L’effetto combinato di alcune variabili avverse alla crescita potrebbe far sprofondare il Giappone ben oltre la ‘normale’ giapponesizzazione

L’economia giapponese accumula quasi tre decenni di crescita bassa e permane sotto la minaccia costante della deflazione (infermità nota nel mondo della finanza come giapponesizzazione). Tuttavia, i giapponesi sembrano essersi abituati a questa nuova normalità. A quel che non sono abituati è qualcosa che potrebbe verificarsi nel breve termine. L’economia domestica è arretrata -su base trimestrale- del 6,3% nell’ultimo trimestre del 2019.

Una battuta d’arresto o qualcosa di più serio?

A questo punto, quello che molti hanno inizialmente indicato come una semplice battuta d’arresto, sembra avere tutte le carte in regola per trasformarsi in una recessione. Nel corso del 2019, l’economia nipponica è stata debilitata dall’effetto combinato degli aumenti delle tasse, del conflitto commerciale Usa-Cina e di una stagione dei tifoni molto negativa. A questi elementi negativi si è aggiunto di recente il coronavirus.

La contrazione del Pil del 6,3% sperimentata nel quarto trimestre del 2019 rispetto al terzo trimestre dello stesso anno, aveva inizialmente portato ad una correzione al ribasso della variazione annua del Pil dello 0,4%. Nelle ultime settimane, gli analisti stanno stimando effetti nettamente più pesanti per le sorti della ricchezza nipponica e le previsioni indicano una flessione su base annua del 3,8%.

Le ragioni del pessimismo

Il Governo giapponese si è affrettato a gettare acqua sul fuoco ed ha parlato di effetti transitori, tuttavia, gli analisti di alcune banche d’investimento indicano la presenza di una debolezza sottostante della domanda interna (presente già prima della diffusione del coronavirus). In altri termini, la spesa per consumi starebbe evidenziando una decelerazione strutturale. L’ultimo rialzo dell’Iva avrebbe penalizzato gli anziani (una fascia di età che non ha accesso ad alcune detrazioni fiscali studiate ad hoc per i nuclei familiari più giovani e con figli a carico). La penalizzazione fiscale di una fascia di popolazione (quella over 65) che rappresenta il 30% della popolazione totale del paese, potrebbe avere serie ripercussioni sull’andamento della crescita.

L’ultimo applicato dal Governo a guida Abe è stato il terzo incremento dell’Iva negli ultimi decenni. In occasione del rialzo precedente (era il 2014), si verificò un calo dei consumi non più recuperato fino ai giorni nostri (come percentuale del Pil). I rialzi dell’Iva si sono sempre tradotti in un calo del peso dei consumi sul Pil complessivo. Il problema non è imputabile al solo incremento dell’Iva, ma trova una spiegazione completa nella stagnazione dei salari nominali (cresciuti leggermente a partire dal 2013, ma non in percentuale tale da consentire un recupero dei consumi).

Accanto al problema Iva c’è anche il forte rallentamento del settore turistico (l’87% dei turisti arrivano da altri paesi asiatici dell’area), dopo la continua crescita del comparto negli ultimi sette anni. L’esperienza della Sars nel 2003 mostra come il settore può, in tempi brevi, andare incontro a un vero tracollo.

Per il momento il Governo nipponico continua a mostrarsi ottimista sulle sorti dell’economia, tuttavia, se la recessione dovesse aggravarsi la strada maestra sarà quella di una serie di pacchetti fiscali tali da evitare un’impennata della disoccupazione.

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.