Nove mesi fa, i media finanziari titolavano sulla “morte degli investimenti value”. Le cose non stanno più così. Richard Halle, gestore del fondo M&G (Lux) european strategic value, M&G Investments

Lo stile di investimento sembrava prossimo alla resa dopo un decennio di sottoperformance. Al contrario, già allora sostenevo che i prossimi dieci anni saranno un periodo propizio agli asset con prezzi convenienti.

Dall’inizio della ripresa di settembre, e in seguito ai movimenti più energici di novembre in concomitanza con le prime notizie positive sui vaccini, è praticamente impossibile trovare un report che non parli di grande rotazione verso il value investing.

È in atto un cambio di regime?

Uno dei motivi più significativi dietro la prolungata fase di sottoperformance del value investing è stato il trend ribassista quarantennale dei tassi di interesse. Non sorprende che il ritorno verso questo stile di investimento avvenga contemporaneamente alla lenta risalita dei tassi.

Pur apparentemente significativi, i rendimenti dei titoli di Stato sono ancora incredibilmente bassi rispetto agli andamenti storici. e lo spazio per una discesa ulteriore è limitato. Tutto questo ci fa credere che i venti contrari al value potrebbero ora finalmente affievolirsi.

A mettere in difficoltà lo stile value è stato anche l’aumento delle aziende globali monopolistiche, il cui numero negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale. Oggi queste aziende iniziano a essere in competizione l’una con l’altra, ad esempio a causa della sovrapposizione nell’offerta di contenuti digitali, della corsa affollata verso la prossima generazione di automobili o persino sul fronte dell’impiego di valute digitali. Le autority internazionali, d’altro canto, stanno esercitando un controllo sempre più stringente sull’operato delle big corporation.

Si tratta di trend destinati a impattare negativamente queste società così ricercate sul mercato. Al contrario, il differenziale di valutazione tra le parti più costose e quelle più economiche del mercato non è mai stato così ampio, nonostante la rapida rotazione verso il value.

Il gap tra il primo e l’ultimo quartile in termini di rapporto P/B (price to book) è ancora sui massimi da vari decenni.

Alcuni potrebbero argomentare che lo spread di valutazione è dovuto all’accelerazione del potere di generazione di profitti della parte alta del mercato in un contesto economico in cambiamento.

Ma non si tratta di questo. Sebbene la dispersione tra la parte più costosa e quella più economica del mercato sia costantemente cresciuta a partire dalla crisi finanziaria globale, ciò è dovuto principalmente alla rivalutazione dei prezzi nella parte più cara, e meno alla reale crescita degli utili.

Ciò suggerisce che vi sia ampio spazio per una ulteriore compressione delle valutazioni nella fascia alta. Il principale driver del ritorno al value risiede a nostro avviso in questa insostenibile dispersione delle valutazioni.

Via via che il cambio di regime entra in atto, la sostenibilità’ precaria dei la sostenibilità rendimenti nella fascia alta del mercato dovrebbe indurre le valutazioni a ritirarsi. Al contempo, il miglioramento delle opportunità di rendimento nella parte bassa del mercato dovrebbe spingere le valutazioni al rialzo.

Di fatto questo movimento è già in atto “le azioni value stanno diventando le nuove azioni momentum”, come ha scritto recentemente una casa di ricerca sell-side. Nel deserto di asset ad alto rendimento, le azioni value potrebbero essere l’ultima oasi per garantire agli investitori i tanto agognati ritorni.

Pur positivi sul ritorno in auge del value, siamo anche consapevoli delle sfide strutturali che riguardano alcuni settori, rafforzatesi dopo lo scoppio della pandemia. In tempi come questi, è vitale che gli investitori siano reattivi per evitare trappole e sfruttare opportunità.

Se un tempo un investitore avrebbe ottenuto un buon risultato semplicemente investendo nelle più grandi società quotate americane oggi una gestione attiva appare più efficace per ottenere valore.

Evitare le trappole del valore

Anche se il quartile più economico del mercato rappresenta un bacino interessante per trovare opportunità di investimento di lungo termine, è bene fare attenzione alle trappole. L’attenzione crescente degli investitori ai titoli value suggerisce di non investire in maniera indiscriminata.  Una attenta selezione dei singoli titoli è dannosa.

In conclusione, la dispersione delle valutazioni tra value e growth era già ai massimi storici prima della pandemia e dei successivi lockdown. Nonostante la recente ripresa, i titoli value devono ancora tornare ai livelli pre-Covid e le opportunità non mancano.


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Redazione

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