Non è facile creare un portafoglio anti-inflazione, ma alcune asset class possono aiutare nell’intento. Walter Sperb, capital market strategist di Flossbach von Storch

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

 

Con la liquidità sul conto, una sola cosa è certa al momento: la progressiva e reale perdita di valore del patrimonio. Con un’inflazione per esempio del 3%, 10.000 euro si ridurrebbero a 7.374 euro in 10 anni – una perdita impressionante di circa il 27 %!
Nonostante stiamo assistendo ad un crescente ottimismo economico, soprattutto in America, con l’aumento dei tassi d’interesse, sottraendo l’inflazione, non rimane comunque molto dall’aumento dei tassi d’interesse.

In un tale scenario è quindi opportuno inserire in portafoglio asset reali, con particolare attenzione alle azioni. Tuttavia non è opportuno investire nel mercato azionario in generale, ma è preferibile selezionare titoli di qualità di aziende resilienti con bilanci solidi, modelli di business stabili e potenziale di crescita. Investiamo solamente laddove la valutazione di una società è attraente e quando le opportunità superano i rischi.

Non va poi tralasciato il ruolo dell’oro, che rappresenta un’assicurazione contro i rischi del sistema monetario e finanziario, che sono ulteriormente aumentati dall’inizio della pandemia. Questo non significa che l’oro – come spesso si legge sui giornali – sia una vera e propria protezione contro l’inflazione, ma riteniamo che sia opportuno inserirlo in portafoglio al fine di mantenere il potere d’acquisto in presenza di tassi d’interesse reali negativi.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

 

È possibile che l’inflazione nella zona euro salga temporaneamente fino al 3%. Ma dopo la pandemia, persino l’economia della zona euro tornerà ancora a crescere. Nel quadro della politica monetaria espansiva e dei programmi di aiuti governativi multimiliardari, anche la quantità di denaro è significativamente aumentata.

Di recente sono inoltre aumentati i prezzi delle materie prime, ad esempio dei metalli industriali e del petrolio. Questo ci ricorda un po’ il periodo successivo alla crisi finanziaria. Nel 2011, la Banca centrale europea (BCE) ha cercato di contrastare l’inflazione, alimentata principalmente dai prezzi delle materie prime, con due rialzi dei tassi di interesse dello 0,25% ciascuno. Ma è stata rapidamente costretta a invertire la rotta: i premi di rischio delle obbligazioni sono aumentati bruscamente in quel frangente e i problemi dell’eurozona sono esplosi.

La BCE ha imparato da quell’episodio. Si vuole infatti evitare a tutti i costi una crisi dell’eurozona e si farà di tutto per farlo. La “memoria istituzionale” dei banchieri centrali dovrebbe pertanto impedire un’inversione di tendenza dei tassi d’interesse. A lungo termine ovviamente, l’inflazione potrebbe essere un mezzo per sbarazzarsi del crescente indebitamento nazionale in modo abbastanza elegante.

Se i tassi d’interesse resteranno per sempre bassi, i prestiti continueranno a costare poco. Allo stesso modo, l’inflazione porta a una svalutazione del debito pubblico, mentre un’economia in crescita assicura un aumento delle entrate. Una situazione simile si verificò negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale. Vedremo se si arriverà veramente a questo. Per i risparmiatori, si tratterebbe di una repressione finanziaria, che potrebbe portare a perdite reali di ricchezza.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.