Intervista a Carlo De Luca, Senior Portfolio Manager, Head of Asset Management Gamma Capital Markets Ltd – Succursale Italiana

A dispetto delle tensioni politiche interne al Paese e degli effetti nefasti imputabili alla diffusione del Covid-19, il sentiment rialzista sui titoli tecnologici Usa continua a essere spumeggiante. Cosa vi aspettate per il 2021?

Carlo de Luca

In pochi mesi, la diffusione della pandemia da COVID-19 ha determinato una crescita esponenziale nell’utilizzo della tecnologia, determinando una disruption tecnologica più penetrante in ogni settore, secondo l’ultimo sondaggio globale di McKinsey.

È molto probabile che i cambiamenti sperimentati durante i periodi di lockdown rimarranno anche dopo la crisi. Pensiamo alla necessità di lavorare e interagire con i clienti da remoto, la quale richiedeva forti investimenti in sicurezza dati da parte delle aziende.

Ora che gli investimenti sono stati effettuati, queste aziende continueranno a sfruttare i vantaggi del cloud nel lungo termine. Per tali ragioni, crediamo che la tecnologia continuerà a registrare tassi di crescita anche nel 2021, probabilmente a livelli diversi.

Guardando al Nasdaq 100 Stock Index, più legato alla “new economy” e ai titoli tecnologici, possiamo notare che la crescita degli EPS proseguirà nei prossimi anni. Le valutazioni attuali del P/E (Price/Earning) sono pari a 40. Nel 2022 secondo le previsioni saranno pari a 30. Nel 2023 pari a 27 e nel 2024 pari a 23, preannunciando aumenti degli utili futuri delle società che fanno parte dell’indice.

La media storica è pari a 25.

Per cui è evidente che le attuali valutazioni sono più care di quelle storiche: dobbiamo però abituarci a un premio per il rischio delle azioni più alto della media storica, non solo a causa dei tassi bassi. Ma anche per l’inflazione reale negativa.

I titoli growth, inoltre devono per definizione avere valutazioni più alte e lo stesso vale per i titoli tech di crescita, anche per via dell’accelerazione da COVID-19.

La capitalizzazione dei titoli tecnologici Usa ha superato quella dell’intero mercato azionario europeo. La capitalizzazione della sola Apple vale quanto il Pil italiano. E’ tutto oro quel che luccica?

La tecnologia, oramai presente in ogni ambito (automotive, sanità, finanza, ecc.), non può più essere definita “settore”. Bensì un tema applicato a tutti gli ambiti dell’economia.

Possiamo distinguere le società che sviluppano tecnologia da quelle che la utilizzano per migliorare i propri processi. Negli ultimi anni, però, queste ultime hanno così assorbito i processi tecnologici da diventare addirittura aziende tech (vedi ad esempio la tecnologia applicata alla finanza che ha permesso la nascita dei robo advisor).

All’inizio del 2020, il settore tecnologico cloud computing, cyber security e intelligenza artificiale ha registrato una crescita senza precedenti, dovuta in maniera significativa ad aziende che necessitavano di prodotti per lo smart working. E per mettere in sicurezza clienti e dipendenti.

Nella seconda metà dell’anno, invece, c’è stato un recupero del settore tech legato alla filiera dell’economia reale.

In particolar modo si è visto lo sviluppo accelerato dei semiconduttori (valutazioni di un terzo più basse dei settori di cui prima).

Infine, utilizzando un approccio ancor più bottom up, all’interno del settore tecnologico legato ai semiconduttori, esistono società specializzate in produzione chip e che commercializzano in aree diverse e che quindi possono sperimentare crescite differenti a seconda dei momentum dell’economia reale.

Per citare un esempio, basti pensare a Infineon Technologies AG e Qualcomm Inc, due società tecnologiche appartenenti all’area dei semiconduttori che, però, sono legate a diversi ambiti. La prima, commercializza i suoi prodotti nel settore automobilistico e industriale. La seconda invece sviluppa e fornisce prodotti e servizi di comunicazione digitale wireless (smartphone per esempio).

Appare, dunque, evidente che nonostante siano entrambe società tecnologiche legate al sottosettore dei semiconduttori, possono in diversi momenti performare in maniera differente proprio perché svolgono la propria attività in ambiti diversi.

Per il 2021, restiamo positivi sul tech facendo una attenta selezione dei sottosettori vincenti. E preferendo le società che ne faranno la differenza. In ogni caso, alle attuali condizioni di mercato, per noi la tecnologia in generale non è in bolla.

 


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.