A cura di Giacomo Calef, country head Italia di NS Partners

La Banca del Giappone (BoJ) ha inaspettatamente aumentato i tassi di interesse allo 0,25%, il livello più alto dal 2008. E ha delineato un piano per dimezzare gli acquisti mensili di obbligazioni a partire dal 2026, passando da 6 trilioni di yen a 3 trilioni di yen (19,6 miliardi di dollari).

In generale, l’aumento dei tassi di interesse tende a rendere una valuta più attraente per gli investitori internazionali, rafforzando lo yen rispetto al dollaro. Tuttavia, alzare i tassi può peggiorare la bilancia commerciale, poiché uno yen più forte rende le esportazioni giapponesi meno competitive per gli acquirenti stranieri, pur riducendo il costo delle importazioni e contribuendo a contenere l’inflazione importata.

A seguito dell’annuncio, il tasso di cambio dollaro/yen è aumentato fino all’1,5%, raggiungendo il picco da marzo a 151 yen. Ci si aspetta che questo aumento dei tassi avvantaggi soprattutto i titoli bancari, che potrebbero beneficiare di margini di prestito più alti, migliorando la loro redditività. Infatti, i titoli bancari hanno guidato l’indice Nikkei, in rialzo dell’1,5% dopo l’annuncio.

L’aumento dei tassi di interesse e la riduzione degli acquisti di obbligazioni rappresentano una stretta monetaria che potrebbe portare l’inflazione al livello obiettivo per la banca centrale giapponese, la quale è fiduciosa che l’inflazione possa mantenersi intorno al 2% fino al 2026, sostenuta da aumenti salariali e prezzi più alti per i servizi.

La decisione della BoJ è in contrasto con l’approccio più accomodante adottato a livello globale. Ad esempio, la Banca Centrale Europea (BCE) probabilmente continuerà ad allentare la sua politica monetaria restrittiva in autunno, nonostante il dato di oggi sull’inflazione europea, che ha registrato una crescita al 2,6%, superando le aspettative del 2,5%. Inoltre, si prevede che la Federal Reserve (Fed) riduca i tassi d’interesse a settembre.

 


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Redazione

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