Cina, l’outlook resta pieno di nubi. Diversificare è la strada maestra per continuare a destinare una parte limitata del portafoglio a questo mercato. Giorgio Broggi, Portfolio Manager di Moneyfarm

Giorgio Broggi

Il Pil cinese del primo trimestre è stato incoraggiante, soprattutto per quanto riguarda i consumi. La domanda interna può mantenere lo slancio?

L’outlook per l’economia cinese rimane molto nuvoloso. Sebbene il primo trimestre abbia dato segnali positivi e il governo abbia continuato a segnalare la volontà di supportare l’economia, l’escalation della guerra commerciale con gli Stati Uniti mantiene la situazione molto fragile. Le negoziazioni sono in procinto di iniziare, ma il livello di incertezza resta altissimo e suggerisce di stare attenti a non tentare scommesse troppo azzardate.

Cosa vi aspettate in termini di ulteriori stimoli e misure per contenere gli effetti della guerra commerciale?

Il governo ha varato nuove iniziative a inizio maggio, ma queste rimangono misure “monetarie”, che mirano a rendere il mercato del credito più veloce ed efficiente e ad iniettare nuova liquidità nell’economia. Se le tariffe non dovessero essere abbassate, non crediamo che questo sarà sufficiente ad evitare un impatto su crescita economica e disoccupazione, e ci sarà probabilmente bisogno di misure fiscali più forti per mantenere la crescita vicino al target del 5%. Il lato positivo è che, comunque, il governo continua a dimostrarsi attento alle dinamiche del mercato e più favorevole a mantenere un approccio di supporto per l’economia e i mercati.

Cina, cosa dovrebbero fare gli investitori per esporsi all’equity cinese limitando un po’ il livello di volatilità?

Scegliere settori specifici risulta invece complicato, soprattutto in questo contesto ad altissima incertezza e senza segnali affidabili sulle industrie che potrebbero essere esentate. E, in questo senso, la raccomandazione sul come investire in Cina in questo momento per l’investitore medio rimane duplice: per prima cosa, farlo senza concentrare troppo gli investimenti in settori o aziende specifiche. Inoltre, mantenere un’esposizione al paese in sé non troppo elevata, continuando invece a diversificare verso Paesi e fattori di rischio diversi e ampi.


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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.