Attenzione all’eccesso di analisi

L’eccessiva enfasi sulle variabili economiche in continua evoluzione può portare a conclusioni errate. Rob Almeida, portfolio manager e global investment strategist di MFS IM

Nel tentativo di prevedere i prezzi degli asset, gli opinionisti del settore ultimamente si arrovellano su una serie di segnali di mercato — tra cui l’inclinazione di varie curve di rendimento, l’elevata inflazione pluridecennale e l’aumento dei costi del lavoro — per capire in che direzione andranno i mercati. Tuttavia, investire è difficile. È difficile perché le economie e i mercati sono sistemi complessi e adattivi in cui il comportamento di alcuni cambia per via delle azioni di altri. È difficile anche perché nel momento in cui punti di vista precedentemente distinti convergono, e si verifica l’effetto gregge, i segnali di norma diventano distorti. Sebbene sia difficile, investire è al contempo anche semplice. Il valore di tutte le attività finanziarie, pubbliche o private, azionarie o obbligazionarie, in definitiva deriva dai cash flow.

Di conseguenza, la facciamo semplice e consideriamo maggiormente ciò che conta per evitare di finire sulla strada sbagliata a causa dell’eccesso di analisi di variabili economiche in continua evoluzione. Dall’analisi dei dati si può notare che nel 2018, durante il ciclo successivo alla crisi finanziaria globale, i margini hanno toccato i massimi storici nonostante la ripresa economica in assoluto più debole da oltre un secolo. Infatti, le società sono diventate creative non solo nel proteggere i margini, ma anche nello spingerli a nuovi livelli esigendo molto dalle supply chain, contenendo i costi del lavoro e finanziarizzando i bilanci.

Azioni come queste avrebbero dovuto rappresentare soluzioni per generare profitti fino alla normalizzazione della crescita. Tuttavia, la crescita si è mantenuta lenta e i margini hanno iniziato ad affievolirsi. A inizio 2020 i margini hanno subito una contrazione a seguito dei lockdown. Ma quello che sembrava un probabile calo dei margini ai livelli da recessione registrati nel 2002 e nel 2009 è stato rapidamente controbilanciato da livelli inauditi di stimoli monetari e fiscali. La autorità hanno intrapreso uno storico trasferimento di ricchezza dal settore pubblico alle famiglie, innescando un picco di crescita economica e dei ricavi societari a doppia cifra. A fronte di quelli che risultavano così costi in calo, i margini hanno riaccelerato fino a toccare nuovi massimi storici, che permangono tuttora.

Niente remore

Potrei citare numerosi e contrastanti esempi di come si presentano la crescita economica e i margini di profitto quando una curva dei rendimenti s’irripidisce mentre un’altra si appiattisce, oppure potremmo discutere delle correnti opposte che i consumatori devono affrontare in una situazione in cui l’aumento del costo della vita erode rapidamente quelli che erano risparmi considerevoli. Potremmo fare tutto questo e molto altro, eppure alla fine giungeremmo a delle risposte sbagliate. Con l’inasprimento delle condizioni finanziarie e il rallentamento della crescita, le società sono alle prese con troppi punti di pressione ciclici e strutturali per mantenere margini da record.

Anche se il ritorno a una crescita pre-COVID e a cash flow strutturalmente più bassi creerà un ambiente di mercato meno favorevole rispetto a quello a cui molti sono abituati, voglio sottolineare che ciò è importante solo per chi vuole sopraffare il mercato. Ad esempio, alla fine degli anni Settanta, quando i rendimenti del mercato azionario erano stabili o negativi, si contavano molte società che destreggiandosi rispetto all’alta inflazione hanno tratto vantaggio dalle difficoltà altrui per creare valore per gli azionisti. A quel tempo, la dispersione del rendimento tra società sopra la media e società sotto la media era netta