Il primo settore a soffrire è stato il Software, arrivato a perdere il 25% da inizio anno a causa di un sell-off indiscriminato. Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics, Kairos Partners

wall street

La nostra idea di base per l’S&P500 nel 2026 era un processo di allargamento, la fine dell’era della concentrazione estrema. Ma era difficile prevedere un aggiustamento così rapido, con movimenti bruschi, cambi di leadership continui e una volatilità che si è manifestata soprattutto sotto la superficie.

Il punto di svolta è stato il violento unwind su oro e argento. Poi l’accelerazione del calo delle criptovalute. E infine le rotazioni settoriali legate al tema AI e al fattore momentum.

Il software è diventato l’epicentro delle paure legate all’intelligenza artificiale.

L’idea che gli agenti intelligenti possano spostare valore dall’applicazione al layer “agentico” ha portato a una rapida rivalutazione dei multipli, nonostante fondamentali ancora solidi. Il risultato? Uno dei peggiori sell-off settoriali degli ultimi anni, con centinaia di miliardi di capitalizzazione evaporati in pochi giorni.

Il crollo dei metalli preziosi è stato il frutto di più fattori: l’annuncio della possibile nomina di Warsh alla guida della Fed, alcune misure restrittive in Cina, l’innalzamento dei margini da parte degli exchange. Ma soprattutto un eccesso di posizionamento a leva che ha amplificato la discesa.

Anche il fattore Momentum ha subito un brusco rientro. Dopo mesi di trend favorevole e accumulo di leva, è bastato poco per innescare una fase di normalizzazione violenta, con un vero e proprio VaR shock che ha costretto molti hedge fund a ridurre il rischio: prima scendendo di net, poi anche di gross. Growth, momentum e posizionamenti affollati sono stati colpiti duramente, mentre la dispersione tra titoli è salita ai massimi storici.

E poi c’è il tema monumentale: l’escalation degli investimenti in AI.

Negli Stati Uniti, la spesa combinata in data center, computer e software ha superato il trilione annualizzato, circa il 3,5% del PIL. Un livello superiore ai picchi degli investimenti per le autostrade, l’elettrificazione o il progetto Apollo.

Solo la costruzione di data center vale 42 miliardi di dollari l’anno, in crescita di oltre il 300% dal lancio di ChatGPT nel 2022. I grandi hyperscaler — Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta — spenderanno oltre 600 miliardi di dollari nel 2026, contro i 370 miliardi dello scorso anno.

Da un lato cresce il dubbio: questa montagna di investimenti sarà davvero monetizzabile? L’America sta raddoppiando la posta su una scommessa tecnologica gigantesca. Dall’altro lato, però, le capacità dei modelli stanno crescendo a una velocità impressionante: la complessità dei task completabili raddoppia ogni tre mesi.

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.