a dicembre, che ha portato i Fed Funds al 3,50%-3,75% giustificato dalla necessità di gestire i rischi di un mercato del lavoro in indebolimento e un’inflazione ancora elevata, la Federal Reserve avrà margini limitati per ulteriori riduzioni, a causa della ripresa economica e delle pressioni inflazionistiche. Questo contesto continuerà a sostenere i tassi statunitensi.
Nell’area euro, le preoccupazioni di natura fiscale e politica hanno spinto i tassi tedeschi e francesi su livelli elevati alla fine del 2025, rispettivamente al 2,85% e al 3,56%. Quest’anno l’inflazione è attesa leggermente al di sotto dell’obiettivo del 2%, grazie al rallentamento del comparto dei servizi e a una crescita salariale più contenuta. La crescita economica resterà limitata ma superiore alla crescita potenziale, sostenuta in particolare dai piani di investimento in Germania e dallo slancio positivo nei Paesi periferici, in particolare Irlanda, Spagna e Portogallo. Salvo un marcato deterioramento delle condizioni macroeconomiche nell’area euro, riteniamo che quest’anno la BCE manterrà lo status quo, continuando così a garantire condizioni finanziarie accomodanti. Continueremo a monitorare attentamente gli spread italiani e francesi, che rimangono vulnerabili alla luce degli elevati livelli di debito e deficit.
Gli spread creditizi delle obbligazioni investment grade hanno continuato a toccare nuovi minimi storici, con l’investment grade euro a 79 punti base e quello USA a 80 punti base, dimostrando una forte resilienza rispetto ai diversi episodi di volatilità dei rendimenti sovrani. I fattori tecnici a sostegno dell’asset class restano predominanti, in particolare i flussi in ingresso nei fondi, la stabilità dei tassi del mercato monetario e un carry assoluto interessante, in un contesto caratterizzato da solidi risultati microeconomici. In aggiunta, l’elevata domanda nel mercato del credito investment grade europeo, sostenuta da livelli di rendimento interessanti rispetto alle medie storiche, dovrebbe fornire un supporto tecnico e contribuire a limitare la volatilità.
Tra i fattori di rischio, l’offerta obbligazionaria sarà un elemento chiave nel 2026, con ingenti emissioni sovrane attese, in particolare in Germania, a cui si affiancherà la prosecuzione della riduzione del bilancio della BCE. Inoltre, una politica monetaria della Fed potenzialmente più restrittiva rispetto alle attese degli investitori potrebbe spingere al rialzo i tassi statunitensi e influenzare anche quelli europei in un effetto contagio. Infine, i livelli di valutazione degli asset rischiosi risultano storicamente compressi, includendo gli spread periferici, il credito investment grade e high yield e il debito subordinato.
Di conseguenza, manteniamo un orientamento positivo sulla duration, alla luce dei forti rialzi dei tassi osservati alla fine del 2025, privilegiando la parte centrale della curva, tra i 3 e i 7 anni. Abbiamo un sovrappeso sulla Germania, siamo costruttivi su Italia e Spagna e sottopesati sulla Francia a causa dei persistenti rischi politici.
Sul credito investment grade adottiamo un approccio prudente rispetto al rischio di un ampliamento degli spread, considerando i livelli estremamente compressi raggiunti a fine 2025 e il ritorno di un volume significativo di emissioni a partire da gennaio. In assenza di shock, il carry dovrebbe comunque rimanere il principale motore di performance nel 2026. Privilegiamo emittenti di elevata qualità, settori difensivi, strutture senior e la parte intermedia della curva, fino a 7-8 anni, massimizzando il rendimento da roll-down per un beta moderato in un contesto di irripidimento delle curve creditizie. Alla luce delle valutazioni e del quadro macroeconomico, adottiamo infine un approccio più equilibrato, con una preferenza meno marcata per i titoli corporate rispetto ai finanziari.
Redazione
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