Julian Marx, Research Analyst di Flossbach von Storch

La carenza di manodopera qualificata in Germania è enorme. Difficilmente esiste un settore in cui non si cerchi personale con urgenza. Mancano lavoratori nell’elettrotecnica, nell’assistenza all’infanzia, nell’informatica. Per non parlare della ristorazione, dell’artigianato o del trasporto pubblico locale. Secondo le stime dell’Istituto dell’Economia Tedesca, nel 2028 in Germania potrebbero mancare complessivamente 768.000 lavoratori qualificati.
La Germania in fondo alla classifica
I dati OCSE dipingono un quadro allarmante: tra tutti i 38 membri, nessuno ha registrato un numero medio annuo di ore lavorate inferiore a quello della Germania. Nel 2024, una persona occupata in Germania ha lavorato in media appena 1.331 ore, ben 405 ore in meno rispetto alla media OCSE. Oltre alla Germania, solo in un lavoratore ha totalizzato mediamente meno di 1.400 ore annue, mentre in testa alla classifica si colloca il Messico, con circa 2.200 ore lavorate. Nel confronto interno all’Europa, i greci risultano i più laboriosi, con quasi 1.900 ore di lavoro annue, superando persino gli statunitensi, che si attestano intorno alle 1.800 ore. Una parte del divario rispetto agli Stati Uniti deriva dai maggiori diritti contrattuali, con i dipendenti tedeschi che godono mediamente di 31 giorni di ferie contro i 10 o 20 americani, mentre il confronto con il Messico risente della settimana lavorativa standard di sei giorni.
L’OCSE invita a considerare l’incidenza del part-time come fattore determinante nella flessione delle medie annuali. In Germania, il ricorso al tempo parziale coinvolge il 29% degli occupati, una quota significativamente più alta rispetto alla media europea e statunitense, che restano sotto il 20%, e superata nel continente solo dai modelli di Paesi Bassi e Svizzera.
Alla base di questo fenomeno c’è l’elevata partecipazione femminile al mercato del lavoro: in Germania, quasi il 50% delle donne occupate lavora a tempo parziale. Nel primo trimestre del 2025, risultava occupato oltre il 74% delle donne tedesche tra i 15 e i 64 anni. Perciò, se è vero che la Germania occupa l’ultimo posto per ore lavorate medie annue, è altrettanto vero che si colloca tra i paesi di testa per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile. Nella media OCSE, il tasso di occupazione delle donne si attestava a poco meno del 64%, ben 10 punti percentuali al di sotto di quello tedesco.
Che le ore lavorate medie annue non raccontino tutta la storia emerge chiaramente anche dal confronto con l’Italia, dove una persona occupata lavora in media oltre 1.700 ore all’anno. Nel primo trimestre dello scorso anno, però, solo il 54% delle donne italiane tra i 15 e i 64 anni risultava occupato. In altre parole, la partecipazione delle donne tedesche al mercato del lavoro è quasi del 40% più elevata rispetto a quella delle italiane. Differenze significative emergono anche per quanto riguarda l’occupazione maschile. In Germania, recentemente, circa l’80% degli uomini tra i 15 e i 64 anni era occupato, contro il 77% della media OCSE e appena il 71% in Italia.
Tra quantità e qualità
Negli ultimi anni, in Germania la durata media del lavoro per persona occupata è diminuita di circa il 13% dal 1994, un calo analogo a quello registrato in Svizzera. Un’analisi dell’Istituto per la Ricerca sul Mercato del Lavoro e sulle Professioni mostra che negli ultimi trent’anni le ore di lavoro complessivamente prestate sono comunque leggermente aumentate, passando da 58.119 milioni di ore nel 1994 a 61.364 milioni nel 2024 (+6%). Di conseguenza, la riduzione dell’orario medio di lavoro è stata più che compensata da una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, nonostante negli ultimi trent’anni la popolazione in età lavorativa (20-64 anni) si sia ridotta di circa il 5%.
Lavoro e reddito
Nelle società avanzate la produttività dipende dall’efficienza del capitale umano piuttosto che dal numero di ore lavorate. La Svizzera ne è l’esempio perfetto, poiché mantiene uno dei PIL pro capite più alti al mondo, oltre i 100.000 dollari USA, nonostante un orario lavorativo inferiore alla media e un diffuso ricorso al part-time. Anche la Germania si colloca tra i paesi economicamente più performanti e ha registrato di recente un PIL pro capite di circa 60.000 dollari USA. Su 195 paesi considerati, la Germania si posiziona stabilmente nell’area della “Top 20”, più recentemente al 18° posto.
Un’altra prospettiva
Il tema dell’orario di lavoro acquista ulteriore complessità se ci si distanzia da una prospettiva economica di breve periodo. Nelle società che invecchiano, ad esempio, la durata lavorativa attesa nell’arco della vita assume un ruolo sempre più rilevante. Anche sotto questo profilo la Germania presenta dati piuttosto solidi: secondo Eurostat, l’aspettativa di vita lavorativa si attesta attualmente intorno ai 40 anni, un valore sensibilmente superiore alla media dell’UE, pari a 37 anni. Solo Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera registrano durate lavorative attese nettamente più elevate, comprese tra i 43 e 44 anni.
Di enorme importanza sociale è poi il lavoro non retribuito: l’educazione dei figli, l’assistenza ai familiari, così come le attività di volontariato. Secondo l’ultima indagine sull’uso del tempo dell’Ufficio federale di statistica tedesco, in Germania circa il 37% della popolazione si dedica ad attività di volontariato per una media di due ore settimanali a persona. Il lavoro volontario fornisce anche un contributo economico sostanziale, perché l’intera società beneficia del fatto che bambini e giovani crescano diventando adulti sani e produttivi.
Alla fine del 2022, i corpi dei vigili del fuoco volontari in Germania contavano oltre 1.000.000 di membri. In situazioni di emergenza, questi volontari affrontano non solo rischi fisici, ma sono spesso esposti anche a forti sollecitazioni psicologiche. Si potrebbero citare numerosi altri esempi di lavoro non retribuito ma di elevatissima rilevanza sociale. Nel loro insieme questi elementi evidenziano quanto sia complesso ottenere un quadro davvero completo del lavoro svolto in una società.
Chi è davvero pigro?
Dai dati di lungo periodo non emerge in modo chiaro che la morale del lavoro in Germania abbia subito un sensibile deterioramento. Il calo dell’orario medio di lavoro per occupato si spiega con un cambiamento strutturale del mercato del lavoro. In relazione alla conciliazione tra lavoro e famiglia, la settimana lavorativa di quattro giorni potrebbe rappresentare una condizione necessaria affinché entrambi i genitori possano svolgere un’attività professionale. Questa evoluzione è più avanzata solo in pochi paesi, come Danimarca, Paesi Bassi e Svizzera – e tutti e tre risultano, in termini di PIL pro capite, ancora più competitivi della Germania. Alla luce di ciò, le ore lavorate medie annue così come riportate dall’OCSE vanno interpretate con cautela.
Redazione
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