
E’ probabile che un aumento dei prezzi al consumo sia solo temporaneo e non un fenomeno strutturale. Antonio De Negri, founder e Ceo di Cirdan Capital
Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?
Il mondo procede con velocità diverse e politiche monetarie e fiscali differenti. La velocità della ripresa nelle diverse geografie sarà asincrona e disomogenea con la rapidità di somministrazione della campagna vaccinale che farà la differenza.
L’Europa ha perso ulteriore tempo con il caso Astra Zeneca e dovrà accelerare. Grazie alla velocità di somministrazione dei vaccini anti-Covid negli USA l’attività economica continuerà a crescere, guadagnando vantaggio sull’Europa.
I nuovi stimoli fiscali agiranno ulteriormente da ponte reflazionistico a sostegno dei settori economici più ciclici. Come dicevamo, in Europa, al contrario, la seconda ondata di virus ha portato nuovi ritardi e importanti limiti in molte econome.
Tuttavia, l’effetto depressivo sull’economia è minore rispetto a quanto sperimentato in primavera. Il trend di recupero rimane intatto.
Ci sarà anche qui un’accelerazione della crescita economica, grazie al profilarsi di un progressivo ritorno al normale distanziamento sociale, reso possibile dalle vaccinazioni. Ma saranno Cina e Stati Uniti a guidare la ripesa.
Vedremo una crescita dell’inflazione?
Molto probabilmente sì, anche se esiste una forte dicotomia tra aspettative di inflazione, che stanno aumentando (soprattutto su breakeven inflation da prima decade di febbraio), e inflazione realizzata. Esistono comunque reali spinte inflattive. Ci aspettiamo che l’American Rescue Plan faciliti la chiusura dell’output gap nel 2021 e l’inevitabile ripresa dell’inflazione già dall’inizio del 2022.
Negli USA la crescita dell’inflazione sarà più immediata di quello delle altre aree geografiche, che beneficeranno di un minor stimolo fiscale. In Europa la situazione è meno fluida. L’impatto della debolezza della domanda sull’inflazione rimane un punto importante per la BCE.
L’inflazione è destinata a vedersi nell’immediato ma più per effetti temporanei che non per un tema strutturale: per ingenerare una inflazione strutturale sarà necessaria una domanda realmente più forte.
I tassi a breve in Europa rimarranno relativamente bassi (la BCE vuole impedire che salgano trainati dai tassi americani) e, se l’inflazione dovesse salire, la BCE ha detto di voler aspettare una permanenza strutturale dei tassi, prima di alzare i tassi di riferimento.
Questo rappresenta un vantaggio per i debiti pubblici, che vengono diluiti grazie a tassi reali più alti di quelli nominali. Un investitore di debito pubblico avrebbe al contrario una perdita, data dalla perdita di valore dei titoli rispetto all’inflazione.

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?
A fronte di queste aspettative di inflazione (moderate per l’Europa), pensiamo che i tassi continueranno a salire (soprattutto negli USA), anche se riteniamo che la gran parte del movimento dei tassi dei Treasury sia già completato. Il FOMC si aspetta che l’inflazione core PCE rimanga al 2% o sopra il 2% per tutto l’orizzonte di previsione – la proiezione mediana per l’inflazione core PCE è al 2,2% nel 2021, al 2,0% nel 2022 e al 2,1% nel 2023 – ma questo da solo non è sufficiente a indurre un rialzo dei tassi di riferimento.
Valutando questi aspetti, preferiamo marginalmente le strategie obbligazionarie “High Yield” (subordinati bancari in particolare) rispetto a quelle corporate di qualità “Investment Grade” o sul debito governativo.
Rimaniamo quindi favorevoli ai “risky assets” con un focus particolare su Public e Private Equity. L’Europa è più interessante in termini relativi come prezzi, e l’Italia in assoluto è l’area geografica migliore in questo ambito.
Molto interessante in termini valutativi fuori dall’UE ma dentro la geografia è il Regno Unito, che è tipicamente sotto valutato ed ha un indice tradizionalmente molto esposto ai settori ciclici. Siamo infatti molto positivi sui fattori “pro-Ciclici” e sulle strategie “pro-Reflation Trade”.
Sarà determinante in questo ambito l’attività di “picking” dei titoli nelle strategie azionarie, dato che vediamo forti differenze tra titolo e titolo a seconda che abbiano esposizione alla ripresa del ciclo e dei consumi.
Il settore dei consumi è infatti quello che ha sofferto maggiormente durante la recente correzione e su cui ci aspettiamo il salto più significativo.
La ripresa dei consumi post-Covid e l’evoluzione della classe media, al netto dell’importante ritracciamento appena avvenuto, potrebbe essere un ulteriore fonte di extra rendimento rispetto all’andamento del mercato di riferimento.
Settori da seguire con grandissima attenzione saranno quello dei Trasporti e Logistica, Viaggi, Beni di Consumo, Leisure ed Entertainment, che dopo l’estate potrebbero davvero avere uno spike storico.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

