La nostra strategia continuerà a favorire una posizione lunga sui BTP rispetto a un significativo sottopeso sulle OAT francesi. Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management
Btp e titoli emessi da Spagna, UE e Grecia rimangono lunghi. Forte sottopeso sui titoli francesi. L’esposizione sulla curva è lunga tra 5‑10 anni e leggermente corta tra 15‑30 anni.
Rimaniamo costruttivi sul credito IG in euro, sostenuti dal ciclo della leva finanziaria, dal basso rischio di default e dalla forte domanda. Sebbene gli spread possano sembrare più vulnerabili, un allargamento strutturale appare improbabile, rendendo i rendimenti in eccesso rispetto ai governativi una ragionevole aspettativa nel breve termine. Eventuali ampliamenti marcati, guidati da fattori macro o esogeni, rappresenterebbero probabili opportunità di acquisto. Restiamo neutrali tra finanziari senior e non finanziari, con un bias difensivo verso settori come Auto, Software e Editoria. Gli ibridi offrono ancora valore, con rendimenti sopra il 4%, pur monitorando la possibile nuova offerta da emittenti recentemente declassati (es. Stellantis). Nei finanziari subordinati, i fondamentali sono solidi ma le valutazioni elevate, con spread sub/senior ai minimi storici. Il portafoglio è investito per circa il 51,7% in corporate IG, mentre l’esposizione al segmento High Yield rappresenta il 7,0% del totale.
La situazione dei tassi Usa
Nell’ultima settimana, i tassi USA sono scesi di circa 20 pb, raggiungendo il 4,04%, dopo i dati su CPI e mercato del lavoro; i tassi reali sono diminuiti di 15 pb, mentre i breakeven si sono mossi leggermente sotto il livello del 2,30%. Dal punto di vista della FED, il quadro non cambia molto: il mercato del lavoro non mostra un indebolimento chiaro e la fase di consolidamento non è ancora certa; l’inflazione sorprende moderatamente al ribasso e il calo dell’inflazione core dovrebbe proseguire, anche se non rapidamente. Nella scorsa settimana il mercato ha leggermente aumentato le aspettative di tagli della FED, prezzando 2,5 tagli entro dicembre. Nei prossimi giorni arriveranno i dati sul core PCE, probabilmente ancora al 2,9%, e sul PIL del quarto trimestre, atteso al 3,0%.
L’attuale livello dei rendimenti Treasury riflette aspettative di inflazione più bassa, un minore impatto dei dazi sui prezzi e un atteggiamento più dovish della FED sotto il nuovo presidente Warsh. Il nostro scenario centrale è che i tassi USA continueranno a muoversi nel range osservato, anche se un movimento sotto il 4% non può essere escluso.
E quella dei Bund
I tassi del Bund sono scesi di 10 pb, dal 2,85% al 2,75%, seguendo i movimenti USA; i breakeven sono rimasti relativamente stabili all’1,82%. Negli ultimi giorni non sono usciti dati significativi, dopo i numeri positivi sull’inflazione nell’area euro. I prossimi PMI sono attesi in consolidamento sui livelli moderatamente positivi precedenti. La BCE ha annunciato la decisione di ampliare il sistema di pronti contro termine Eurosystem Repo, offrendo a quasi tutte le banche centrali globali accesso fino a 50 miliardi di euro ciascuna, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro e fornire una linea di liquidità permanente più rapida in un contesto di crescenti rischi geopolitici.
Il mercato non ha modificato le aspettative di nessun taglio da parte della BCE nel 2026, pur assegnando una probabilità di circa un terzo che un taglio possa verificarsi entro l’anno. Manteniamo una visione positiva con tassi del Bund intorno al 2,75%, considerando il tasso neutrale vicino al 2,65% o leggermente sotto.
Redazione
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