Auto elettriche in continua crescita nonostante la crisi

Nonostante il 2019 sia stato un anno fiacco per l’industria automobilistica mondiale, le compravendite di auto elettriche hanno continuato a crescere, sebbene a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti.

Secondo l’ultima edizione del Global EV Outlook dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), le vendite di auto elettriche sono salite a 2,1 milioni lo scorso anno, portando il computo globale a 7,2 milioni, come mostra bene il grafico qui sotto riportato. La crescita in nove anni è stata portentosa. Ma malgrado il trend positivo e gli incentivi fiscali in diversi paesi, il gap da colmare con le auto inquinanti a trazione termica – favorite dai costi più bassi – è ancora amplio.

Nel 2010 circolavano nel mondo solo 17.000 auto elettriche: ora superano i 7,2 milioni (dati AIE)
Nel 2010 circolavano nel mondo solo 17.000 auto elettriche: ora superano i 7,2 milioni (dati AIE)

Se si prendono in esame i paesi con la quota più alta di auto elettriche sul totale delle vendite di veicoli elettrici e ibridi, come fa nel grafico riportato in fondo Statista, si scopre che la Norvegia stravince. Nel paese scandinavo, dove il governo ha messo in piedi un sistema di generosi incentivi per l’acquisto di auto elettriche o ibride, più della metà delle auto vendute sono non inquinanti.

La metà delle auto elettriche mondiali circolano in Cina

Più ancora del record della Norvegia, a sorprendere è il ruolo dirompente che sta assumendo la Cina nella crescita di compravendite di auto elettriche (vedi grafico qui sotto). A parte il dominio della Cina (47% del totale), geograficamente la diffusione è distribuita relativamente uniformemente. Ci sono nove paesi che contano più di 100.000 auto elettriche in circolazione e in almeno 20 la quota raggiunge l’1% del totale.

Il numero di auto elettriche in uso nel mondo, paese per paese: Cina prima in classifica (Statista)
Il numero di auto elettriche in circolazione nel mondo, paese per paese: la Cina è prima in classifica distaccata dagli altri (grafico a cura di Statista)

Con oltre la metà delle auto elettriche acquistate su scala mondiale nel 2019, la Cina rimane di gran lunga il più grande mercato di veicoli elettrici. Segue a ruota l’Europa, con 560.000 unità. Gli Stati Uniti sono terzi con circa 330.000 auto elettriche vendute l’anno scorso.

La prova eccezionale della Cina si riflette anche nel numero di veicoli elettrici in circolazione. Secondo l’AIE, la Cina rappresenta 3,35 milioni del totale mondiale di 7,2 milioni.

Nonostante la robusta domanda e i livelli record di vendite di veicoli elettrici in molti dei più grandi mercati automobilistici, nel complesso i motori a combustione continuano tuttavia a dominare le quote di mercato e le vendite di autovetture nel mondo.

Siamo solo all’inizio della transizione verso una mobilità “green”

Il numero di auto elettriche in circolazione a livello globale è passato da quasi zero a 7,2 milioni nel giro di appena nove anni. Ma come dimostrano i dati dell’AIE la strada è ancora lunga. L’anno scorso le auto elettriche e gli ibridi plug-in rappresentavano solo il 2,6% delle vendite globali di autovetture.

Più della metà delle auto vendute in Norvegia è elettrica o ibrida. In Italia la percentuale non tocca nemmeno l'1%.
Più della metà delle auto vendute in Norvegia è elettrica o ibrida. In Italia la percentuale non tocca nemmeno l’1%.

L’AIE prevede che nel 2020 le auto elettriche faranno meglio del resto dell’industria automobilistica, sfavorita dalle misure di contenimento imposte dalle autorità di mezzo mondo per arginare i contagi di Covid-19. Il numero complessivo di vendite di auto elettriche dovrebbe essere in linea con le cifre dello scorso anno, mentre – complice la pandemia – il mercato globale delle autovetture dovrebbe diminuire del 15%.

