L’Ungheria occupa una posizione strategica nelle catene di approvvigionamento europee grazie agli investimenti industriali tedeschi. Kim Catechis, Senior Investment Strategist di Franklin Templeton Institute

Dall’ingresso nell’UE, il Paese ha beneficiato di afflussi netti di fondi per lo sviluppo pari in media al 2% del PIL annuo — tra i più elevati in termini pro capite nell’Unione. Queste risorse hanno sostenuto la ricostruzione delle infrastrutture e favorito un’intensa stagione di investimenti diretti esteri, soprattutto nel manifatturiero, nell’automotive e nella filiera dei veicoli elettrici, trainata da Germania e Corea del Sud. Con l’indebolirsi di questo slancio, Orbán ha cercato nuovi partner in Cina, attirando investimenti nel settore delle batterie per veicoli elettrici.
Negli ultimi anni, tuttavia, la crescita si è arrestata. La produttività resta inferiore a quella dei Paesi comparabili, lo sviluppo di una knowledge economy è stato trascurato e il susseguirsi di scandali di corruzione ha eroso la fiducia dei consumatori.
Implicazioni per i mercati
Durante la campagna elettorale, Péter Magyar ha presentato un programma incentrato su un deciso riavvicinamento all’UE, su un rafforzamento del ruolo dell’Ungheria all’interno della NATO e sull’adesione all’European Public Prosecutor’s Office ( EPPO), l’organo incaricato di indagare sui reati finanziari transnazionali e complessi. Ha inoltre proposto di revocare gli incarichi assegnati dal Fidesz e l’adozione di una linea di politica economica ortodossa: misure generalmente ben accolte dai mercati finanziari. Centrale, per gli investitori, resta la prospettiva dello sblocco dei fondi UE attualmente congelati.
Su questo tema, Bruxelles ha indicato 27 condizioni prioritarie su cui attende interventi rapidi, anche alla luce dell’ampio mandato parlamentare a disposizione del nuovo governo. Tra queste figurano il rafforzamento dei controlli anticorruzione e l’abrogazione delle politiche in contrasto con le regole dell’UE. Attualmente risultano congelati quasi 35 miliardi di euro: 18 miliardi provenienti dal bilancio comunitario, bloccati per violazioni dello Stato di diritto, aumento dei rischi di corruzione e indebolimento dell’indipendenza giudiziaria, e oltre 17 miliardi in prestiti agevolati per la difesa.
In Ungheria è dunque in atto una svolta storica: una finestra di opportunità che potrebbe rivelarsi trasformativa per il Paese e, al tempo stesso, rafforzare l’intero progetto europeo.
L’importanza di questa elezione
Tradizionalmente, le elezioni ungheresi non hanno inciso in modo significativo sulla percezione dell’UE. Questa volta, però, il messaggio appare chiaro: uno dei membri più problematici dell’Unione ha scelto di rinnovare il proprio impegno nel progetto europeo, contribuendo potenzialmente a un’Europa più coesa, più solida e più assertiva sulla scena internazionale. Al contempo, questo risultato potrebbe segnare il punto di massimo consenso per i partiti populisti di destra nel continente, anche se è prematuro trarre conclusioni definitive.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

