Iran: a una settimana dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il quadro resta altamente incerto. L’analisi di Algebris Investments

inflazione

Dopo una reazione inizialmente contenuta lunedì, i mercati hanno registrato vendite marcate nel corso della settimana. Il movimento è stato particolarmente pronunciato sui tassi e sugli asset rischiosi caratterizzati da posizionamenti molto concentrati.

Un elemento cruciale da monitorare resta la capacità operativa dell’Iran, in particolare sul fronte missilistico, poiché gli sviluppi più recenti suggeriscono che parte dell’infrastruttura militare del regime potrebbe essere stata indebolita. Per il mercato petrolifero, nel breve termine saranno determinanti tre variabili:

 

  • In primo luogo, l’operatività dello Stretto di Hormuz rimane un fattore centrale. Le immagini satellitari indicano che l’attività di trasporto di greggio è già diminuita bruscamente, con un traffico attualmente molto limitato attraverso lo stretto.
  • In secondo luogo, l’attenzione si concentrerà sull’eventualità che i produttori del Golfo siano costretti a interrompere la produzione di petrolio e gas. La capacità di stoccaggio è già elevata e qualsiasi interruzione dei flussi di export costringerebbe rapidamente i produttori a ridurre l’output.
  • In terzo luogo, eventuali attacchi diretti contro raffinerie o impianti di produzione rappresenterebbero una significativa escalation, con il potenziale di generare forti pressioni al rialzo sui prezzi del petrolio.

 

Paesi del Golfo e prospettive economiche

Al di là dell’impatto immediato sul petrolio, sviluppi di questo tipo rappresenterebbero anche una sfida rilevante per le prospettive economiche dei Paesi del GCC. Sebbene prezzi del petrolio più elevati possano sostenere nel breve periodo le entrate fiscali, il quadro macroeconomico complessivo potrebbe deteriorarsi. Il turismo, uno dei pilastri della strategia di diversificazione economica della regione, sta già affrontando rischi al ribasso con il deteriorarsi della percezione di sicurezza regionale.

Nel medio termine, i governi potrebbero trovarsi di fronte a un trade-off fiscale più complesso: maggiori spese per la difesa e minori entrate dal turismo potrebbero compensare parte dei benefici derivanti da prezzi del petrolio più elevati. Più in generale, il premio di stabilità e sicurezza storicamente associato alla regione del Golfo è ora messo alla prova e il ripristino di tale fiducia potrebbe richiedere tempo e un significativo impegno di policy.

Riteniamo che il mercato mostri ancora una certa compiacenza, soprattutto nel credito, dove l’allargamento degli spread è rimasto finora limitato. L’aggiustamento si è infatti concentrato principalmente sulla duration e sul tratto a breve della curva europea. Al tempo stesso, il comparto obbligazionario sta iniziando a incorporare un premio per il rischio inflazionistico, in un contesto in cui l’inflazione dell’area euro è attesa raggiungere un picco intorno a maggio.

In questo contesto, gli asset rischiosi appaiono meno attraenti. La reazione dei mercati è stata finora relativamente contenuta, lasciando spazio a ulteriori ribassi qualora i prezzi del petrolio dovessero rimanere elevati o se il conflitto dovesse ampliarsi coinvolgendo altri attori del Medio Oriente, inclusi i Paesi del GCC.

 

 


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Redazione

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