Amanda Stitt, Portfolio Specialist, Fixed Income, T. Rowe Price

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I titoli di Stato di alta qualità sono tradizionalmente considerati una sorta di “ancora” per i portafogli, in quanto garantiscono un reddito costante, attenuano la volatilità e offrono diversificazione grazie alla correlazione negativa con gli asset rischiosi. Tuttavia, l’attuale contesto di mercato mette in discussione queste ipotesi.

Amanda Stitt

Negli ultimi vent’anni, le banche centrali hanno ancorato i tassi di interesse attraverso misure di quantitative easing, contenendo la volatilità sui mercati obbligazionari. Ciò ha creato un contesto caratterizzato da rendimenti bassi e bassa dispersione, in cui l’esposizione passiva ai titoli di Stato era spesso considerata sufficiente.

I TITOLI SOVRANI OGGI

Oggi il regime è cambiato. I titoli sovrani sono diventati uno dei segmenti più volatili del reddito fisso, con rendimenti sempre più sensibili alle sorprese inflazionistiche, al deterioramento fiscale e ai rischi geopolitici. Le correlazioni con gli asset rischiosi sono diventate meno stabili, minando i vantaggi in termini di diversificazione. Di conseguenza, il fascino di lunga data dei titoli di Stato come stabilizzatori affidabili è diminuito.

In questo contesto, la gestione attiva dei titoli sovrani sta assumendo un’importanza sempre maggiore. Aiuta gli investitori a navigare la volatilità, a sfruttare la dispersione e a lavorare per ripristinare una correlazione negativa più stabile con gli asset rischiosi, con l’obiettivo di ristabilire il ruolo dei titoli sovrani come ancora difensiva nei portafogli.

Un regime macroeconomico in evoluzione sta mettendo alla prova il ruolo tradizionale dei titoli di Stato

La volatilità dei titoli di Stato ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi vent’anni. Dal 2007, la volatilità media dei titoli sovrani del G7 era pari al 3,25%. Dopo l’inizio della pandemia di Covid-19, tale dato è salito al 5%, raggiungendo un picco di poco inferiore al 7% nel 2022, più del doppio della media a lungo termine.

Questa volatilità accentuata e persistente ha contribuito in modo significativo al rischio complessivo dei portafogli. Con la probabile persistenza della volatilità dei tassi, riteniamo che sia necessaria una gestione più attenta e attiva delle esposizioni in titoli sovrani.

Anche le correlazioni tra i titoli sovrani e gli asset rischiosi sono diventate meno affidabili. In alcuni momenti, i titoli di Stato hanno seguito l’andamento delle azioni durante le fasi di stress dei mercati. I titoli a lungo termine hanno registrato movimenti significativi in un breve lasso di tempo. Ad aprile, i Treasury USA a 30 anni hanno perso quasi il 10% in sole 48 ore. Nello stesso periodo, le azioni statunitensi (S&P 500) hanno registrato un calo del 7-10%, evidenziando un preoccupante crollo della diversificazione tradizionale e minando la capacità di gestione del rischio di ribasso su cui gli investitori fanno solitamente affidamento.

Nel frattempo, è tornata la dispersione tra i mercati. I rendimenti dei principali mercati sovrani hanno registrato divergenze sempre più marcate in risposta alle tendenze inflazionistiche locali, alle posizioni fiscali e ai rischi politici. Durante il recente annuncio dell’espansione fiscale dell’UE, i rendimenti dei Bund tedeschi sono saliti, mentre quelli dei Treasury statunitensi sono diminuiti a causa delle preoccupazioni fiscali interne. Questa rinnovata dispersione offre un ventaglio di opportunità più ampio e dinamico, che si presta a un posizionamento selettivo e attivo.

Questi sviluppi mettono in discussione le ipotesi di lunga data sul ruolo dei titoli sovrani nei portafogli. Con la volatilità elevata, le correlazioni instabili e la dispersione in aumento, il rischio di tasso d’interesse dovrebbe essere gestito attivamente.

Nell’attuale contesto caratterizzato da elevata volatilità e correlazioni instabili, l’esposizione alle obbligazioni sovrane deve essere dinamica, non statica. L’era post-crisi finanziaria globale caratterizzata da rendimenti bassi e diversificazione affidabile è ormai alle nostre spalle.

La volatilità dei tassi d’interesse è destinata a persistere e le allocazioni obbligazionarie devono evolversi di conseguenza. Le obbligazioni continuano a svolgere un ruolo fondamentale nei portafogli. Ma è la gestione attiva a renderle efficaci.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.