Andrew Lee, Investment Director di Capital Group

Tikheau Marcoux

 

L’ascesa della Cina nel mercato dei veicoli elettrici (VE), dalle batterie ai motori fino alla produzione di massa, dimostra il successo del Paese nel trasformare un’iniziativa innovativa in un’industria a pieno titolo. Questo traguardo ha aperto la strada alle ambizioni cinesi nel settore della robotica umanoide, alimentando un dibattito sull’opportunità di applicare la stessa formula all’intero comparto.

Gli umanoidi sono macchine progettate per muoversi e agire come gli umani. Pensate per una serie di usi, attualmente sono in fase di sperimentazione in fabbriche e magazzini per lo svolgimento di attività ripetitive e intensive in termini di manodopera, come lo spostamento di materiali, lo smistamento delle merci o la realizzazione di controlli. Sul lungo termine, gli umanoidi potrebbero addirittura essere impiegati nei servizi sanitari e nell’assistenza agli anziani, affiancando gli umani nei lavori di casa e contrastando la carenza di manodopera legata al calo della popolazione attiva.

Sebbene le stime possano differire, è evidente che gli investimenti negli umanoidi siano in forte crescita. Il finanziamento globale alle startup del settore era quasi irrilevante all’inizio del decennio, ma da allora è cresciuto fino a raggiungere 1,2 miliardi di dollari USA nel 2024. DroidUp, Robot Era e X Square Robot sono solo alcune delle molte aziende di umanoidi nate in Cina dal 2020. In particolare, molte di queste startup sono nate all’interno di università o mantengono stretti legami con istituzioni accademiche, e diverse hanno ottenuto finanziamenti da grandi multinazionali come Alibaba Cloud, Tencent e Huawei.

 

· Principali ostacoli tecnologici

Nonostante gli avanzamenti nell’IA abbiano accelerato i progressi, permangono alcuni ostacoli chiave nell’adozione degli umanoidi su larga scala.

· Dati per l’addestramento e intelligenza robotica: gli umanoidi devono basarsi su enormi quantità di dati reali per imparare attraverso tentativi, errori o imitazione.

· Limitazioni software e di controllo: la maggior parte degli umanoidi esistenti è parzialmente autonoma, con attività preimpostate sotto la supervisione umana o del sistema.

· Alimentazione e durata della batteria: gli umanoidi pesano in genere tra i 50 e i 70 kg, e operano solo per 1-2 ore per carica. Le batterie continuano a essere pesanti e costose, influenzando l’impiego pratico dei robot.

· Affidabilità meccanica e compromessi progettuali: camminare e manipolare oggetti richiede motori e giunti in grado di resistere a varie richieste operative. I primi modelli sono soggetti a surriscaldamento e usura meccanica.

· Prezzi elevati: un’unità avanzata come l’Atlas della Boston Dynamics può arrivare a costare fino a 150.000 dollari USA. Anche gli umanoidi concepiti per incarichi specifici costano in genere diverse decine di migliaia di dollari l’uno.

 

Emerge dunque una domanda cruciale: cosa deve accadere affinché i robot umanoidi diventino economicamente sostenibili, dando il via a un ciclo in cui costi più bassi e prestazioni migliori ne favoriscano un’adozione più ampia?

 

Il messaggio chiave è semplice: la scala è determinante. Affinché il settore dei robot umanoidi raggiunga il pareggio economico, sarà probabilmente necessario conseguire vendite annue di almeno 100.000 unità, una soglia analoga a quella che ha recentemente portato i robot collaborativi vicino alla redditività. Per andare oltre il pareggio e beneficiare della solida redditività osservata nel mercato dei robot industriali, che supera le 500.000 unità annue, gli umanoidi dovrebbero arrivare a livelli di produzione comparabili.

 

Considerando che le attuali consegne di robot umanoidi sono ben al di sotto di questi livelli, saranno necessari almeno cinque anni prima che il settore si avvicini anche solo al pareggio economico, mentre una reale redditività resterà un obiettivo di più lungo periodo. Detto ciò, questo dovrebbe essere considerato più un punto di forza che una debolezza, che riflette le fasi iniziali di grandi trasformazioni tecnologiche del passato, quando i progressi dipendevano dall’innovazione costante, dallo sviluppo di casi d’uso concreti (e dei dati), dalla crescita della domanda e, in ultima analisi, dalla redditività.

 

Umanoidi: VE 2.0?

