Il metallo prezioso continua a rappresentare un valido strumento di diversificazione, ma le sue caratteristiche di bene rifugio risultano variabili nel tempo e dipendenti dal contesto. DWS

 

oro

Nel periodo compreso tra il 1975 e il 2016, l’oro ha generalmente mostrato una correlazione debole con l’andamento dei mercati azionari. In particolare, tendeva ad apprezzarsi in presenza di forti ribassi azionari (perdite giornaliere superiori al 2,5%), evidenziando una correlazione negativa pari a -0,13.

 

Dal 2016, tuttavia, emerge un diverso schema: una correlazione positiva nei giorni caratterizzati da significativi ribassi dell’equity. In altri termini, proprio nelle fasi in cui ci si attenderebbe una funzione stabilizzante da parte di un bene rifugio, l’oro ha mostrato una tendenza a muoversi nella stessa direzione delle azioni. Questo movimento parallelo si è manifestato anche nelle giornate di forte rialzo dei mercati, consentendo agli investitori diversificati di beneficiare di un duplice contributo positivo.

 

Come spiegare questo fenomeno? Perché gli investitori azionari non si rifugiano nell’oro nei momenti di forte correzione dei mercati? In primo luogo, il mercato dell’oro è più ristretto e meno liquido rispetto a quello azionario o obbligazionario. Inoltre, è sempre più influenzato dalla domanda passiva (tramite ETF o strategie rules-based). Il progressivo ritiro dell’attività di proprietary trading da parte di banche e broker ha ridotto un importante meccanismo di assorbimento degli shock di mercato: in passato, tali operatori contribuivano a smorzare la volatilità attraverso l’impiego di capitale proprio.

 

Parallelamente, è aumentata la quota di investitori passivi, che tendono ad amplificare i movimenti di mercato anziché attenuarli. A ciò si aggiungono investitori con budget di rischio rigidi o posizioni a leva, che necessitano di liquidità immediata in presenza di margin call. In sintesi, quando una determinata asset class registra una correzione particolarmente marcata, gli investitori tendono a generare liquidità laddove è più semplice disinvestire e/o dove sono presenti plusvalenze – come recentemente osservato nel caso dell’oro.

 


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Redazione

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