Aumento inflazione: bene azioni value e small cap

Intervista a Yoram Lustig, Head of EMEA Multi Asset Solutions, T. Rowe Price

T. Rowe Price logo banche
Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

Yoram Lustig

Dopo essere rimaste su livelli bassi per diversi anni, le aspettative di inflazione per il resto del 2021 sono aumentate per via dell’esplosione prevista della domanda repressa dei consumatori, delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento. E della moneta ‘stampata’ dalle banche centrali per supportare i governi sempre più indebitati.

A nostro avviso, gli investitori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di aggiustare i propri portafogli in vista di questo possibile movimento.

In particolare, gli investimenti in grado di beneficiare direttamente o indirettamente di un’inflazione più elevata possono generare valore in questa fase. Tra questi vi sono le azioni value, le small-cap e l’azionario emergente.

Nell’obbligazionario, i bond sovrani ‘inflation-linked’ e i prestiti a tasso variabile sono alcune opzioni interessanti. Anche gli ‘asset reali’, come le risorse naturali, le azioni immobiliari e i REIT (Real Estate Investment Trusts) sono buone alternative, dato che questi asset hanno la capacità di mantenere il valore o incrementarlo durante i periodi di maggiore inflazione.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

Molti dei fattori inflazionistici in gioco potrebbero essere transitori. Cosa che implicherebbe un rialzo dell’inflazione non duraturo. Inoltre, alcune forze secolari deflazionistiche, come l’invecchiamento della popolazione, la disruption tecnologica e la globalizzazione sono ancora in atto e potrebbero vincolare l’inflazione su livelli più bassi rispetto a quelli registrati in passato.

Tuttavia, a nostro avviso, gli investitori non dovrebbero continuare ad aspettarsi i livelli eccezionalmente bassi che si sono registrati negli ultimi 10 anni.

È importante sottolineare anche che le attese inflazionistiche non sono omogenee in tutti i Paesi e le aree. Ad esempio, ci aspettiamo un’inflazione più elevata negli USA rispetto all’Europa. L’economia statunitense dovrebbe rimbalzare in modo significativo, in parte grazie al massiccio programma di stimoli dell’Amministrazione Biden e in parte grazie all’esplosione di una domanda repressa senza precedenti.

Viceversa, la ripresa in Europa sarà probabilmente più contenuta. La BCE negli ultimi anni ha faticato a generare reflazione nell’economia dell’Eurozona e a raggiungere il target inflazionistico del 2%. Di conseguenza, un modesto aumento dell’inflazione sarebbe benvenuto, purché non eccessivo.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
Advertisement