Il consenso del mercato prevede un rialzo dei tassi di 50 pb questa settimana prima di un potenziale passaggio a incrementi più tradizionali a maggio. Il commento di Neuberger Berman, abrdn, Generali Investments e Pimco

Patrick Barbe, Head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberger Berman ha commentato:

Patrick Barbe

“Nelle ultime settimane Christine Lagarde ha chiarito che la Bce è impegnata nella lotta all’inflazione. Il mandato della Banca Centrale Europea è chiaramente quello di combattere il rischio di inflazione. E anche se l’inflazione complessiva nell’area euro ha già raggiunto il proprio picco, sulla scia del calo dei prezzi dell’energia, non è ancora così per l’inflazione core che, nell’ultimo dato di dicembre, ha raggiunto un nuovo massimo del 5,2%.

Questi livelli sono di gran lunga superiori all’obiettivo della Bce del 2%. E nessun economista si aspetta che questo possa essere raggiunto nel prossimo anno. La Bce, inoltre, teme un effetto secondario dell’inflazione. Che, se eccessivamente persistente a questi livelli elevati, potrebbe spingere troppo in alto i salari.

A questo punto il consenso del mercato prevede con una probabilità del 100% un rialzo dei tassi di 50 punti base per questa settimana. Considerando l’elevato livello di incertezza, sia economica sia politica, ha senso che la Bce continui ad aumentare i tassi di riferimento, ma che in futuro ponga fine alla propria forward guidance.

La buona notizia è che l’industria europea dovrebbe evitare la recessione grazie al calo dei prezzi dell’energia. Ma il capex dovrebbe essere depresso nel lungo periodo a causa delle minacce sull’Eurozona. Un simile rialzo dei tassi dovrebbe inoltre avere ricadute sull’attività delle imprese con un certo ritardo. Ma anche sul settore immobiliare e sui consumi, che hanno già mostrato debolezza nel quarto trimestre del 2022 a causa della diminuzione dei risparmi.

Guardando nello specifico al prossimo meeting, ci sono molti argomenti da seguire. In primo luogo, ci aspettiamo un aggiornamento su previsioni economiche ottimistiche e previsioni sull’inflazione in diminuzione, visto il calo dei prezzi dell’energia e la conferma della debolezza del settore immobiliare e dei consumi.

In secondo luogo, attendiamo l’analisi della Bce sul forte deterioramento delle condizioni di credito offerte dalle banche commerciali, un indicatore chiave della politica monetaria della Bce.

In terzo luogo, ci aspettiamo che la Bce si esprima sullo sfasamento temporale dell’impatto sulle attività della propria politica monetaria, che il mercato pensa sia dovuto all’inversione della curva dei rendimenti: ciò riduce l’impatto economico dell’ultimo e dei futuri rialzi dei tassi”.

Paul Diggle, Deputy Chief Economist di abrdn, ha detto:

Paul Diggle

“È probabile che la BCE, nella riunione di questa settimana, decida per un aumento dei tassi di 50 punti percentuali, portando il tasso di deposito al 2,5%. Questo a seguito di segnali che indicano una tenuta dell’attività economica dell’Eurozona leggermente migliore del previsto; l’inflazione di base è ancora in salita, mentre la retorica di Christine Lagarde ha assunto toni da falco.

Come osservatori, non guarderemo soltanto all’aumento dei tassi di per sé, ma seguiremo con attenzione anche un paio di altri sviluppi.

In primo luogo, i dettagli operativi del quantitative tightening (QT), il cui inizio è previsto per marzo. La BCE vorrà rendere il quantitative tightening il meno drammatico possibile, puntando a un’azione graduale e passiva per non scuotere i mercati finanziari.

Probabilmente in un primo momento riuscirà a raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, se e quando nell’Eurozona la situazione fiscale e politica tornerà a infiammarsi – come avverrà a un certo punto – la BCE potrebbe avere difficoltà a sostenere il QT.

In secondo luogo, nel corso dell’anno ci saranno segnali sul percorso dei tassi. Prevediamo un altro rialzo di 50 pb anche nella riunione di marzo, il che porterà il tasso di deposito al suo tasso terminale del 3%.

