Tutte le banche centrali stanno tagliando i tassi o ci si aspetta che lo facciano a breve. Eppure, forse oggi non è ciò di cui il mondo ha realmente bisogno. John Butler, Macro Strategist e Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management

Secondo i due esperti di Wellington Management, le ragioni alla base della loro valutazione possono essere riassunte in quattro punti
- Forte crescita della spesa privata – Nei mercati sviluppati, la spesa nominale del settore privato cresce al ritmo più veloce degli ultimi 20 anni, escludendo il picco anomalo seguito alla riapertura dell’economia dopo il lockdown per la pandemia di COVID.
- Inflazione ostinatamente elevata – La crescita nominale rimane vigorosa, ma gran parte di essa riflette prezzi maggiori. In effetti, l’inflazione globale è ai livelli più alti da 30 anni (fuori dal periodo COVID) e sembra stabilizzarsi su queste soglie elevate.
- Occupazione storicamente elevata – I tassi medi di disoccupazione nelle economie sviluppate restano vicini ai minimi storici, segnalando scarsissimo margine inutilizzato nell’economia globale. E di solito è proprio questo eccesso di capacità produttiva inutilizzata che contribuisce a stabilizzare l’inflazione.
- Deglobalizzazione – Più barriere commerciali, catene di fornitura frammentate e minori flussi migratori sono i tratti distintivi della nuova era economica. Questa inversione di tendenza rispetto alle forze che per decenni hanno tenuto bassa l’inflazione coincide con il rallentamento della produttività e l’impatto crescente dell’invecchiamento demografico.
Né la politica fiscale né quella monetaria appaiono eccessivamente restrittive
Eppure, i tassi d’interesse stanno scendendo ovunque, mentre i governi stanno attuando il più ampio allentamento fiscale coordinato dal 2010 (al di fuori del periodo COVID), quando però la disoccupazione globale era il doppio di oggi e l’inflazione sotto l’1%.
Con tutti i grandi Stati che allentano le politiche in un contesto di mercati del lavoro ancora tesi, la crescita nominale (e l’inflazione) è destinata a restare elevata: un ambiente favorevole per gli asset rischiosi.
Tuttavia, una crescita trainata dall’inflazione non è uno scenario “Goldilocks”: prima o poi richiederà tassi più alti, soprattutto perché i governi non hanno permesso all’inflazione di erodere i loro debiti e continuano ad accumulare deficit. A un certo punto, i mercati obbligazionari pretenderanno un premio più alto per finanziare queste politiche dispendiose. E ciò potrebbe tradursi in ulteriori irripidimenti delle curve dei rendimenti.
Redazione
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