Intervista a Deirdre Maher, Head of Frontier Markets Equity di Amundi

Amundi

In una fase in cui si discute molto degli elevati livelli di valutazione raggiunti da alcuni indici azionari, i mercati di frontiera presentano valutazioni meno care. Parallelamente al ratio P/e, quali sono a vostro giudizio i fattori che rendono l’asset class appetibile?

Deirdre Maher

Dal nostro punto di vista pensiamo che i mercati di frontiera di “qualità” rimarranno un’opportunità interessante in chiave di diversificazione. Sulla scia di uno scenario costruttivo per il debito emergente all’interno della storia di ripresa globale post Covid-19, considerando l’ampia liquidità disponibile, un’inflazione benigna e rendimenti globali che resteranno bassi a lungo.

Per questi mercati bisogna sottolineare l’importanza della selettività, dato che quelli più deboli potrebbero rimanere volatili.

In generale, per quanto riguarda la qualità, guardiamo a Paesi che presentano le seguenti caratteristiche: una matrice del debito gestibile, solide riserve in valuta estera, forti elementi di consolidamento fiscale, programmi del Fondo Monetario Internazionale già in atto o potenziali candidati e/o prospettive di convergenza UE, potenziale di inclusione negli indici, stabilità politica e buona liquidità.

Bassi livelli di capitalizzazione, instabilità politica, valute inclini alla volatilità estrema o alla svalutazione rappresentano alcuni elementi di rischio per coloro che investono nell’asset class. In questa fase di mercato quale fattore di rischio ritenete più pericoloso?

Sul fronte azionario, anche se abbiamo visto un forte rimbalzo degli emergenti, le azioni di frontiera sono rimaste indietro. E ora sono scambiate al loro maggiore sconto a cinque anni rispetto agli emergenti.

Naturalmente non parliamo di un segmento omogeneo. Ed è quindi necessario fare distinzione. Per esempio, per valutare i possibili fattori di rischio è utile fare un’analisi di due differenti Paesi: il Vietnam e il Kazakistan.

Il Vietnam è il più grande mercato azionario di frontiera e ha contenuto con successo il Covid-19, evitando una recessione.

Grazie alla sua crescente importanza come hub regionale beneficiato dai cambiamenti nella catena di approvvigionamento e anche da investimenti significativi, sia pubblici sia flussi diretti dall’estero, quest’anno il Vietnam dovrebbe registrare una forte crescita sulla base dell’espansione nei settori manifatturiero e dei servizi. E di un consumatore interno resiliente.

La nuova amministrazione Biden ha segnalato che potrebbe unirsi al TPP (Trans-Pacific Partnership) dando un ulteriore, significativo, impulso all’economia.

Il Kazakistan, inoltre, dovrebbe essere sul radar degli investitori azionari nei mercati di frontiera per la sua importanza strategica per l’iniziativa della Nuova Via della Seta e per la sua economia resiliente.

Il Paese si sta riprendendo bene dall’impatto della pandemia e dovrebbe mostrare una crescita (circa il 4%) il prossimo anno, sostenuta dalla spesa fiscale e da un solido cuscinetto di riserve. Il mercato azionario è sempre più accessibile agli investitori. E offre un’alternativa interessante e a sconto rispetto ad altri mercati della regione.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.