Duncan Lamont, CFA, Head of Strategic Research, Schroders

 

 

Quando periodi di forte turbolenza geopolitica portano volatilità sui mercati azionari, la tentazione naturale degli investitori è quella di ritirarsi. Spostare il denaro dalle azioni verso la liquidità o verso asset “rifugio” come i titoli di Stato a breve scadenza può sembrare la risposta più prudente, ma la storia dimostra che in genere non lo è.

Duncan Lamont

Cercare di anticipare l’andamento del mercato può rivelarsi un errore costoso per tre motivi. In primo luogo, le turbolenze di mercato successive a eventi geopolitici di grande portata sono state storicamente di breve durata e i mercati hanno rapidamente recuperato terreno con l’attenuarsi dei titoli allarmistici.

In secondo luogo, le riprese possono verificarsi in modo improvviso e gli investitori rischiano di tornare sul mercato dopo che si è verificato il rialzo più consistente. Infine, vendere azioni in un periodo di turbolenze può significare limitarsi a incassare le perdite in una fase di ribasso di breve durata.

Alcuni promemoria sulla volatilità che possono alleviare le preoccupazioni

La storia ci rassicura sul fatto che non è necessario reagire in modo impulsivo nei periodi di turbolenza. Di seguito sono riportate alcune lezioni importanti che i mercati del passato ci hanno insegnato.

1: La volatilità è inevitabile e si verifica più spesso di quanto si possa pensare

Negli ultimi 54 anni solari, i titoli azionari globali hanno registrato, in un determinato momento di ogni anno, un calo del 10% o più in 31 di questi anni.

Nello stesso periodo, i titoli azionari globali, rappresentati in entrambi i casi dai rendimenti in dollari statunitensi dell’indice MSCI World, hanno subito un calo del 20% o più in un determinato momento dell’anno in 13 di questi anni.

2: Anche se nel corso di un anno i mercati possono subire forti ribassi, in passato i guadagni medi realizzati durante l’anno hanno più che compensato le perdite

I mercati sono spesso volatili, ma su periodi lunghi i guadagni medi, anche nel corso di un anno, hanno superato di gran lunga le perdite (storicamente e in media).

In periodi di incertezza o shock, i mercati possono spesso andare in sell-off. Le aziende valide vengono vendute insieme a quelle meno valide, diventando “sottovalutate”. Continuare a investire è una scelta sensata. Gli investitori esperti e “attivi” potrebbero anche spingersi oltre e trovare opportunità di acquisto in questa fase di tumulto.

3: Cercare di anticipare l’andamento del mercato, optando per la liquidità durante i periodi di elevata volatilità, può ridurre notevolmente i rendimenti a lungo termine

Il prezzo da pagare se ci si fa prendere dal panico è piuttosto alto. In passato, gli investitori che hanno convertito le loro posizioni in liquidità durante i periodi di volatilità dei mercati hanno ridotto notevolmente i loro guadagni a lungo termine. L’andamento delle azioni statunitensi dal 1990 lo dimostra:

  • gli investitori che hanno convertito le loro posizioni in liquidità quando l’indice di volatilità del Chicago Board Options Exchange (VIX) era superiore alla sua media storica e poi sono tornati alle azioni quando il VIX è sceso al di sotto di tale media, avrebbero ridotto i loro rendimenti dal 1990 di quasi l’80%.
  • Anche cercando di essere “disciplinati” con questa strategia volta a evitare le fasi di turbolenza, e passando alla liquidità solo quando il VIX si fosse trovato nel 5% superiore del suo intervallo storico, i risultati non sarebbero stati molto migliori. Questo approccio avrebbe comunque dimezzato i rendimenti che si sarebbero potuti realizzare.
  • La strategia più redditizia era quella di rimanere completamente investiti e non reagire alla volatilità.

4: Le azioni hanno un track record di gran lunga migliore rispetto alla liquidità nel generare rendimenti superiori all’inflazione, sia nel lungo sia nel breve termine

La liquidità può sembrare un investimento sicuro, ma non lo è nella misura in cui storicamente non ha eguagliato il track record delle azioni nel generare rendimenti superiori all’inflazione. Dal 1990, nell’orizzonte temporale più breve di un mese, le azioni eguagliano la frequenza della liquidità nel generare rendimenti superiori all’inflazione, nel 60% dei casi. Se si considerano periodi di 12 mesi o più, le azioni superano nettamente la liquidità. A tre anni, le azioni generano rendimenti superiori all’inflazione 3 volte su 4, contro circa la metà dei casi per la liquidità. A 10 anni, la percentuale è dell’87% contro il 54%. A 20 anni, i rendimenti azionari superano l’inflazione nel 100% dei casi, mentre la liquidità registra un tasso di successo solo del 64% su questo indicatore.

Mantieni la calma e segui il tuo piano

Il termine “panico” ha un’accezione negativa per una buona ragione. Suggerisce una reazione impulsiva che può avere conseguenze negative indesiderate. Per quanto riguarda i mercati azionari, la storia dimostra chiaramente l’importanza di non farsi prendere, appunto, dal panico in caso di turbolenze di mercato.


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Redazione

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