Nadège Dufossé, CFA, head of asset allocation di Candriam, analizza l’impatto sull’asset allocation imputabile all’effetto combinato dei due eventi

economia e mercati: l'impatto del coronavirus
Nadège Dufossé di Candriam

In seguito agli ultimi sviluppi legati al Coronavirus e alle tensioni tra Russia e Arabia Sudita sul petrolio, abbiamo rivisto gli scenari relativi alle prospettive economiche valutandone l’impatto anche sull’asset allocation.

Riteniamo che il coronavirus si rivelerà uno shock temporaneo

Attualmente, è probabile che le misure che ridurranno al minimo il costo umano dell’epidemia massimizzeranno il costo economico. Supponendo che misure di quarantena rigorose simili a quelle cinesi vengano adottate altrove, le dinamiche dell’epidemia per Corea del Sud, Italia e Giappone potrebbero raggiungere l’apice in circa un mese, come è avvenuto in Cina. È probabile che il virus continui a diffondersi in altri paesi europei e negli Stati Uniti con gli stessi rischi di diffusione e con l’adozione delle stesse misure di quarantena. Pertanto, nel breve termine, la crescita economica sarà inferiore alle aspettative iniziali, il che giustifica la nostra cautela nel breve periodo. Ma i segnali che i paesi sono in grado di contenere la diffusione del virus saranno fondamentali per il sentiment dei mercati.

Inoltre, il prezzo del petrolio è sceso del 30% lunedì. A risentirne maggiormente saranno i produttori statunitensi di scisto, alcuni dei quali difficilmente sopravvivranno agli attuali prezzi del petrolio. È da notare che questa guerra dei prezzi segue una perdita di quote di mercato senza precedenti dei paesi dell’OPEC+ rispetto agli Stati Uniti. Questo aggiunge ulteriore rischio e incertezza ai mercati già scossi dal coronavirus. In particolare, prevediamo che ciò avrà un impatto sui capex aziendali USA e dovrebbe innescare un maggiore rischio di downgrade e di default per il credito USA high grade e high yield. Probabilmente, inoltre, inasprirà anche le tensioni di liquidità sui mercati del credito.

Ci aspettiamo che le banche centrali reagiscano rapidamente e iniettino liquidità per limitare il rischio di stretta creditizia. La valutazione dell’impatto macroeconomico è complessa e difficili da quantificare. Se l’epidemia diminuisse in primavera, e le misure di stimolo sia fiscali e monetarie continuassero ad essere ampiamente annunciate, lo shock per l’economia globale – anche se probabilmente ampio – dovrebbe rivelarsi temporaneo.

Stiamo riducendo le nostre aspettative di crescita del PIL negli Stati Uniti allo 0,8% per il 2020 (dall’1,8%) e prevediamo una ripresa della crescita del PIL per il 2021 verso il 2,6%. Per quanto riguarda l’Europa, il nostro scenario principale, tiene pienamente conto di un ceppo virulento di influenza e presuppone che le autorità agiscano come necessario per controllare eventuali perturbazioni finanziarie. Su questa base, abbiamo ridotto le nostre aspettative di crescita del PIL nell’area dell’euro allo 0,3% per il 2020 (dall’1,2%) e prevediamo una ripresa nel 2021 verso l’1,9% .

Dobbiamo sottolineare che la natura dello shock da COVID-19, e l’incertezza riguardo qualsiasi previsione sono insolitamente elevate in questa fase. Nel nostro scenario principale abbiamo ipotizzato uno shock temporaneo (un paio di mesi) per l’economia. Ma non possiamo escludere che sia più breve, o più lungo. In quest’ultimo caso, l’impatto sull’economia sarà probabilmente molto più grave, e le vulnerabilità finanziarie potrebbero portare a una crisi finanziaria. In tale scenario di “recessione”, abbiamo ipotizzato uno shock al ribasso pari alla metà di quanto osservato nel 2008-2009.

In questo contesto, prevediamo che le banche centrali continuino a essere accomodanti

La FED ha già tagliato i tassi e probabilmente farà di più. Nell’area Euro, tuttavia, lo spazio politico per ridurre ulteriormente i tassi è molto più ristretto. La BCE può ridurre ulteriormente i tassi di interesse aumentando al contempo la quota di liquidità in eccesso esentata dal tasso negativo di deposito, ma prevediamo che l’impatto sull’economia sarebbe nullo … mentre l’impatto sulla stabilità finanziaria potrebbe addirittura essere negativo! Riteniamo che la BCE, piuttosto, potrebbe adottare misure mirate per facilitare un supporto alla liquidità per le piccole e medie imprese. A nostro avviso, al momento, la politica fiscale è lo strumento principale per rispondere alla crisi. In particolare, una riduzione dell’imposta sui salari e una riduzione delle imposte sugli utili sarebbero una risposta politica molto logica sia negli Stati Uniti che in Europa, poiché fornirebbe rapidamente liquidità alle imprese.

Equity, sottopesati ma il rischio/rendimento tende a migliorare

Tatticamente siamo sottopesati sulle azioni, ma riconosciamo un miglioramento del rischio / rendimento sui prezzi attuali. Dopo un calo del 16% sul mercato USA e di oltre il 20% sull’azionario europeo, vediamo ancora il rischio di un ulteriore calo dal 5% all’8% sui mercati azionari. Ciò potrebbe derivare da una nuova potenziale pressione sulle vendite da parte di fondi risk-managed (probabili significative ulteriori vendite dopo il picco di volatilità di lunedì). Inoltre, la diffusione del virus in altri paesi o nuove misure di quarantena potrebbero alimentare il flusso di notizie negative. Pertanto, rimaniamo prudenti, ma inizieremmo gradualmente ad acquistare a questi e a livelli inferiori, con l’obiettivo di rimanere leggermente sottopesati per il momento. Nel nostro scenario centrale l’atteso prossimo flusso negativo di notizie è già parzialmente integrato nei prezzi attuali.

Andando oltre il mercato azionario, il nuovo crollo del prezzo del petrolio ha avuto un forte impatto sui mercati del credito. Per ora, i titoli di stato hanno contribuito a mitigare l’impatto del calo dei mercati azionari poiché le correlazioni erano profondamente negative. In prospettiva, il netto calo dei rendimenti implica che questa copertura “naturale” in un portafoglio bilanciato sarà meno efficace. Pertanto, diversifichiamo le nostre coperture in altre asset class, come l’oro e lo yen giapponese. Siamo neutrali sul cambio EUR/USD.


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Redazione

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