Intervista a Marcel Zimmermann gestore fondo Asian Opportunity Lemanik

Il Giappone è sempre stato un Paese orientato alla ripresa economica globale. Sarà così anche nel 2021 o il Paese riuscirà a fare meglio degli altri Paesi industrializzati grazie alla migliore gestione della pandemia?
L’Asia ha gestito la pandemia in maniera molto più efficace rispetto al mondo occidentale. Questo ha permesso alla regione asiatica di essere meno restrittiva rispetto alle attività economiche, con un costo umano e finanziario meno elevato.
Ad ogni modo anche il Giappone ha risentito della caduta della domanda globale sui beni durevoli e sulle auto, beni di cui il Paese è un importante esportatore. Anche il rinvio dei giochi olimpici, inizialmente previsti per l’estate 2020, ha avuto un impatto negativo per l’economia interna.

Ci aspettiamo comunque che il Giappone riuscirà a fare meglio degli altri Paesi industrializzati nella ripresa dopo la pandemia. La sua posizione geografica nella regione asiatica è nettamente favorevole.
Il patto di libero scambio (RCEP Regional Comprehensive Economic Pact), firmato anche dal Giappone nel mese di novembre 2020, copre quindici Paesi in Asia, il 30% del PIL globale e oltre 2 miliardi di consumatori. Questo patto eliminerà i dazi con importanti partner del Giappone, in particolare la Corea del Sud e la Cina.
L’adesione da parte della Cina garantisce anche la possibilità di diversificare le catene di produzione fuori della Cina verso gli altri Paesi firmatari del RCEP. Come i paesi ASEAN. L’Asia rimane nel 2021 – e negli anni successivi – il motore principale della crescita globale.
I principali indici della Borsa di Tokyo hanno fatto segnare forti rialzi dopo il sensibile calo di marzo 2020. Credete che l’equity nipponico sarà in grado di offrire performance anche nel 2021?
Nell’ottobre del 2020, l’indice Nikkei 500 ha superato – dopo 30 anni – il suo vecchio massimo storico della fine del 1989. Gli altri indici, come il Nikkei 225 e il Topix, sono ancora nettamente sotto i massimi ma stanno rompendo i massimi intermedi, conseguiti dal 1992 ad adesso. Il mercato sta uscendo da un periodo nero, il cosiddetto decennio perso dell’economia giapponese. Tecnicamente, possiamo affermare che ci troviamo davanti a uno scenario attrattivo per ulteriori rialzi.
Il listino giapponese ha sempre reagito bene nei periodi di espansione economica globale. Ed è anche un mercato con una correlazione positiva relativa a un eventuale rialzo dei tassi interessi. Questo è sicuramente un punto importante, data la salita dei minimi da marzo 2020 dei tassi a lungo termine.
Una grande parte del listino giapponese è considerato VALUE. Il Prezzo/valore intrinseco del Topix tratta 1.3x, contro il 4,2x del S&P e 2x dell’Eurostoxx. L’indebitamento delle società nipponiche è anche sotto la media degli altri mercati sviluppati.
A causa del Covid-19 abbiamo assistito a una forte rivalutazione del segmento tecnologico e dei titoli legati alla New-Economy. La correlazione tra Value e Growth dell’indice USA Russell 1000 ha toccato livelli non visti dalla grande bolla del 2000.
In questo contesto rimaniamo dell’idea che il mercato nipponico, con le sue valutazioni attrattive, offra per il 2021 un importante potenziale di performance per quest’anno che potrebbe essere rafforzato ulteriormente da un’eventuale rotazione dal segmento growth a value.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