Nonostante il settore sia ancora in uno stadio iniziale, il governo cinese vede negli umanoidi una priorità strategica. Il dominio della Cina nel settore dei veicoli elettrici potrebbe potenzialmente estendersi ai robot umanoidi, grazie al significativo sovrapporsi delle catene di approvvigionamento dei due prodotti. Entrambi si basano, infatti, su motori elettrici, elettronica di potenza, batterie e sensori, ambiti in cui la Cina ha sviluppato capacità e know-how notevoli; ad esempio, gli attuatori elettrici leggeri che muovono gli arti di un robot sono parenti stretti dei motori dei sistemi di trazione dei VE, mentre i pacchi batteria ad alta densità per i robot si basano direttamente sui progressi realizzati nel settore dei veicoli elettrici.

 

Di conseguenza, molti fornitori automobilistici cinesi stanno riconvertendo i propri prodotti per gli umanoidi. Società come Zhejiang Sanhua Intelligent Control e Ningbo Tuopu Group, che in origine realizzavano componenti termici e del telaio per veicoli elettrici, avrebbero iniziato ad assemblare i moduli articolari destinati all’umanoide Optimus di Tesla1. L’ampio ecosistema cinese di elettronica e automotive (motori, riduttori, batterie al litio, moduli per fotocamere, ecc.) consente di reperire gran parte dell’hardware “corporeo” dei robot umanoidi a livello locale e su scala industriale.

industriale: frammentazione vs integrazione

Il settore cinese dei robot umanoidi è altamente frammentato, con specialisti distribuiti tra componenti quali servomotori, riduttori, sensori e attuatori. Questa struttura favorisce una rapida espansione a costi competitivi, grazie a catene di approvvigionamento locali ben sviluppate, lasciando al contempo spazio a possibili consolidamenti man mano che emergeranno standard comuni.

Gli sviluppatori cinesi sfruttano la disponibilità locale di componenti per iterare rapidamente e a basso costo, concentrandosi su robot umanoidi orientati a compiti specifici piuttosto che su costosi modelli generalisti. Il sostegno statale favorisce il “test in produzione”, con l’impiego delle prime unità in fabbriche e siti logistici per raccogliere dati operativi e perfezionare hardware e software di controllo. Ciò genera cicli di apprendimento rapidi, ingegneria pragmatica e strutture di costo che permettono un impiego su larga scala nel breve periodo.

 

Conclusione: Un panorama mondiale in evoluzione

In sintesi, il dinamismo della Cina nel settore dei robot umanoidi si fonda sulle sue notevoli capacità di innovazione ed esecuzione, come evidenziato dal successo nel mercato dei veicoli elettrici: una forza lavoro manifatturiera ampia e qualificata, attenzione all’efficienza dei costi, solido supporto governativo, crescente focus sull’innovazione tecnologica e capacità di prototipazione rapida e di iterazione continua.

ll contenuto generato dall’IA potrebbe non essere corretto.Più che una semplice rivalità, il futuro potrebbe muovere in direzione di una catena del valore complessa e globalmente interconnessa. È plausibile che, un giorno, le fabbriche cinesi potranno realizzare centinaia di migliaia di unità umanoidi, ognuna supportata da un sistema operativo IA con licenza statunitense e dotata di un mix di attuatori cinesi e chip di progettazione americana. Tuttavia, questa dinamica potrebbe cambiare drasticamente a seconda dell’evoluzione della Cina sia nella leadership in ambito software sia in quella hardware. Sul fronte software, la Cina ha compiuto rapidi progressi nell’ambito dell’IA generativa sul fronte hardware, la comprovata capacità esecutiva nel settore dei veicoli elettrici e la supply chain robotica in fase di maturazione suggeriscono un forte potenziale in termini di scalabilità, vantaggi sui costi e iterazioni rapide.

Nel complesso, queste due dimensioni – se la Cina manterrà o perderà il vantaggio nel software e se conserverà o perderà il primato nell’hardware – rappresentano le principali incertezze che definiranno il futuro della robotica umanoide. Tali incertezze delineano i quattro quadranti del framework di scenario che segue: da un futuro in cui la Cina guida sia hardware sia software, fino a uno in cui rimane indietro in entrambi, con due possibili scenari intermedi.

L’analisi degli scenari risultante mappa queste possibilità in quattro traiettorie industriali plausibili, aiutando investitori e leader di settore a prevedere come diverse combinazioni di leadership hardware e software potrebbero rimodellare la concorrenza globale, le supply chain e la distribuzione del valore nella robotica umanoide.

 

 

 

 


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Redazione

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