Intervista a David Karni, Responsabile Portafogli d’investimento di BCC Risparmio&Previdenza

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La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?

L’ultimo meeting Fed conferma un orientamento di politica monetaria sempre più restrittivo. La Fed ha preso atto del rischio di un’inflazione più elevata e persistente di quanto previsto e ha delineato il percorso per stabilizzare l’inflazione.

David Karni

Innanzitutto, come precisato dal governatore Powell, il contesto è caratterizzato da inflazione molto elevata e mercato del lavoro molto forte, visibile anche nell’andamento dei salari.

Un contesto economico, quindi, differente rispetto ai precedenti cicli di rialzo tassi, che ha importanti implicazioni per gli aggiustamenti di politica monetaria, che potrebbero essere più rapidi che in passato (con il primo rialzo dei tassi atteso a marzo).

Per contro, una politica fiscale attesa meno di supporto e i rischi legati all’evoluzione della pandemia e della situazione geopolitica (citata la crisi ucraina), potrebbero mitigare la velocità e l’entità della riduzione degli stimoli.

L’altra importante novità, in realtà emersa già dalle minute del precedente meeting, riguarda la riduzione del bilancio Fed (‘Quantitative Tightening’, QT). La Fed ha dato solo indicazioni di massima: avverrà a rialzo tassi avviato, aggiustando i reinvestimenti dei titoli in scadenza.

Anche in questo caso però, Powell ha fatto capire che la riduzione del bilancio potrebbe essere più rapida rispetto al precedente episodio (QT partito circa due anni dopo il primo rialzo), sebbene l’idea è che sia comunque prevedibile, con preferenza per i Fed Funds per variare il passo del ritiro degli stimoli.

La Fed ritiene che fino a ora le condizioni finanziarie nel loro complesso abbiano reagito in modo appropriato rispetto al progressivo cambio di orientamento, e rimangono accomodanti. Non vi è pertanto l’indicazione di volerle mantenere tali, ma solo la segnalazione che attualmente non rappresentano un impedimento al piano di riduzione degli stimoli delineato.

A nostro avviso emerge chiaramente la valutazione che un’inflazione alta è la principale minaccia per un mercato del lavoro forte e per la crescita. L’intenzione è di arrivare a condizioni di policy non accomodanti, con tassi che nei prossimi 2-3 anni dovrebbero arrivare almeno al livello attualmente segnalato di equilibrio (2,5%), se non a livelli più alti.

In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?

La curva dei rendimenti USA non prezza ancora, a nostro avviso, questo scenario. E propendiamo pertanto per un mantenimento del posizionamento prudente sul comparto governativo USA.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.