La luce in fondo al tunnel potrebbe non essere ancora abbagliante – ma potrebbe già iniziare a brillare come una vetrina di Place Vendôme. Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac

Kevin Thozet, Carmignac

La domanda statunitense appare ormai ampiamente scontata, dopo un’espansione del +25% negli ultimi cinque anni di una ripresa a forma di “K”– in cui solo chi si colloca nella parte alta della K può permettersi una borsa Kelly. Superare le aspettative sarà difficile, poiché i mercati già scontano una crescita cumulativa del +10% nei prossimi due anni.

Gli aumenti di prezzo restano un’opzione, ma dopo diversi anni di rialzi medi annui superiori al 10%, l’elasticità della domanda potrebbe tornare a farsi sentire. Inoltre, se l’innovazione punta ad ampliare l’accessibilità, prezzi più “abbordabili” potrebbero incidere automaticamente sui margini. Anche nel lusso, l’equilibrio tra prezzo, volume e desiderabilità non può restare immutabile per sempre.

Il 2025 ha inoltre segnato un’ondata senza precedenti di cambiamenti nella direzione creativa delle principali maison. Innovazione e nuovi talenti dovrebbero gradualmente produrre i loro effetti e sostenere il ritorno alla crescita, ma la creatività – come l’artigianalità – richiede tempo. Dopo anni dominati dal pricing power, il settore sembra entrare in una fase di maggiore cautela sui prezzi.

Infine, la Cina resta il principale fattore di svolta. Le aspettative sono attualmente prudenti dopo due anni di forte contrazione, ma proprio questa cautela potrebbe trasformare la Cina nella principale fonte di sorprese positive. La debolezza dei consumi privati e le rinnovate tensioni nel settore immobiliare rendono sempre più probabile un pacchetto di stimolo di ampia portata, con possibili annunci già durante le sessioni parlamentari di marzo.

FX, tasse e margini: il rovescio della medaglia

Dall’altro lato dell’equazione, i fattori di rischio esogeni restano ben presenti.

Il primo riguarda il mercato valutario. I mercati si attendono un cambio EUR/USD intorno a 1,20 per gran parte dell’anno, ipotizzando al contempo un’espansione dei margini di circa 150 punti base, fino a portarli verso il 66%. Un ottimismo che mal si concilia con la realtà. L’euro – che rappresenta circa due terzi della base dei costi – si è rafforzato del 4% in pochi giorni e del 17% rispetto ai minimi del 2025. Le coperture possono attenuare l’impatto sui margini, ma hanno un costo che erode la redditività. Ancora più importante, un euro forte esercita una pressione diretta sulle vendite, soprattutto nella fascia più accessibile del lusso. Un euro forte è un lusso che si paga caro.

Il secondo fronte critico è il rischio fiscale. Le cosiddette misure fiscali “eccezionali”, pensate per raccogliere 7 miliardi di euro quest’anno (come previsto dal bilancio francese), potrebbero ridurre gli utili del 5-6%. La battuta di Jacques Audiard appare sempre più azzeccata: “Due miliardi di tasse? Non è un bilancio, è una rapina a mano armata”. Inizialmente presentata come una misura una tantum, la tassa è stata rinnovata nel 2026 – trasformandosi di fatto in una “due tantum” – con il rischio concreto di un’ulteriore estensione al 2027. Milton Friedman e Jacques Audiard avrebbero probabilmente concordato su questa verità: “Nulla ci avvicina all’eternità quanto una tassa temporanea”.

Infine, le valutazioni. Il lusso europeo oggi tratta a circa 26 volte gli utili attesi per il 2026, dopo una marcata rivalutazione. I prezzi delle azioni hanno già incorporato l’ipotesi di una ripresa ciclica e di una riaccelerazione economica, trascurando in larga misura le cicatrici lasciate dal recente deterioramento di vendite e utili. A questi livelli, la speranza è già stata prezzata. Da qui in avanti, il settore non avrà bisogno solo di una ripresa, ma di un significativo superamento di aspettative già generose per giustificare i multipli attuali.

Conclusione: la ripresa è all’orizzonte, ma non è ancora realtà

Il lusso europeo entra nel 2026 in una configurazione più equilibrata ma anche più esigente. Dopo una correzione significativa, la crescita è destinata a riprendere, sostenuta dalla resilienza della domanda statunitense, da una possibile stabilizzazione della Cina e da un rinnovato slancio creativo delle principali maison.

Tuttavia, con gran parte della ripresa già riflessa nelle valutazioni e con l’innovazione che richiede tempo per tradursi in utili, non si tratta più di un tema da affrontare in modo generalizzato. La prossima fase di performance sarà determinata da selettività, capacità di esecuzione e disciplina, più che dal semplice “nome” del settore. La ripresa ha una lista d’attesa.

 

 


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Redazione

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