Tuttavia, sono possibili sia una transizione verso incrementi di 25 punti percentuali dalla riunione di marzo, sia ulteriori rialzi dei tassi nel corso dell’anno, se l’inflazione di fondo dovesse rimanere persistente.

In altre parole, al momento vi è una notevole incertezza sulle prospettive di politica monetaria.”

Martin Wolburg, Senior Economist di Generali Investments, ha aggiunto: 

“Un sentore di primavera circonda le prospettive economiche dell’area euro. Abbiamo così nettamente rivisto le nostre aspettative di crescita per il 2023 allo 0,7% (dallo 0,2%), ben al di sopra della previsione di consenso dello 0,0%. Il PMI Flash Composite di gennaio (pari a 50,2) indica una crescita non negativa per la prima volta da giugno 2022. E diversi indicatori (Sentix, ZEW) sono migliorati significativamente, suggerendo che la produzione non diminuirà nel primo trimestre.

Riteniamo che questo miglioramento del sentiment sia ben fondato. Le preoccupazioni per l’interruzione dell’energia sono quasi diventate un rischio di coda poiché le scorte di gas sono ben consolidate (fino all’80% circa).

Ciò ha contribuito a un forte calo dei prezzi dell’energia e ci ha indotto a rivedere le nostre prospettive di inflazione per il 2023 al 5,5% (dal 6,0%). Nel secondo trimestre prevediamo un calo più marcato dell’inflazione, che impatterà meno sui redditi reali.

Vediamo poi anche un rimbalzo dell’economia cinese. Inoltre, la criticità dei colli di bottiglia ha già perso un po’ del suo peso e si attenuerà ulteriormente. Il PMI è migliorato a un livello solo leggermente inferiore al gennaio del 2020, poco prima della pandemia. Con il mercato del lavoro forte, la fiducia dei consumatori e i consumi reali dovrebbero migliorare più fortemente di quanto attualmente previsto.

Detto questo, l’attività non andrà alle stelle. I tassi di crescita trimestrali non dovrebbero superare il potenziale (0,3% su base trimestrale) poiché l’inasprimento monetario si fa sentire (ad esempio, i prestiti alle famiglie sono scesi al 3,8% anno su anno a dicembre, dal 4,1% anno su anno).

Tuttavia, riteniamo che sia giunto il momento di passare da uno scenario dominato dalla recessione e dal rischio di ribasso a un contesto di crescita.

La BCE darà seguito al discorso da falco della riunione di dicembre e alzerà il tasso di deposito di 50 punti base a febbraio e marzo, seguito da ulteriori aumenti fino ad un picco del 3,5% nel secondo trimestre. L’inflazione rimane ancora troppo elevata, l’inflazione core non è destinata a recedere in modo duraturo nel 2023, le aspettative di inflazione sono ancora al di sopra dell’obiettivo e le “colombe” nel Consiglio direttivo accetteranno probabilmente aumenti in un territorio ben restrittivo in cambio di un approccio più accomodante al Quantitative Tightening”.

Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, ha concluso:

Konstantin Veit

“Le pressioni di fondo sui prezzi rimangono immutate: in dicembre l’inflazione core dell’area euro ha toccato un nuovo massimo al 5,2%. Riteniamo che la Banca Centrale Europea (BCE) aumenterà i tassi di riferimento di 50 punti base (pb) nella riunione di febbraio e che lascerà intendere di essere propensa ad aumentare ulteriormente i tassi di interesse. Ci attendiamo delle indicazioni relative a un altro rialzo dei tassi di 50 punti base a marzo, prima di un potenziale passaggio a incrementi più tradizionali di 25 punti base a maggio.

Riteniamo che il Consiglio Direttivo (CD) chiarirà che una politica restrittiva potrebbe essere giustificata per un periodo più lungo di quanto attualmente atteso dal mercato.

La BCE renderà noti anche i dettagli sulla riduzione dei reinvestimenti. Ma non prevediamo sorprese per il mercato rispetto ai criteri generali resi noti nella riunione di dicembre.”

 


Avatar di Sconosciuto
Redazione

La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.