I loro interventi hanno dato un forte impulso a quasi tutte le classi di attivi del reddito fisso, ma dato che alcuni settori adesso paiono molto costosi, gli investitori dovranno essere più attenti. Gli Stati Uniti rimangono il nostro mercato preferito; manteniamo la nostra posizione di sovrappeso sui Treasury e sulle obbligazioni investment grade. La Fed è stata di gran lunga la banca centrale che ha adottato la politica più espansionistica, con il suo programma di quantitative easing che adesso comprende anche le obbligazioni societarie. Sebbene i tassi d’interesse di riferimento difficilmente entreranno in territorio negativo, ci aspettiamo che la Fed adotti una politica di controllo della curva dei rendimenti di tipo giapponese se l’inflazione dovesse scendere significativamente al di sotto del suo obiettivo nei prossimi mesi.
L’iniezione di liquidità totale della Fed quest’anno ammonterà a circa 2.400 miliardi di dollari, per finanziare in modo efficace circa il 60% del deficit del governo, che dovrebbe raggiungere i 4.000 miliardi di dollari entro la fine del 2020. Ciò dovrebbe spingere il tasso “ombra” statunitense – che prende in considerazione l’impatto del suo allentamento anticonvenzionale – al di sotto del minimo precedente del -4,7% in termini reali entro la fine dell’anno, dall’attuale -3,3%.
Rimaniamo attratti dal debito in valuta locale dei mercati emergenti
L’inflazione nel mondo emergente rimane in media al 2,5% – un minimo record – che apre la porta a un ulteriore allentamento in Paesi come la Corea, la Russia e la Turchia. Anche gli attivi a reddito fisso dell’eurozona sono sostenuti dagli stimoli della banca centrale, ma molti mercati sono poco interessanti, con rendimenti in territorio pesantemente negativo. Sebbene la proposta franco-tedesca di un recovery fund da 750 miliardi di euro costituisca uno sviluppo positivo, gli spread sulle obbligazioni emesse da Italia, Spagna e Portogallo si sono già notevolmente ridotti, limitando la portata di un ulteriore rally. Pertanto abbiamo mantenuto la nostra posizione neutrale sul debito e sul credito sovrani dell’eurozona.
La nostra posizione di sovrappeso sull’oro rimane intatta
Malgrado la recente ripresa, l’oro ha ancora spazio di manovra per crescere ulteriormente, in quanto offre una copertura interessante in un momento in cui le tensioni tra Stati Uniti e Cina tornano a salire. Un allentamento aggressivo della politica monetaria da parte delle banche centrali di tutto il mondo aumenta anche il rischio di una svalutazione valutaria nel lungo termine, che favorisce il metallo prezioso. Nel complesso, il nostro bene rifugio preferito rimane il franco svizzero
Redazione
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