Secondo le nostre stime, nel mondo vengono consumati 20 milioni di barili di petrolio in meno al giorno, senza alcun segno di miglioramento imminente della domanda. Ben Jones, multi-asset class strategist di State Street Global Markets

Circa il 50% del consumo globale di petrolio viene utilizzato per i trasporti in auto (benzina), il trasporto aereo (cherosene), i settori marittimo e ferroviari. Guardando le immagini delle strade deserte di Londra, New York e altre grandi città del mondo, è ovvio che nel 2020 saranno percorsi molti meno chilometri. Il consumo di benzina negli Stati Uniti, che da solo ammonta mediamente a nove milioni di barili al giorno durante tutto l’anno, dovrebbe normalmente aumentare nei prossimi mesi con l’inizio della driving season (da aprile a settembre). Tuttavia è probabile che quest’anno si verifichi un’inversione di tendenza, visto che la domanda di petrolio non subisce solamente l’impatto delle restrizioni per gli spostamenti a livello locale.

Poiché i paesi hanno iniziato a chiudere le proprie frontiere, le compagnie aeree di tutto il mondo sono state costrette a lasciare a terre ampie parti della propria flotta. Inoltre, alcuni vettori hanno ridotto i voli di oltre il 90% e dai dati della Transportation Security Administration (TSA) si evince anche una percentuale simile nella riduzione del numero di passeggeri. Se da un lato gli aerei continuano ancora l’attività di trasporto merci, una stima prudente ipotizza che, a livello globale, ci sarà circa il 50% in meno di voli, con un conseguente utilizzo di cinque milioni di barili di petrolio in meno ogni giorno rispetto all’inizio dell’anno.

Nonostante le statistiche, i principali produttori di petrolio continuano a estrarre di più

Dal 1° aprile, Saudi Aramco ha aperto i rubinetti e produrrà 12 milioni di barili di petrolio al giorno, rispetto a una media di 10 milioni. Dal punto di vista del bilancio, l’Arabia Saudita necessiterà che il prezzo del petrolio si aggiri intorno a 87 dollari per raggiungere il pareggio, mentre, per la Russia, il prezzo del greggio dovrà attestarsi a soli 42 dollari. Non c’è alcun segnale che fa sperare nella rispesa dei negoziati tra Arabia Saudita e Russia, quindi ci aspettiamo che una delle due posizioni si ammorbidisca leggermente.

Se da un lato il numero di impianti attualmente attivi per la produzione di petrolio di scisto degli Stati Uniti ha iniziato a diminuire, è improbabile che si verifichi una riduzione significativa nell’immediato futuro. Di conseguenza, lo scisto statunitense non venderà petrolio a prezzi spot, ma potrebbe venderlo alla US Strategic Petroleum Reserve (SPR) a un prezzo maggiorato. Con un’offerta che supera la domanda di 20-25 milioni di barili al giorno, quei negozi si riempiranno molto rapidamente, forse entro tre o quattro mesi se non ci saranno cambiamenti nella dinamica della domanda / offerta.

Attualmente lo stoccaggio è redditizio, dato che il mercato dei futures è entrato in territorio contango. Tuttavia il petrolio ha registrato il peggior trimestre di sempre, anche in termini di dollari, ed è ancora possibile che i prezzi del greggio corrano a una sola cifra.”


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Redazione

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