Intervista a Omar Liverani, Head of Italian Branch di Genève Invest

Negli ultimi anni, le small cap Usa non hanno tenuto il passo delle large cap. Credete che in futuro possano materializzarsi condizioni più favorevoli al segmento dei titoli a bassa capitalizzazione?
Un’inflazione in discesa e un atterraggio morbido dell’economia nel 2024 sono sicuramente fattori che impatteranno positivamente sulle prospettive delle small cap USA.

Un ribasso dei tassi infatti renderebbe l’accesso al credito molto meno oneroso e permetterebbe a queste aziende relativamente piccole di beneficiare di un contesto economico a loro più favorevole.
Nonostante una delle forze principali alla base della resilienza dell’economia sia stata la resilienza della spesa al consumo, stiamo ora assistendo a un forte rimbalzo della spesa per servizi, che, a causa della pandemia COVID, ha di fatto subito un arresto.
È fondamentale ricordare che, essendo gli utili delle small cap maggiormente legati all’economia dei servizi, tale spostamento dovrebbe contribuire ad alimentare una crescita dei profitti netti.
In ultimo, le small cap, che tendono a essere più legate all’economia interna, sono anche destinate a beneficiare del “reshoring”, ovvero la tendenza alla rilocalizzazione delle catene di approvvigionamento a favore di filiere di natura più locale. A questo proposito, sebbene il cambiamento sia ancora agli inizi, abbiamo già osservato un incremento rilevante dell’attività manifatturiera ed edilizia direttamente attribuibile a questa tendenza.
In quali settori dell’economia Usa ritenete si possano individuare le migliori opportunità per investire nelle small cap?
Le opportunità offerte dalle small cap negli Stati Uniti sono molto ampie. Molte aziende hanno perso valore sul mercato azionario nel 2022 e non hanno ancora recuperato queste perdite nel corso del 2023.
Negli Stati Uniti, ad esempio, l’indice Russell 2000, che rappresenta le società statunitensi di medie e piccole dimensioni, non ha ancora raggiunto i massimi di gennaio 2022. Molte società presenti in questo indice hanno valutazioni davvero interessanti. Si tratta di aziende ben posizionate, leader nelle loro nicchie di mercato, che vantano una forte crescita futura e una solida struttura patrimoniale.
Non parliamo soltanto di aziende legate all’intelligenza artificiale ma anche di società della “old economy” come quelle minerarie e di estrazione di risorse, a lungo evitate dagli investitori, che potrebbero mettere a segno un forte recupero.
Anche le società biotecnologiche potrebbero tornare al centro dell’attenzione degli investitori. I fornitori di biotecnologie sono già interessanti per la loro bassa valutazione e la forte posizione di mercato.
Alcuni degli aspetti più importanti della nostra vita, in aree chiave come ad esempio servizi finanziari, sanità e agricoltura, non hanno in realtà registrato il boom osservato in settori come tecnologia o comunicazioni. Ciò detto, le small cap innovative operanti in questi segmenti di mercato potranno sicuramente trarne beneficio.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