In sintesi, l’ultimo decennio è stato un periodo di crescita incredibilmente rapida per le auto elettriche. Tuttavia siamo ancora soltanto all’inizio della transizione verso una mobilità più pulita e sostenibile.

Politiche a sostegno dell’uso di auto elettriche

Uno degli ostacoli che potrebbero rallentare la corsa delle auto elettriche e ibride è rappresentato dalla durata limitata delle azioni di sostegno dei governi per l’acquisto di veicoli elettrici. Con l’incremento dei volumi di vendita, il rischio che le misure fiscali siano transitorie è reale.

La speranza è che quando lo sviluppo della tecnologia sarà maturo e le economie di scala avranno fatto scendere i costi per l’acquisto di auto elettriche, favorendo l’adozione di massa, il settore sarà arrivato a un punto di svolta. E dovrebbe essere in grado di correre con le proprie gambe.

Nel 2019 per la prima volta si è potuta osservare una diminuzione della spesa pubblica per gli incentivi all’acquisto di auto elettriche. Il tutto mentre sia la spesa per i consumi sia la spesa totale per le auto elettriche hanno continuato a salire.

A livello nazionale, nel 2019 Cina e Stati Uniti hanno ridotto in maniera significativa gli aiuti oppure hanno avviato i primi passi verso un’eliminazione graduale degli incentivi. Ma ci sono casi in cui queste riduzioni sono state compensate da un potenziamento delle misure di sostegno delle autorità locali.

L’Ecobonus italiano è stato sin qui un successo

In Cina il governo aveva in programma per il 2019 di completare la fase di riduzione degli incentivi che risale al 2016. Ma a fronte dell’andamento a rilento delle vendite di auto elettriche nella seconda metà del 2019, gli incentivi sono stati prorogati fino al 2022. Nel frattempo alcuni paesi, come ad esempio in Europa, hanno esteso o implementato nuovi schemi di incentivi all’acquisto nel 2019 o all’inizio del 2020. È il caso della Germania e dell’Italia.

Nel nostro paese le auto elettriche godono di un incentivo statale introdotto con la Legge di Bilancio 2019. L’Ecobonus, in vigore dal 1 marzo dell’anno scorso e con decadenza il 31 marzo del 2021, ha permesso di completare 14.060 prenotazioni di veicoli elettrici o ibridi plug-in. L’impegno economico complessivo del governo per offrire il bonus “green” è stato di poco più di 55 milioni di euro.

Nel fornire le cifre durante un’interrogazione alla Camera, il ministero per lo Sviluppo Economico ha aggiunto un dato interessante: la maggior parte dei veicoli acquistati con l’ecobonus (11.165 prenotazioni) rientra nella fascia tra 0-20 g/km di CO2. Si tratta delle auto elettriche pure. In confronto quelle ibride plug-in nella fascia tra 21-70 g/km di CO2 hanno ricevuto un quarto di prenotazioni (2.895).

Incentivi determinanti ma temporanei: serve una visione a lungo termine

L’obiettivo del governo italiano è quello di rendere più accessibile alla gente comune un mercato altrimenti penalizzato da costi ancora decisamente superiori a quelli dei modelli tradizionali.

Molte delle politiche normative in atto oggi spingono le case automobilistiche a mettere in commercio un numero o una quota maggiore di veicoli che siano elettrici o comunque più efficienti, con un minore impatto sull’ambiente. Oggi il 60% delle vendite globali di auto è coperto da un mandato. Sia esso quello cinese “New Energy Vehicle”, la norma Ue sulle emissioni di CO2 (applicabile a tutti gli Stati membri) oppure il mandato per veicoli a emissioni zero del Nord America (in alcuni Stati Usa e province canadesi).

Il passaggio verso misure normative e fiscali ambientali continuative per una mobilità sostenibile, in cui vengono fissati obiettivi chiari e una visione a lungo termine per il settore, è destinato a diventare con il tempo uno dei principali fattori alla base della diffusione su larga scala delle auto elettriche.

 

Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.
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