Stephan Fritz, Portfolio Director Multi Asset in Flossbach von Storch SE

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Entusiasmo per IA, rally dell’oro, titoli della difesa: ciclicamente gli investitori si lasciano trascinare dalle mode del momento e si convincono che un nuovo boom cambierà il mondo, promettendo anche guadagni rapidi. La legge di Amara, però, ci ricorda quanto siano importanti prudenza, spirito critico e pazienza sui mercati azionari. Ma che cos’è esattamente la legge di Amara? Nasce da un’affermazione del futurologo e scienziato americano Roy Charles Amara, che alla fine degli anni ’60 disse: “Tendiamo a sovrastimare l’effetto di una tecnologia nel breve periodo e a sottostimarlo nel lungo periodo.”

Pensiamo, per esempio, al miliardario americano tech Elon Musk. Nel 2015 disse che nel giro di due anni avremmo guidato tutti auto autonome – al massimo entro cinque anni, o comunque non oltre sette. Oppure a Geoffrey Hinton, premio Nobel e pioniere dell’intelligenza artificiale: nel 2016 consigliò di non formare più radiologi, perché l’IA avrebbe svolto lo stesso lavoro meglio di loro entro cinque anni. E oggi? I radiologi sono ancora bloccati nel traffico. Mentre vanno al lavoro. Su auto del tutto normali. Musk e Hinton non sono né ingenui né superficiali, anzi. Ed è proprio questo il punto: fare previsioni è estremamente difficile, soprattutto quando riguardano il futuro.

Anche i nostri analisti azionari, non solo quando guardano alle aziende legate all’IA ma davanti a ogni hype – ieri, oggi e domani – si trovano sempre davanti alle stesse domande di fondo: chi sarà il leader tecnologico tra due anni? Quale chip offrirà il miglior rapporto qualità-prezzo tra cinque anni? E soprattutto: quanto saranno davvero disposti a pagare i clienti per servizi che oggi ancora non esistono? Ed è qui che entra in gioco la vera funzione della diversificazione: non solo distribuire le opportunità, ma soprattutto limitare i rischi.

Guardando alla nostra strategia multi-asset e al settore IT, una cosa è certa: lì si guadagna molto bene, e anche noi abbiamo investito quasi il 20% in titoli tecnologici. Tuttavia, nessuna singola posizione supera il 3% del NAV (Net Asset Value, cioè il valore complessivo delle attività al netto delle passività). Il nostro principio è semplice: diversificazione, non concentrazione.

Negli indici ponderati per capitalizzazione, i corsi corrono più degli utili

Resta da chiedersi se i tradizionali indici ponderati per capitalizzazione garantiscano ancora una diversificazione realmente ampia. Nello S&P 500, per esempio, quasi il 40% del peso è ormai concentrato nelle dieci società più grandi, tutte appartenenti al settore IT. Di conseguenza, anche le valutazioni sono molto ambiziose. Quello che in una lettura equiponderata può ancora sembrare un rapporto rischio-rendimento interessante, in una lettura ponderata per capitalizzazione appare invece molto più impegnativo e, tendenzialmente, caro. Non sorprenderebbe affatto se, prima o poi, arrivasse una correzione salutare. La domanda decisiva non è tanto se accadrà ma, piuttosto, quando. E a partire da quale livello di mercato.

Utili solidi fuori moda

Sebbene qualcuno stenti a crederlo, rapporti rischio-rendimento interessanti si trovano anche lontano dall’IA. Parliamo di aziende che vengono spesso liquidate troppo in fretta come “noiose”: sanità, beni di consumo di base e altri settori simili. Meno spettacolo rispetto all’IA, ma più prevedibilità. Al momento, però, il mercato premia poco una crescita robusta e affidabile. Quando tutti inseguono la novità, i titoli considerati “noiosi” restano indietro e le loro valutazioni finiscono sotto pressione.

Ma finché il trend degli utili economici resta intatto – e al momento sembra proprio così – serve soprattutto una cosa: pazienza. Anche se, nelle fasi di mercato più rapide, la pazienza a volte può sembrare un errore. Per noi, questo approccio si è rivelato proficuo. Le nostre strategie multi-asset fanno esattamente ciò che devono fare: sono un investimento di base che lavora con calma in portafoglio e costruisce patrimonio nel corso degli anni. Che cosa ci si può aspettare da noi? Su un orizzonte di tre-cinque anni, puntiamo a un rendimento medio annuo compreso tra il 5% e il 7%.

La Borsa offre solo istantanee

E così torniamo alla legge di Amara. Nel breve periodo può anche avere ragione chi investe tutto il proprio patrimonio in titoli tecnologici, scommettendo su un rapido arricchimento. In alcune fasi di mercato, questa strategia può funzionare in modo spettacolare. Ma avrà ragione anche nel lungo periodo? Lo si chieda ai tanti investitori internet dell’epoca della New Economy. Anche sull’intelligenza artificiale, del resto, alcune aspettative si sono già ridimensionate.

La Borsa ci offre soltanto istantanee, però chi vuole costruire patrimonio non dovrebbe lasciarsi abbagliare da una singola immagine, ma mantenere lo sguardo sull’insieme. Per questo è ancora più importante costruire un portafoglio ben diversificato, investendo anche in aziende che promettono meno entusiasmo e immaginazione, ma che offrono prospettive di rendimento relativamente più affidabili. Potrà sembrare noioso. E nelle fasi di euforia può anche costare qualcosa in termini di performance nel breve periodo. Ma negli investimenti di lungo periodo, “noioso” spesso non è affatto la peggiore delle qualità.


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Redazione

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