Marc Rovers, Head of European Credit di L&G

 

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Il passato: cosa è accaduto?

 

L’ultimo trimestre del 2025 ha visto i mercati europei navigare in un mix di stabilizzazione e sorpresa. Dopo due tagli dei tassi, avvenuti nei mesi precedenti, a ottobre la Banca Centrale Europea ha deciso di sospendere le operazioni di allentamento della politica monetaria, avvertendo i player di settore di aver adottato un approccio più cauto e guidato dai dati, in quanto l’inflazione primaria è scesa, ma non la componente core.

 

Mark Rovers

Questo cambio di paradigma ha portato a rivedere le aspettative su una Bce più accomodante e ha aumentato la volatilità dei tassi. Inoltre, le dichiarazioni di Isabel Schnabel, una dei membri della Bce considerata più “aggressiva”, hanno dato l’impressione di confermare la fine del ciclo dei tagli e hanno spinto i tassi tedeschi a cinque anni al 2,5%.

I rendimenti dei Bund sono poi scesi bruscamente a ottobre, a seguito delle preoccupazioni sul credito statunitense e dell’allarme lanciato da Jamie Dimon di JP Morgan riguardo alle future perdite nel settore del credito privato. Tuttavia, a novembre si è assistito a un’inversione di tendenza, con la Germania che ha accelerato la spesa infrastrutturale grazie alla sua revisione del tetto al debito e con la Francia che ha annunciato un piano di investimenti green da 15 miliardi di euro. Queste misure hanno rafforzato il tema del sostegno fiscale come contrappeso alla restrizione monetaria.

Anche gli spread creditizi si sono dimostrati resilienti nonostante qualche picco di volatilità: quelli sui titoli investment grade in euro si sono ristretti di circa 10 punti base nel trimestre, supportati da solidi fattori tecnici e da afflussi costanti. Ottobre ha portato un certo ampliamento del rischio geopolitico e una guidance più debole dei settori ciclici, ma novembre si è stabilizzato con il miglioramento della propensione al rischio globale. Il rumore politico ha continuato a persistere in merito ai negoziati sul bilancio dell’Unione Europea e alle manovre fiscali del Regno Unito, ma i mercati lo hanno ampiamente ignorato grazie alla solidità dei fondamentali e alla domanda di carry di qualità.

Il presente: posizionamento e performance

 

Lo slancio del credito europeo rimane forte; i dati tecnici sono favorevoli e gli afflussi netti di fine anno e di inizio 2026 sono positivi. Novembre è stato un mese di grande successo per le emissioni primarie, con oltre 108 miliardi di euro di nuove operazioni, ma nonostante l’ampliamento dell’offerta, la domanda è stata comunque forte, riflettendo il profondo interesse degli investitori e la fiducia nella crescita europea.

In questo contesto, noi di L&G preferiamo adottare una strategia fortemente attiva e selettiva. La chiusura delle posizioni corte sui credit default swap (CDS) prima di dicembre ha ridotto il carry negativo, mentre l’esposizione al rischio è rimasta attorno al 5-10% per tutti i portafogli, ma con una propensione verso settori di migliore qualità e difensivi.

Sempre in termini di settori, è importante osservare che l’automotive ha registrato un forte rialzo e ora appare costoso. Può essere una buona soluzione quindi riallocare questi investimenti verso altre destinazioni, come le banche, dove riteniamo che fondamentali e solidità patrimoniale rimangano attrattivi. I titoli finanziari di fascia alta continuano a generare sovraperformance, supportati da solidi buffer e chiarezza normativa e il carry positivo rimane un motore costante di risultati che può essere sfruttato senza compromettere la qualità generale di un portafoglio.

In sintesi, oggi la strategia migliore per investire nel credito europeo è mantenere performance resilienti nel lungo periodo si basa su una combinazione di aspetti tecnici solidi, gestione del rischio disciplinata e strategie alfa mirate.

Il futuro: l’outlook

 

È molto probabile che in questo inizio 2026, l’Europa beneficerà di un più forte impulso fiscale e di timidi segnali di maggiore coesione politica, volti a sostenere la crescita attraverso gli investimenti pubblici. La volatilità sui mercati del rischio, sia azionari che obbligazionari, si è sostanzialmente stabilizzata dopo il picco di inizio aprile e, con i tassi ora tornati a circa il 3,25%, si prevede che i fondamentali rimarranno favorevoli.

Tuttavia, alcuni rischi persistono ancora. L’incertezza sui dazi continua a gettare un’ombra e le criticità geopolitiche potrebbero generare nuova volatilità. La posizione della Bce, che si affida completamente ai dati, aggiunge complessità al quadro, poiché qualsiasi sorpresa, come un rialzo dell’inflazione, potrebbe mettere in discussione l’attuale narrazione politica e il rischio di rivalutazione della duration. Inoltre, i piani di investimento in intelligenza artificiale dei cosiddetti hyperscaler sono aumentati drasticamente negli ultimi sei-dodici mesi ed è sempre più chiaro che una parte sempre più ampia sarà finanziata attraverso i mercati del debito. Si prevede che ciò avrà un impatto principalmente sul dollaro, ma la recente sottoscrizione obbligazionaria da 12,5 miliardi di euro di Alphabet indica come parte dell’offerta si riversi anche sulla moneta unica europea.

Sul lungo termine, prevale la cautela. Le valutazioni lasciano poco margine di errore e il rapporto tra espansione fiscale e restrizione monetaria determinerà lo scenario del 2026. Shock esterni di tipo commerciale, politico o energetico potrebbero rapidamente modificare il sentiment, mentre permane l’incertezza sulla qualità del credito nei mercati privati, sulla sostenibilità dei deficit pubblici e sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività.

Per questo motivo, L&G manterrà una posizione leggermente sottopesata verso l’obbligazionario in euro.


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Redazione

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