François Rimeu, Senior Strategist di Crédit Mutuel AM

Nel contesto della guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti, i partner commerciali di Washington stanno diversificando le proprie alleanze per tutelarsi dalle pressioni americane. In questo quadro, l’Unione europea ha appena siglato due accordi commerciali di portata storica: uno con il Mercosur e l’altro con l’India.
Una volta attuati, ciascun accordo dovrebbe generare una crescita annua intorno allo +0,1% su un orizzonte di 5-10 anni, con un impatto potenzialmente significativo sull’asset class azionaria per alcuni operatori e settori.
Mercosur in sintesi
Firmato il 17 gennaio, l’accordo commerciale con il Mercosur (UE e Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay; la Bolivia seguirà successivamente) entrerà in applicazione provvisoria in attesa della ratifica. Il trattato prevede l’eliminazione dei dazi doganali attualmente compresi tra il 15% e il 35% sul 90% dei prodotti nell’arco di un periodo tra i dieci e i quindici anni. Per alcuni beni i dazi saranno aboliti immediatamente; per altri la riduzione avverrà gradualmente secondo diverse tempistiche (4, 7, 8, 10 o 12 anni). Sono state introdotte restrizioni significative per il settore agricolo, al fine di evitare squilibri nel mercato europeo.

L’accordo Mercosur riguarda una popolazione complessiva di 718 milioni di persone e due blocchi geografici che rappresentano il 20% del Pil globale. La Commissione europea stima che l’intesa ridurrà di circa 4 miliardi di euro i dazi pagati dagli esportatori europei.
Le esportazioni dell’UE verso i Paesi del Mercosur dovrebbero aumentare del 39% nel periodo considerato. Nel complesso, l’accordo dovrebbe generare una crescita annua dello +0,1% per l’UE e dello +0,3% per il Mercosur.
Spagna e Portogallo sono i Paesi che dovrebbero beneficiarne maggiormente: rispettivamente il 4% e il 7% del loro commercio è legato al Mercosur, contro il 2% della Germania e l’1% della Francia. La Germania dovrebbe trarre vantaggio principalmente attraverso il settore automobilistico. Per la Francia, l’accordo dovrebbe favorire in particolare vini e distillati. Sul fronte latinoamericano, il Brasile si profila come il principale beneficiario grazie all’aumento delle esportazioni di caffè, zucchero e petrolio.
La “Mother of All Deals”
Dopo vent’anni di negoziati, la cosiddetta “Mother of All Deals” tra UE e India sta prendendo forma; insieme, le due aree rappresentano il 25% del Pil mondiale. L’accordo punta a eliminare i dazi sul 92-97% dei beni e servizi, in linea di principio entro cinque anni. I benefici immediati derivanti dalla riduzione dei dazi sono stimati in 4 miliardi di euro, mentre l’impatto macroeconomico complessivo dovrebbe essere analogo a quello dell’accordo con il Mercosur, intorno allo +0,1% di crescita per l’UE.
Ad esempio, il trattato prevede la riduzione dei dazi sulle automobili (esclusi i veicoli elettrici) dal 110% fino al 10% per alcuni modelli, entro una quota di 250.000 veicoli. Oltre tale soglia, le tariffe salgono dal 10% al 35%. Per vini e distillati, i dazi scendono dal 150% al 75% e successivamente al 20%. Le tariffe su prodotti chimici, farmaceutici e macchine utensili vengono eliminate. Sono previste riduzioni significative anche per i prodotti agricoli su entrambi i fronti. Come nel caso dell’accordo con il Mercosur, sono incluse clausole di salvaguardia per carne, riso e zucchero.
Per l’India, l’UE è già il primo partner commerciale, con 76 miliardi di dollari di esportazioni e 61 miliardi di dollari di importazioni, pari a quasi il 12% dell’export indiano. Secondo l’International Trade Centre (ITC), questi flussi commerciali potrebbero raddoppiare entro cinque anni, rafforzando l’integrazione economica tra i due blocchi. Oltre ai benefici attesi nel settore dei beni, in particolare tessile, elettronica e farmaceutica, il potenziale maggiore risiede nei servizi. Poiché le tipologie di beni e servizi che l’India esporta verso l’UE e gli Stati Uniti sono simili, nel contesto delle guerre tariffarie dell’amministrazione Trump l’UE si sta affermando come sbocco strategico. Il potenziale di crescita per l’India appare dunque significativo.
Per l’UE, il trattato apre l’accesso a un mercato ancora ampiamente inesplorato: l’India rappresenta attualmente appena lo 0,8% delle esportazioni europee. I Paesi meglio posizionati per beneficiarne, grazie all’export di automobili, macchinari industriali e attrezzature per la difesa, includono Francia, Belgio, Germania, Finlandia e Italia. La Germania si distingue come il potenziale beneficiario principale, essendo già il primo partner europeo dell’India in settori quali aeronautica, strumenti scientifici, automotive e farmaceutica.
Redazione
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