Equity Italia: le azioni italiane beneficiano di condizioni che potrebbero determinare una sovraperformance rispetto agli altri mercati europei. A colloquio con il team di Schroders

L’Europa è tornata a essere uno dei best performer azionari a livello mondiale. In questo contesto ritenete opportuno dare più spazio alla Borsa italiana?

Il mercato azionario italiano è caratterizzato da un andamento ciclico all’interno dell’Europa, data l’importanza delle società finanziarie tra i titoli a maggiore capitalizzazione: banche, assicurazioni e società di gestione patrimoniale costituiscono circa la metà dei principali indici italiani. Il resto è equamente suddiviso tra servizi di pubblica utilità (value) e industrie cicliche e beni durevoli, che aggiungono sensibilità al ciclo economico e collocano l’Italia al secondo posto tra i maggiori esportatori netti della regione. Tutte queste caratteristiche definiscono il mercato azionario italiano come un segmento con effetto leva sull’Europa: quando l’economia della regione accelera e, soprattutto, il costo del denaro diminuisce, l’Italia ha storicamente generato i migliori rendimenti tra i mercati dell’UE in termini di accelerazione degli utili e ha catturato una quota importante dei fondi che affluiscono in Europa. Questa è anche una spiegazione semplificata della situazione dell’Italia nel 2025, da cui deriva la forte performance assoluta e relativa.

Il contesto nel 2026 è più complesso, sia a livello nazionale, sia a livello globale. Gli indici azionari italiani provengono da 3 anni di forte performance assoluta, quindi il punto di partenza della valutazione è più alto, anche se ancora nella media in un contesto storico. Il costo del finanziamento del rischio sovrano italiano ha molto probabilmente raggiunto il minimo con la fine dei tagli dei tassi della Bce e il premio di rischio paese che ha raggiunto il minimo storico.

Ciononostante, riteniamo che in generale le azioni italiane possano sovraperformare gli altri mercati europei, a sostegno dell’opinione che un aumento dell’esposizione all’Italia sia giustificato:

–       Le azioni europee rimangono in gran parte legate al commercio globale e allo slancio economico globale, al contrario degli Stati Uniti e della maggior parte dell’APAC, che sono più legati alla traiettoria economica locale, alle tendenze della spesa dei consumatori e alle dinamiche interne. Pertanto, i capitali internazionali e nazionali che cercano un beta sulla crescita globale dovrebbero naturalmente confluire in Europa e in mercati più economici e con maggiore leva finanziaria, come quello italiano

–       L’Italia ha visto i suoi sforzi di disciplina finanziaria premiati con gli spread sovrani più bassi degli ultimi decenni; il 2026 probabilmente non porterà un’ulteriore riduzione, ma dovrebbe fornire un livello di finanziamento più competitivo per le grandi istituzioni finanziarie quotate.

A vostro giudizio, quali sono i fattori che potrebbero in prospettiva fornire una spinta al rialzo al listino italiano e quali invece i rischi da non sottovalutare?

Nel vasto orizzonte dei possibili scenari, in diversi casi potremmo vedere un significativo potenziale di rialzo per i titoli azionari italiani. Il più immediato sarebbe quello di una ripresa della crescita delle principali economie europee, dopo diversi trimestri di crescita quasi nulla, grazie a una correzione delle scorte all’estero in molte categorie di prodotti e a un sostegno fiscale e alla spesa pubblica favorevole in tutti i paesi. In questo scenario, l’economia italiana potrebbe mantenere uno spread sovrano stabile e beneficiare della ripresa della domanda per molte delle sue categorie di esportazioni, mentre il settore finanziario trarrebbe vantaggio dal basso costo del finanziamento e dalla crescita positiva del credito, il tutto a sostegno del mercato azionario italiano rispetto all’EuroStoxx.

La stabilità politica manterrà basso il premio di rischio paese, giustificando una valutazione più elevata e una riduzione dello storico sconto delle azioni italiane rispetto al resto d’Europa. Inoltre, la capacità dell’Italia di attuare riforme (su piccola scala) e di sostenere l’economia (tramite il sostegno alla domanda, l’incentivazione degli investimenti privati, una lieve espansione fiscale, ecc.) contribuirà a compensare la diminuzione dei fondi del PNRR e consentirà all’economia di crescere. Al contrario, qualsiasi instabilità politica ribalterebbe rapidamente l’attuale condizione di finanziamento favorevole, colpendo gli indici italiani carichi di titoli finanziari.

In sintesi, pressioni inflazionistiche gestibili e una politica interna stabile sosterrebbero il graduale miglioramento economico dell’Europa e consentirebbero all’Italia di continuare a beneficiare degli afflussi globali nei mercati dell’UE.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.