Eurozona, attesi due tagli nel 2026. Gli economisti di Morgan Stanley pensano che l’inflazione più debole delle attese (sotto il target del 2%), l’indebolimento del ciclo economico e un euro in rafforzamento aprano lo spazio per ulteriori tagli a giugno e a settembre

equity europeo

Crescita che non sale sopra il potenziale

Per quanto riguarda la crescita nell’Eurozona, le stime della banca d’investimento non prevedono nessuna accelerazione, ma un Pil che sale dell’1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Secondo Jean-Francois Ouvrard, deputy chief european economist, i consumi privati non dovrebbero conoscere un rafforzamento, pur rimanendo resilienti, poiché la crescita dei salari è in rallentamento e il mercato del lavoro si sta stabilizzando. A un certo punto dell’anno, però, dovrebbe esserci un maggiore impulso all’attività economica dagli investimenti, grazie all’allentamento monetario e al piano di stimolo tedesco.

Le previsioni di Morgan Stanley per Eurozona sono sotto il consenso di mercato e della stessa Banca Centrale Europea: la crescita sarà lenta e non sopra il potenziale. Anche il piano di stimoli tedesco non sembrerebbe imprimere una particolare accelerazione al Pil di Eurozona, perché la spesa addizionale per le infrastrutture e gli investimenti è inferiore alle attese. Tuttavia, il contributo delle misure fiscali al Pil è sensibile: le stime di Morgan Stanley sono intorno a 50 punti base.

Sempre in merito ad alcune criticità presenti in Eurozona, la banca d’investimento ha sottolineato la generalizzata debolezza delle esportazioni: quelle verso gli Stati Uniti hanno subito un contraccolpo, ma in generale, il peso di Eurozona sul totale scambiato è diminuita significativamente negli ultimi due anni. Inutile dire che l’impatto dell’aumento dei costi dell’energia e la competizione con la Cina sono tra le maggiori cause di questo indebolimento, che rimane però un fattore di preoccupazione.

Italia, una rinascita che non c’è stata

“L’Italia è stata una regione più interessante di quanto non le sia stato riconosciuto”, ha commentato Chiara Zangarelli, european economist, probabilmente per tutta una serie di eventi che hanno costellato lo scorso anno (è il caso del piano tedesco). “Ciò nonostante, molte cosa sono accadute nel Bel Paese: lo spread ha raggiunto uno dei livelli più bassi e l’andamento economico del 2025 ha prodotto risultati soddisfacenti”, ha sottolineato Zangarelli. Per il 2026 le attese sono per un Pil in rallentamento intorno allo 0,3%, ma più che concentrarsi sulle cifre, l’invito della banca d’investimento è di guardare al trend dell’economia italiana.  Tra il 2015 e il 2019, la crescita media è stata tra 0,2-0,3% trainata soprattutto dalle esportazioni.

Nel lustro successivo, si sono raggiunti livelli per così dire eccezionali per la nazione (con una media pari a quasi l’+1,5% del Pil) grazie alla forte domanda interna e agli ingenti investimenti immobiliari, in gran parte trainati anche dal super-bonus. Ora che queste agevolazioni sono finite ed è presumibile attendersi un rallentamento su livelli normali delle costruzioni residenziali, ossia pre-pandemia. Ciò, secondo l’economista, si traduce in un rallentamento della crescita, compensato in qualche modo dai consumi delle famiglie, e al margine dagli investimenti al di fuori dell’edilizia residenziale, ma non sufficienti a spingere il Pil sopra + 0,5% nel 2026. Nel 2027 le previsioni sono +0,6%. Un ritorno a un contesto di bassa crescita renderebbe più difficile in futuro la riduzione del debito pubblico rispetto al PIL, dati gli attuali livelli dei tassi di interesse.

 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav