Intervista a Debbie King, Portfolio Manager – Multi-Asset Strategies, Aegon Asset Management

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?
Debbie King

Con i rendimenti dei titoli governativi europei che accarezzano il confine dello zero, il fascino di possederli sembra sempre più offuscato.

Un piccolo movimento di prezzo può spazzare via il reddito per l’anno (e forse anche per un po’ di anni a venire).

Abbiamo ridotto al minimo la nostra esposizione non solo ai titoli di Stato (salvo le partecipazioni liquide a brevissima scadenza), ma anche alle obbligazioni Investment Grade i cui rendimenti e prezzi sono strettamente correlati ai titoli di Stato e dove le valutazioni rimangono costose.

Manteniamo invece l’esposizione verso i titoli ad alto rendimento e dei mercati emergenti, che sono più orientati alla crescita, forniscono fonti di rendimento diversificate e tendono ad avere una propensione alla reflazione.

Per assicurarsi di catturare i comportamenti delle asset class che dovrebbero vedere rendimenti almeno in linea con le aspettative di crescita economica reale e beneficiare dei temi reflazionistici, è preferibile per noi investire in una combinazione tra strumenti protetti e altri sensibili all’inflazione.

Le energie rinnovabili e le infrastrutture sono investimenti (alternativi) che dovrebbero trarre beneficio, considerando come molte di queste attività godano di flussi di reddito contrattuali legati all’inflazione. Il che significa che in genere hanno una maggiore reattività all’aumento dell’indice dei prezzi rispetto alle azioni e alle obbligazioni tradizionali.

Cerchiamo inoltre di aggiungere valore sfruttando i driver e le reazioni all’inflazione, posizionandoci su valute. E aggiustando le preferenze settoriali nelle nostre allocazioni azionarie più tradizionali. Prendiamo profitto su selezionati vincitori della crescita a lungo termine del 2020, poiché i livelli suggeriscono che la rotazione del mercato potrebbe continuare ulteriormente.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

Sapremo solo tra qualche anno che influenza avrà la creazione di denaro sull’inflazione. E quanto invece le forze deflative secolari, come tendenze demografiche e progressi tecnologici, rimarranno vincolanti.

Per ora, mentre la ripresa prende piede e i dati diventano più positivi, sembrerebbe che l’inflazione sia pronta al rialzo. Forse sarà solo transitoria, tuttavia questo non è uno scenario che premierà i mercati obbligazionari nominali.

La perdita di potere di spesa reale sembra essere un prezzo elevato che gli investitori più cauti potrebbero non essere disposti a continuare a pagare.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.