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Bond emergenti continuano a offrire valore

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Bond emergenti continuano a offrire valore

Intervista a Anthony Kettle, Senior Portfolio Manager, BlueBay Asset Management

Credete che l’attuale rendimento cedolare offerto dalle obbligazioni emergenti sia in grado di compensare i rischi che un investitore si accolla con la sottoscrizione di strumenti dedicati a questi bond?
Anthony Kettle

Crediamo che l’asset class dei Mercati Emergenti continui a offrire valore. L’inizio del 2021 è stato sorprendentemente volatile con rendimenti negativi nella maggior parte degli indici emergenti, principalmente guidati dal movimento dei Treasury USA.

Tuttavia, ci aspettiamo che l’anno si concluda con un rendimento positivo, dato che il movimento dei tassi USA dovrebbe essere terminato. Pertanto consideriamo questo come un interessante punto di entrata.

Dal punto di vista dei fondamentali, crediamo che i Paesi emergenti siano relativamente solidi. In seguito alla crisi relativa al Covid, il rallentamento della crescita nei mercati emergenti è stato meno marcato rispetto a quelli sviluppati. In alcuni casi (Cina, Indonesia, Egitto) la crescita del Pil nel 2020 è stata addirittura positiva. E prevediamo che la ripresa della crescita superi quella dei Paesi sviluppati.

In aggiunta, i Paesi emergenti hanno aggiunto meno debito al loro bilancio durante questo periodo. E nel complesso non prevediamo che vi saranno problemi legati alla sostenibilità del debito.

Anche il settore corporate dei Paesi emergenti è entrato nella crisi da Covid in una posizione relativamente solida.

Ci aspettiamo un’ulteriore compressione degli spread sul debito emergente in valuta forte, in particolare nella fascia high yield (HY) dove i fondamentali dovrebbero migliorare. Prevediamo anche una forte disuguaglianza di performance all’interno dell’universo emergente nel resto dell’anno: ciò suggerisce che la selezione bottom-up sarà fondamentale.

Storicamente, i tassi di default emergenti sono stati più bassi rispetto a quelli dei bond high yield e nel 2021 dovrebbero restare contenuti, attorno al 2,8%, contro l’8% delle obbligazioni HY statunitensi, secondo JP Morgan. Allo stesso modo, i tassi di recupero dei bond HY societari emergenti dovrebbero aggirarsi attorno al 35-40%, contro il 25% per quelli statunitensi.
Gli asset in valuta locale hanno avuto una prima parte dell’anno piuttosto sfidante, ma continuano a esserci elementi a favore dell’asset class, grazie ai tassi reali USA e alle dinamiche positive nei bilanci delle partite correnti, che nella maggior parte dei mercati emergenti sono in surplus.

 

In questa fase di mercato, quali EM bond (per Paesi, affidabilità creditizia, valuta) ritenete opportuno sovrapesare nei vostri portafogli e quali sottopesare?

Nell’universo del debito emergente in valuta forte al momento favoriamo i bond high yield rispetto a quelli investment grade.

In tal senso, la nostra allocazione geografica comprende l’Oman, che offre buone prospettive sul fronte delle riforme, incoraggiate anche dal miglioramento della trasparenza e della governance. Sovrappesiamo anche lArgentina.

I mercati stanno prezzando un elevato rischio di debiti distressed nel Paese e i prezzi sono al di sotto delle valutazioni attese in vista della ripresa. Una delle nostre principali conviction al momento è su PEMEX, la compagnia petrolifera statale messicana, grazie al supporto pubblico di cui gode e al solido aumento dei suoi rendimenti rispetto ai titoli governativi.

In contrapposizione a queste posizioni lunghe, sottopesiamo la Russia, a causa delle preoccupazioni sul fronte ESG e dei rischi legati a possibili ulteriori sanzioni, e l’Ucraina, dove vediamo un rischio di ulteriore escalation del conflitto con la Russia.

Dopo la recente rimozione del governatore della Banca Centrale turca, siamo preoccupati riguardo alla governance debole e ai rischi politici in aumento, per questo ci siamo mossi su una posizione di sottopeso.

Sottopesiamo anche il Bahrain, a causa del deterioramento dei suoi fondamentali, soprattutto la crescita del debito e il peggioramento sul fronte fiscale.

La nostra allocazione geografica è simile anche nei portafogli sul debito corporate emergente, dove però sovrappesiamo anche alcuni specifici bond immobiliari in Cina, che offrono una notevole differenziazione in termini di utili e di outlook in generale.

In termini di valute, siamo positivi sull’Asia, in particolare sul won sudcoreano, sul ringgit malese e sul baht thailandese, grazie ai solidi fondamentali. Mentre sottopesiamo il nuevo sol peruviano in attesa delle elezioni generali, a causa della crescente possibilità di una vittoria del candidato di estrema sinistra.

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