
L’attuale amministrazione Biden sembra aver invertito la tendenza degli ultimi 40 anni. L’investitore accorto farà bene a prestare attenzione al nuovo scenario. Gergely Majoros, membro del Comitato Investimenti di Carmignac
Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?
L’outlook sull’inflazione è probabilmente diventato il fattore più importante per valutare il l’attrattività dei mercati finanziari, e più in particolare dei Treasury statunitensi.
Se guardiamo le prospettive per la futura dinamica dei prezzi, crediamo che nel breve termine i livelli di inflazione aumenteranno, in modo quasi automatico, grazie soprattutto agli effetti di base e alla forte dinamica della domanda derivante dalla riapertura delle economie e dalle interruzioni dell’offerta che hanno coinvolto diversi settori.
Occorre però chiedersi quale potrebbe essere la dinamica dell’inflazione nel medio termine, quindi dopo l’attuale ripresa economica.
Più a lungo termine crediamo che la dinamica dell’inflazione sarà strettamente legata agli sviluppi del mercato del lavoro, a loro volta fortemente supportati dagli stimoli economici senza precedenti offerti dall’amministrazione Biden.
Riteniamo infatti che l’output gap statunitense potrebbe ridursi già nel 2022, fornendo relativamente presto un buon contesto per un mercato del lavoro caratterizzato da bassi livelli di disoccupazione.
Inoltre, l’agenda politica dell’amministrazione statunitense potrebbe portare a un cambio di rotta per l’inflazione.
Il presidente Reagan ha innescato un’ondata liberale caratterizzata da un minore interventismo da parte del governo, con meno regolamentazione e meno tasse, che hanno aiutato la disinflazione avviando una discesa dei tassi di interesse durata fino ad oggi.
L’attuale amministrazione Biden sembra però aver invertito la tendenza degli ultimi 40 anni, il che potrebbe portare a trend opposti in futuro per quanto riguarda l’inflazione e i tassi d’interesse.
Gli investitori non possono dunque ignorare la possibilità di un incremento strutturale dell’inflazione. Questa dinamica sembra però essere al momento un fenomeno esclusivamente statunitense.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?
Attualmente vediamo un’asimmetria sfavorevole per gli investitori esteri per quanto riguarda gli investimenti nei Treasury statunitensi. Sulla base del contesto economico appena descritto, ci aspettiamo che i rendimenti dei Treasury aumentino ulteriormente nei prossimi mesi.
Anche dopo il recente incremento a inizio anno, crediamo che il mercato dei Treasury statunitensi non rifletta il modo adeguato lo slancio economico che si sta delineando negli Stati Uniti. Ciò diventa ancora più valido nel caso in cui l’amministrazione Biden riesca a far approvare i prossimi pacchetti di stimoli fiscali e la FED mantenga l’attuale politica monetaria eccezionalmente accomodante nei prossimi mesi.
Inoltre, il rischio valutario resta concreto per gli investitori esteri in Treasury. Crediamo che i massicci twin deficit degli Stati Uniti e la politica monetaria estremamente accomodante della FED continueranno a esercitare una forte pressione sul dollaro rispetto alle altre valute.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

