Daniel Lurch, gestore del JSS Sustainable Equity – Strategic Materials di J. Safra Sarasin

I materiali strategici sono passati dai margini dei mercati delle materie prime al centro del potere economico. Rame, litio, terre rare, alluminio, argento, nichel, metalli del gruppo del platino e oro costituiscono oggi la base delle infrastrutture, dei sistemi digitali e dell’architettura finanziaria dell’economia del XXI secolo. La loro importanza non è più limitata agli specialisti del settore: essi influenzano politiche industriali, alleanze geopolitiche, strategie di difesa e decisioni di allocazione del capitale di lungo periodo.
Oggi, un gruppo più ampio e complesso di materiali sta assumendo un ruolo strategico analogo. L’economia globale sta attraversando simultaneamente diverse transizioni strutturali: elettrificazione dei trasporti e dell’industria, espansione su larga scala delle energie rinnovabili, sviluppo dei data center legati all’intelligenza artificiale, urbanizzazione nei mercati emergenti e rinnovato focus sulle politiche industriali domestiche. Tutte queste trasformazioni richiedono grandi quantità di metalli e minerali specifici.

Allo stesso tempo, il contesto geopolitico si sta frammentando. Le catene di approvvigionamento vengono ripensate in funzione della resilienza e non più solo dell’efficienza. I governi intervengono sempre più nei settori strategici, mentre aumentano barriere commerciali e controlli alle esportazioni. L’accesso alle risorse è sempre più una questione di sicurezza nazionale. In questo contesto, i materiali strategici non sono semplici commodity, ma strumenti di leva economica.
La crescita della domanda è sostenuta da forze strutturali di lungo periodo che si rafforzano a vicenda. L’elettrificazione dei trasporti è uno dei driver principali. L’espansione delle energie rinnovabili rappresenta un altro potente fattore. La modernizzazione delle reti e la crescita dell’intelligenza artificiale e dei data center aggiungono ulteriore domanda. L’urbanizzazione nei mercati emergenti continua a sostenere il consumo di infrastrutture e beni ad alta intensità di metalli. Nel complesso, queste dinamiche generano un trend strutturale di crescita della domanda di materiali.
A fronte di una domanda in accelerazione, l’offerta cresce più lentamente. Il settore minerario è caratterizzato da cicli lunghi: lo sviluppo di nuovi progetti può richiedere oltre un decennio. Standard ambientali e sociali più stringenti aumentano la complessità e le barriere all’ingresso, mentre il nazionalismo delle risorse introduce ulteriore incertezza. L’offerta risulta quindi lenta, frammentata e influenzata da fattori politici.
Per gli investitori, l’esposizione ai materiali strategici può avvenire lungo diverse fasi della catena del valore. Questi asset offrono partecipazione a trend di crescita strutturale, oltre a una sensibilità all’inflazione e a una diversificazione rispetto ai settori growth tradizionali come tecnologia e servizi.
Permangono tuttavia alcuni rischi. I mercati delle materie prime sono intrinsecamente volatili, la domanda può indebolirsi durante le recessioni e cambiamenti regolatori possono incidere sulla redditività dei progetti. Una gestione attiva e una selezione attenta restano fondamentali.
I materiali strategici non sono più commodity periferiche, ma sono integrati nella trasformazione strutturale dell’economia globale. Con l’avanzare dell’elettrificazione, l’espansione delle energie rinnovabili e la crescita delle infrastrutture digitali, la domanda di metalli e minerali diventa fondamentale e non più discrezionale.
Redazione
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