Ottimisti si, euforici no. Il livello di incertezza resta significativamente elevato a dispetto di mercati che continuano a mostrare un ottimismo strutturale. L’analisi di DWS

I mercati sono strutturalmente ottimisti, realistici o talvolta ciechi rispetto ai rischi? Non esiste una risposta definitiva. “È evidente, tuttavia, che ci muoviamo in un contesto caratterizzato da un livello di incertezza significativamente elevato”, afferma Vincenzo Vedda, Chief Investment Strategist di DWS. “Riteniamo che l’outlook di medio termine per i mercati dei capitali resti costruttivo. Al contempo, i rischi di breve periodo legati a reazioni estreme dei mercati non devono essere sottovalutati”.
Un segnale di questo contesto fragile e bifronte è rappresentato dalle marcate correzioni registrate da oro e argento a fine gennaio. Un altro esempio è il rapido rally del Kospi, che ha messo a segno un rialzo del 130% dal primo shock tariffario innescato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 2 aprile 2025. In questa fase, scenari estremi — sia al rialzo sia al ribasso — appaiono plausibili. Un approccio realistico si impone anche nell’analisi dell’intelligenza artificiale (AI) e, più in generale, del comparto tecnologico. Non rappresentano più l’unico driver dei mercati azionari. “Osserviamo che i recenti progressi dell’equity si fondano oggi su una base più ampia”, sottolinea Vedda. Anche i titoli value hanno generato performance significative, in alcuni casi superiori a quelle delle cosiddette “Magnificent Seven”, i grandi colossi tecnologici statunitensi. Le banche europee, ad esempio, hanno registrato rialzi superiori al 400% negli ultimi cinque anni.
L’intelligenza artificiale resta probabilmente il tema di investimento più rilevante, con un potenziale di disruption straordinario. Tuttavia, l’etichetta in sé non dovrebbe guidare automaticamente le scelte di asset allocation. “L’AI continuerà a offrire opportunità di investimento interessanti. Riteniamo però opportuno focalizzarsi sui segmenti in cui potrebbero emergere colli di bottiglia”, spiega Vedda. In questa fase, un approccio prudente appare giustificato. “Confermiamo la nostra view secondo cui un portafoglio ampiamente diversificato — sia a livello geografico sia settoriale — rappresenti la soluzione più adeguata in un contesto in cui le società tecnologiche statunitensi combinano i tassi di crescita più elevati con le valutazioni più sostenute”.
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Redazione
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