La brusca ondata di vendite nei mercati del reddito fisso ha portato le valutazioni dei titoli di Stato statunitensi al livello più basso degli ultimi dieci anni. L’analisi di Pictet
I rendimenti sui titoli di riferimento decennali hanno toccato il 4% per la prima volta dalla metà del 2010. Questo valore è ben al di sopra del fair value da noi stimato (3,2%), che prende in considerazione un quantitative tightening di oltre 1.500 miliardi di dollari da parte della Fed, un rallentamento della dinamica di crescita a breve termine e le nostre aspettative sull’inflazione a lungo termine.
L’aumento dei flussi verso le obbligazioni statunitensi suggerisce che tale sacca di valore potrebbe non durare a lungo. L’investimento è ancora più interessante se si considera che i Treasury offrono protezione in caso di ulteriore deterioramento dello slancio economico. A livello macroeconomico, il nostro giudizio sulla maggiore economia mondiale resta negativo. Anche se alcuni dati recenti hanno sorpreso in positivo, i rischi al ribasso persistono e il mercato immobiliare è già in recessione. Mentre si prevede che gli affitti rimarranno solidi (per almeno i prossimi 9-12 mesi), gli aumenti dei prezzi per il resto del paniere sul quale si tara l’inflazione core dovrebbero rallentare bruscamente con il calo della domanda e con l’aumento dei tassi in territorio fermamente restrittivo da parte della Federal Reserve.
La nostra posizione di sovrappeso sui Treasury si contrappone al sottopeso sui titoli di Stato dell’eurozona. Mentre l’inflazione sembra aver raggiunto il picco negli Stati Uniti, in Europa è ancora in fase di accelerazione e allargamento. Gli accordi salariali sono in aumento. La Banca centrale europea è indietro rispetto alla Fed e la sua capacità di contenere l’inflazione è limitata dalla crisi energetica in corso.
Siamo cauti anche nei confronti del credito high yield su entrambe le sponde dell’Atlantico. La debolezza economica impatterà gli utili societari; al contempo, l’aumento dei costi delle materie prime ha già iniziato a rosicchiare i margini e i costi di finanziamento sono destinati ad aumentare ulteriormente. Anche le obbligazioni societarie di qualità inferiore tendono a essere influenzate in modo negativo dalla volatilità delle previsioni sui tassi di interesse, destinata a persistere almeno nel breve termine.
Tra le valute, il dollaro sta raggiungendo massimi pluridecennali ed è particolarmente forte rispetto alla sterlina. Anche se rimaniamo negativi sull’economia britannica (prevedendo una crescita zero nel 2023), riteniamo che la sterlina potrebbe essere prossima al raggiungimento del minimo. La posizione degli investitori sulla valuta è stata decisamente short. Le mosse della Bank of England per calmare i mercati (mediante acquisti di obbligazioni) e la prospettiva di ulteriori aumenti dei tassi dovrebbero contribuire a fissare un limite al deprezzamento della valuta. Manteniamo le nostre posizioni di sovrappeso sul franco svizzero e sull’oro, apprezzandone le caratteristiche difensive in questo periodo di incertezza economica e geopolitica.
Redazione
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