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Bond inflation linked beneficiano dell’aumento aspettative inflazione

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Bond inflation linked beneficiano dell’aumento aspettative inflazione

Intervista a Kevin Thozet, membro del comitato di investimento di Carmignac

in questa fase carmignac predilige azioni growth a titoli value

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?
Kevin Thozet, Carmignac

Nel mercato obbligazionario ci sono diversi segmenti e strumenti che permettono di proteggere i portafogli e persino di trarre beneficio da un aumento dell’inflazione.

In primis ovviamente i bond inflation linked, che permettono di posizionarsi per beneficiare dell’aumento delle aspettative d’inflazione su scadenze di diversa durata.

Per esempio, dato che secondo il consensus l’aumento della crescita e dell’inflazione avrà breve durata, riteniamo che questi strumenti offrano valore (sia le obbligazioni inflation linked sia le strategie breakeven) ora che la Fed che sembra pronta a lasciare che l’economia prosegua la sua corsa nei prossimi mesi. E allo stesso tempo sarà probabilmente messa sotto pressione dai mercati.

Il corollario tipico di un aumento delle aspettative di inflazione è l’incremento dei tassi.

Per proteggersi da uno scenario simile, gli investitori possono implementare posizioni negative su quegli stessi tassi.

Ecco perché attualmente deteniamo posizioni negative sui tassi core, che molto probabilmente subiranno le pressioni inflazionistiche. Mentre le banche centrali dovranno negoziare il passaggio a un minore stimolo monetario. Nel caso in cui gli indicatori macroeconomici consentano loro di essere meno attive (in particolare negli Stati Uniti o nel Regno Unito, oltre che in Norvegia).

È inoltre probabile che questo scenario reflazionistico sia di supporto anche ai mercati del credito.

O almeno a quegli emittenti e a quelle aree del mercato dove gli spread hanno il potenziale per restringersi e assorbire un aumento dei tassi d’interesse.

Tuttavia, dato il prevalente clima di incertezza, bisogna sforzarsi di selezionare gli emittenti con un bilancio solido. E in grado di accedere molto agevolmente alla liquidità, cosa che permetterà loro di sopravvivere anche in scenari avversi.

Sui mercati azionari, invece, gli investitori potrebbero essere tentati di concentrarsi solo sui titoli ciclici, dato che i rendimenti nominali più alti e le aspettative di inflazione sono il risultato di migliori prospettive di crescita.

Tuttavia questa ipotesi non prende in considerazione né il fatto che i rendimenti più elevati possono rappresentare un ostacolo, né i fondamentali specifici che hanno trainato la performance dei mercati azionari.

Per questo abbiamo ridotto l’esposizione ai titoli scambiati a multipli elevati, preferendo invece quelli negoziati a sconto sulla base di una serie differente di indicatori.

Abbiamo inoltre bilanciato la nostra esposizione ai settori caratterizzati da crescita secolare, con investimenti più sensibili alla riapertura delle economie e all’irripidimento delle curve dei rendimenti.

E preferiamo le società che offrono prodotti/servizi necessari (ad esempio, nei settori healthcare, beni di consumo e materie prime) o che mostrano un certo potere di determinazione dei prezzi (come nel caso di alcune società leader nel settore tecnologico o dei beni di consumo discrezionali).

Più in generale, nel contesto attuale, riteniamo fondamentale concentrarsi sulla creazione di una nuova view sugli utili, dal momento che è molto probabile che i multipli di mercato non crescano rispetto ai livelli attuali, viste le aspettative sui tassi.

A livello regionale è interessante sottolineare che, data la divergenza tra le prospettive di crescita di Stati Uniti ed Europa, il fatto che il vecchio continente sembra aver appena iniziato un ciclo reflazionistico e che sia i tassi nominali sia le aspettative di inflazione partono da livelli molto più bassi, è probabile che i mercati azionari europei abbiano maggiori possibilità di gestire questa tendenza.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

Oltre all’imminente picco dell’inflazione headline dovuto all’aumento dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari nei prossimi mesi, potremmo assistere anche a un’accelerazione dell’inflazione core nella seconda parte dell’anno, con una risalita dei prezzi dei servizi più importanti (parallelamente alla riapertura delle economie), dei beni essenziali (date le interruzioni negli approvvigionamenti) e degli affitti.

Con l’arrivo del prossimo anno il rapido irrigidimento del mercato del lavoro creerà una probabile pressione sui salari che le imprese potrebbero trasferire sui prezzi finali, perché l’eccesso di risparmio delle famiglie significherà che i consumatori saranno preoccupati, almeno inizialmente, per un aumento dei prezzi.

Inoltre l’andamento del volume del debito e dei tassi d’interesse sarà uno dei fattori più importanti da monitorare. E avrà un impatto significativo sulla curva della crescita economica. Se nel lungo periodo resta discutibile l’ipotesi di un cambiamento di regime, nei prossimi trimestri possiamo ragionevolmente attenderci che la crescita economica e/o l’inflazione cresceranno a un ritmo più veloce del debito. E che, quindi, il volume di quest’ultimo – pur rimanendo probabilmente alto – sarà inferiore.

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